Siria: da Aleppo evacuazione di feriti e civili, ma la tregua annunciata non c’è

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    Siria: da Aleppo evacuazione di feriti e civili, ma la tregua annunciata non c’è

    L’annuncio dell’inizio delle operazioni di evacuazione dei feriti, dei civili e dei combattenti ribelli dalla città di Aleppo, in Siria, è arrivato giovedì mattina dall’esercito siriano. Notizia confermata da Mosca e rimbalzata su Al Jazeera. Peccato che la tregua fra governo siriano e ribelli sia solo annunciata e non rispettata, perché le forze filogovernative siriane, proprio giovedì mattina, hanno sparato contro un convoglio di mezzi che stava lasciando Aleppo est, ferendo e uccidendo quattro persone. Ad essere interessate dal piano di evacuazione sono circa 15mila persone: 5mila sono ribelli e 10mila civili, tra i quali i familiari di combattenti. Mentre nel mondo si moltiplicano gli appelli in cui si chiede la fine delle atrocità che continuano a essere perpetrate in queste zone.

    Nel video qui sopra, un esempio di quello che accade ogni giorno ad Aleppo e in altre città della Siria.

    LA TRAGEDIA INFINITA

    Il segretario dell’Onu Ban Ki-moon ha denunciato “le voci e i racconti di atrocità commesse contro un grande numero di civili ad Aleppo“. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa dice a gran voce che persiste tra la gente la paura di massacri su larga scala da parte dei lealisti di Bashar al-Assad. Molte donne si sono suicidate per non finire in mano ai filogovernativi, per paura degli stupri e delle violenze a cui sarebbero state sottoposte. Continuano senza interruzioni i bombardamenti sistematici di cliniche e ospedali da parte dell’aviazione russa.

    LaPresse

    Letteralmente gli abitanti di Aleppo est non sanno dove scappare. E nelle altre città siriane la situazione non è dissimile. La tragedia degli innocenti si perpetua anche a Damasco, dove solo poche settimane fa sono stati uccisi dei bambini, mentre giocavano nel cortile del loro asilo ad Harasta. Sulle loro teste sono cadute le bombe dalle forze governative siriane fedeli a al-Assad.

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    GLI APPELLI VIA SOCIAL

    Tramite la Rete arrivano foto e video che mostrano la tragedia: Aleppo (e non solo purtroppo) è distrutta, rasa al suolo.

    LaPresse

    Le riprese fatte con i droni su interi quartieri ormai ridotti a cumuli di macerie fanno impallidire l’Europa, che forse preferisce guardare altrove e non soffermarsi su quelle immagini terribili che mostrano lo strazio e la disperazione di milioni di persone, la gente affamata che chiede pietà, gruppi di donne, bambini e vecchi affamati che non sanno dove andare.

    Grazie ai social network sono tanti gli appelli lanciati da persone più o meno famose e influenti per chiedere la fine di una guerra mortifera che sta uccidendo migliaia di innocenti. Come quello di Malala, la giovane attivista pakistana premio Nobel: “Oggi mi sento come se stessi guardando al passato, quello peggiore, che si ripete. Quando guardo alla Siria, vedo il genocidio del Ruanda. Quando leggo le parole disperate di Bana Alabed da Aleppo, vedo Anne Frank ad Amsterdam. La storia ci ha già mostrato la sofferenza di questi bambini, abbiamo sempre detto che li avremmo aiutati se fossimo stati lì. Ma la storia non cade dal cielo, siamo noi che la facciamo. Dobbiamo agire”, continua chiedendo alla comunità internazionale di fare il possibile, aggiungendo una preghiera per tutti i bambini che vivono e soffrono in Siria: “Possa Dio essere con i bambini di Aleppo, anche se i nostri leader mondiali non lo sono”.

    Tutti i giardini di Aleppo si sono trasformati in cimitero”. E’ uno dei messaggi lanciati da questo giovane che come tanti altri ragazzi e ragazze che sono rimasti nei quartieri della città siriana martoriata dalla guerra, denuncia diverse violazioni del cessate il fuoco, affidando il racconto a dei video postati su Twitter, con l’hashtag #StandWithAleppo

    LE IMPOSIZIONI DELL’IRAN

    L’accordo per evacuare combattenti ribelli e civili da Aleppo è stato raggiunto dopo che i negoziatori hanno superato l’opposizione dell’Iran e delle sue milizie, almeno secondo quanto riportato dal gruppo ribelle Ahrar al Sham, tramite un portavoce. “Ci sono stati tentativi iraniani di sfruttare la situazione ad Aleppo e impedire qualsiasi evacuazione della nostra gente da Aleppo assediata, ma alla fine un accordo è stato raggiunto nonostante l’intransigenza iraniana”, ha detto.

    Secondo i ribelli siriani, la Turchia ha avuto un ruolo importante nel far sì che la Russia esercitasse pressione su Damasco per il rispetto dell’intesa, dopo che mercoledì è stata rimandata. L’Iran ha imposto nuove condizioni, chiedendo la simultanea evacuazione dei feriti da due villaggi assediati dai ribelli, secondo fonti ribelli e Onu. La commissione dell’Onu per i diritti umani in Siria ha detto che ”continuano ad emergere numerose notizie di violenze commesse dalle forze filo-governative, come esecuzioni sommarie, arresti arbitrari, sparizioni forzate e arruolamenti forzati”.

    Per quanto riguarda le forze ribelli, le stime parlano di non più di 4.000 uomini, ai quali, secondo l’accordo russo-turco, dovrebbe essere garantito il passaggio verso altri territori controllati dagli insorti. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, annunciando che sarebbe tornato a parlare con Vladimir Putin, ha chiesto a tutte le parti in conflitto di rispettare i termini della tregua, che ha definito ”forze l’ultima speranza per gli innocenti” di Aleppo est. Ma ha accusato le forze lealiste di averla violata per prime.

    Il video-selfie di al-Assad su Facebook

    I siriani hanno scritto la storia“. Così il presidente siriano Bashar al Assad si è espresso parlando della riconquista di Aleppo da parte del suo esercito e dell’evacuazione degli ultimi combattenti dell’opposizione rimasti nella parte orientale della città, grazie ad una quasi-tregua raggiunta dai ribelli con la Russia e mediata dalla Turchia. “La liberazione di Aleppo trasforma il tempo in storia”, ha detto il rais parlando con un giornalista in un video trasmesso dall’agenzia di stampa ufficiale Sana. “E così come oggi diciamo prima e dopo Cristo, da oggi si dirà prima e dopo Aleppo“.