Traffico di armi con Iran e Libia: fermati tre italiani

Il quarto destinatario del provvedimento di fermo è un libico, al momento irreperibile

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    Traffico di armi con Iran e Libia: fermati tre italiani

    Sono stati disposti 4 provvedimenti di fermo per traffico internazionale di armi: i coinvolti sono tre italiani e un libico che, tra il 2011 e il 2015, avrebbero introdotto in paesi soggetti ad embargo come Iran e Libia, elicotteri, fucili di assalto e missili terra aria, senza le opportune autorizzazioni ministeriali.

    Tre gli arrestati: due italiani, una coppia di coniugi di San Giorgio a Cremano (Napoli), che si era convertita all’Islam, finendo poi col radicalizzarsi: si tratta di Mario Di Leva, convertitosi con il nome di Jaafar, e Annamaria Fontana. I coniugi di San Giorgio a Cremano avrebbero avuto rapporti con ambienti vicini ai rapitori di Fausto Piano, Salvatore Failla, Gino Pollicandro e Filippo Calcagno, i quattro italiani sequestrati in Libia nel 2015 (sequestro che si concluse con la morte di Piano e Failla e con la fuga di Pollicandro e Calcagno). Nel corso delle indagini su Mario Di Leva, sarebbero emersi messaggi Whatsapp con la moglie, risalenti al 2015, in cui i due parlano dei 4 italiani rapiti e che farebbero evincere contatti con i rapitori o con persone vicine a questi ultimi. 

    Arrestato anche il manager della Società italiana elicotteri, Andrea Pardi, già coinvolto in un’altra inchiesta sul traffico di armi e reclutamento di mercenari tra Italia e Somalia. Pardi si era reso protagonista anche di un’aggressione nei confronti di un giornalista di Report. In quell’occasione (come testimoniato dal video ancora disponibile online), il cronista si avvicinò a Pardi nei pressi della sede della sua azienda, ponendogli alcune domande riguardo a presunte trattative con Stati oggetto di embargo per la vendita di elicotteri, ma la reazione di Pardi fu immediata e violenta: l’ad trascinò il giornalista dentro la sede della società e tentò di distruggere la telecamera. Pardi fu denunciato per violenze.

    Il quarto destinatario del provvedimento di fermo è un libico, al momento irreperibile. Indagato anche il figlio della coppia, per il quale, i magistrati napoletani ritengono che con buona probabilità sia in atto un processo di ‘radicalizzazione’.

    L’indagine, coordinata dai pm Catello Maresca e Luigi Giordano, fa riferimento tra l’altro a un traffico di armi destinate ad un gruppo dell’Isis, operante in Libia. Agli atti dell’inchiesta risulta anche una foto in cui è immortalata la coppia con l’ex premier iraniano Ahmadinejad.