Uber, l’ennesimo scandalo: ex dipendente denuncia di aver subito molestie sessuali

È l'ultimo di una serie di scandali che hanno colpito l'azienda della Silicon Valley

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    Uber, l’ennesimo scandalo: ex dipendente denuncia di aver subito molestie sessuali

    Uber è finita di nuovo nell’occhio del ciclone dopo che una ex dipendente ha denunciato di aver subito molestie sessuali quando lavorava in azienda, e che questa avrebbe fatto di tutto per insabbiare la vicenda. Questo è solo l’ultimo degli scandali che ha travolto l’azienda nata nella Silicon Valley, a San Francisco. Uber fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso una app sullo smartphone che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti.

    TAXI E UBER IN EUROPA: LA SITUAZIONE NEI VARI PAESI

    Mentre in Italia la questione Uber è tornata alla ribalta in seguito alle proteste dei tassisti che chiedono che il servizio venga regolarizzato, negli Stati Uniti è scoppiato uno scandalo in seguito alle dichiarazioni di una donna che vi ha lavorato fino a dicembre. L’ingegnere Susan Fowler ha scritto un lungo post sul suo blog nel quale ha denunciato le molestie sessuali che avrebbe subito sul vecchio posto di lavoro. Ha inoltre accusato Uber di aver fatto di tutto per placare la sue proteste e, dopo il suo addio, per insabbiare la storia.

    L’amministratore delegato dell’azienda, Travis Kalanick, interpellato dai media americani, ha dichiarato che la storia «è ripugnante e contro i valori in cui crede Uber», e che «ha dato istruzioni al nuovo direttore delle risorse umane di condurre un’indagine urgente su queste accuse».

    Gli scandali che hanno travolto Uber

    Nei mesi e negli anni scorsi più volte la start-up è finita nel caos. A gennaio fece scalpore la decisione di Uber di pubblicizzare corse per e dall’aeroporto Kennedy di New York mentre i tassisti della metropoli avevano deciso di fermarsi e scioperare per solidarietà verso gli immigrati respinti alla frontiera a causa del bando di Donald Trump. In poche ore l’hashtag #DeleteUber ha spopolato sui social e più di 200mila persone hanno eliminato l’applicazione. Tanto che Kalanick ha preferito non presentarsi al successivo incontro alla Casa Bianca tra il presidente Trump e gli imprenditori.

    Negli ultimi anni diversi autisti Uber sono stati accusati di aggressioni e di discriminare i passeggeri non vedenti con i cani di servizio. Per non parlare di un conducente che, un anno fa, in un raptus ha sparato sulla folla a Kalamazoo, nel Michigan, uccidendo sei persone. Nel 2014 un alto dirigente di Uber è stato registrato mentre, a una festa privata, aveva rivelato a un amico di voler assumere persone solo per gettare fango sui giornalisti che parlavano male di Uber. Il dirigente, nonostante le dichiarazioni choc, non è stato licenziato. Alcuni dipendenti di Uber, inoltre, sono stati accusati di molestie e di sessismo verso i colleghi.