Italiani rapiti nel mondo: l’elenco di tutti quelli sequestrati all’estero

Italiani rapiti nel mondo: l’elenco di tutti quelli sequestrati all’estero
da in Estorsioni, Mondo, Rapimenti, Sequestri di persona, Curdi
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 30/11/2016 17:29

    siria italiani rapiti

    Gli italiani rapiti nel mondo sono attualmente due, padre Paolo Dall’Oglio, sparito a Raqqa, in Siria, nel luglio 2013 e Sergio Zanotti, originario di Marone in provincia di Brescia e scomparso da febbraio 2016. Il video con un appello per la sua liberazione è giunto a novembre 2016, ne abbiamo parlato qui. Poche settimane prima, il 5 novembre 2016 era giunta finalmente la notizia della liberazione di Bruno Cacace, 56enne di Borgo San Dalmazzo (Cuneo) e Danilo Calonego, 66enne del Bellunese: entrambi lavoravano per la Con.I.Cos. di Mondovì (Cuneo), una società italiana di manutenzione dell’aeroporto di Ghat, nel sud della Libia, un’oasi desertica della provincia di Fezzan, controllata dal governo libico riconosciuto dall’Onu. Qui abbiamo parlato nel dettaglio del loro rilascio.
    Ma va detto che lista dei connazionali sequestrati all’estero negli ultimi anni è decisamente cresciuta. Lo scorso aprile, con la liberazione di Rolando Del Torchio, si chiuse nel migliore dei modi una brutta esperienza per uno degli italiani rapiti all’estero. Il nostro Paese ha contato molte vittime dei sequestri: ultimi in ordine di tempo Salvatore Failla e Fausto Piano, i tecnici della Bonatti rapiti in Libia con i loro colleghi Filippo Calcagno e Gino Pollicardo e, a differenza di loro, uccisi dai sequestratori in una vicenda che ha molti punti oscuri.
    In precedenza, si era festeggiato il ritorno di Greta Rameli e Vanessa Marzullo, rapite in Siria, ; anche il tecnico piacentino Marco Vallisa era stato preso in Libia, ma è stato rilasciato il 13 novembre, così come Gianluca Salviato, del quale non si avevano più notizie dal 22 marzo 2014, e che è stato rilasciato il 15 novembre. A febbraio 2014, invece, sono stati rilasciati i due lavoratori di origine calabrese che erano stati rapiti nei pressi del villaggio Martuba, tra le città di Derna e Tobruk, in Libia.
    Vediamo di seguito le schede con le storie degli italiani rapiti nel mondo.

    Sergio Zanotti rapito

    Il caso del rapimento di Sergio Zanotti ha cominciato a rimbalzare sui media dopo la condivisione su facebook di un filmato in cui lo si vede mentre fa un appello al governo italiano per essere liberato prima di ‘un’esecuzione’. Il filmato è stato condiviso il 21 novembre 2016. L’uomo sarebbe scomparso dalla Turchia dopo essere partit dall’italia, ma non è chiaro se si trovi in mano di jihadisti dell’Isis oppure di criminali comuni. La Farnesina e le altre autorità competenti sono da giorni in contatto con la famiglia.

    due italiani rapiti in Libia

    Il sequestro di Bruno Cacace e Danilo Calonego, confermato lunedì 19 settembre dalla Farnesina era apparso fin da subito estremamente delicato. Il caso venne seguito direttamente anche dal premier Matteo Renzi, in contatto con il ministro degli esteri Paolo Gentiloni e l’autorità delegata ai Servizi, il sottosegretario Marco Minniti. La Farnesina confermò il 5 novembre scorso che i due tecnici italiani della società Conicos (e anche il cittadino canadese Frank Poccia), erano stati liberati nel sud della Libia per poi fare rientro in Italia. Calonego, Cacace e Poccia erano stati sequestrati da un gruppo armato a Ghat, nei pressi del cantiere della Con.I.Cos (Contratti Italiani Costruzioni), ditta che opera da decenni in Libia con numerose commesse di ingegneria civile e ha la sua sede centrale a Tripoli, ma anche uffici a Derna, Bengasi e, appunto, Ghat.

    Rolando Del Torchio

    Rolando Del Torchio, ristoratore italiano ed ex missionario rapito a ottobre 2015 a Dipolog, nella provincia di Zamboanga, Filippine, è stato liberato l’8 aprile 2016 dopo oltre dei mesi di prigionia. Le autorità filippine hanno sempre sospettato di Abu Sayyaf, il gruppo terroristico noto per rapimenti a scopo di estorsione e che ha il suo insediamento sull’isola di Sulu, dove poi è stato individuato.

    italiani rapiti libia

    Salvatore Failla, Fausto Piano, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno sono stati rapiti in Libia il 19 luglio 2015: i quattro dipendenti della Bonatti Spa si trovavano nel Paese per lavoro quando sono stati sequestrati in una zona al confine con la Tunisia. Di loro non si è saputo più nulla per mesi, fino al 3 marzo 2016 quando è arrivata la notizia della morte di due italiani in Libia, poi individuati in Failla e Piano. La conferma è arrivata a ridosso della liberazione degli altri due connazionali, Pollicardo e Calcagno. La vicenda presenta ancora punti oscuri che aspettano una risposta e che abbiamo riassunto qui.

    Le due giovani volontarie, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, sono state prelevate in Siria la notte fra il 31 luglio e il 1º agosto 2014, ad Aleppo, dove si erano recate per portare avanti un progetto umanitario per aiutare la popolazione civile, e soprattutto i bambini. Le due cooperanti sono state liberate il 15 gennaio 2015 a seguito di una lunga trattativa con il Fronte al-Nusra e, anche se non confermato, dietro il pagamento di un riscatto.

    Ignazio Scaravilli

    Ignazio Scaravilli, medico catanese, è stato rapito in Libia il 6 gennaio 2014 da un gruppo di criminali legato alla galassia radicale di Ansar-al-Sharia. Il 9 giugno 2015 è stato liberato grazie all’intervento delle autorità di Tripoli ed è rientrato in Italia cinque giorni dopo.

    Marco Vallisa è il tecnico italiano scomparso sabato 5 luglio 2014, rapito con altri due colleghi stranieri – il bosniaco Petar Matic e il macedone Emilio Gafuri, rilasciati due giorni dopo.- in Libia, precisamente nella città di Zuwara. E’ stato liberato in novembre. Cinquantaquattro anni, originario di Roveleto di Cadeo in provincia di Piacenza, Vallisa, tecnico esperto di costruzioni, era impegnato in un cantiere dellaa ditta modenese Piacentini Costruzioni. Mentre la Farnesina dice di non aver ricevuto alcuna richiesta di riscatto, alcune fonti dicono che il rilascio è stato effettuato a scopo di estorsione. Dopotutto Zuwara si trova a ovest, distante dalla Cirenaica, zona più turbolenta dove si concentrano gruppi della jihad islamica, e dove fu rapito Gianluca Salviato.

    Gianluca Salviato è il tecnico italiano della società di costruzione “Enrico Ravanelli” di Venzone (Friuli, provincia di Udine), rapito vicino a Tobruk, in Cirenaica, nell’est della Libia, il 22 marzo 2014. L’ingegnere, classe ’66, è nato a Venezia. E’ stato liberato e ha raggiunto casa sua nella notte tra sabato 15 e domenica 16 novembre 2014. Tutti erano preoccupatissimi per l’uomo che soffre di diabete e necessita di cure continue, perchè la sua scorta di insulina era stata trovata a bordo della sua auto, rimasta abbandonata nei pressi della città con all’interno ancora le chiavi attaccate al quadro di accensione. “Da quello che abbiamo saputo, Gianluca si era recato in città, a Tobruk, per alcuni collaudi – ha riferito una portavoce dell’azienda - e a mezzogiorno era atteso in cantiere come al solito. Ma nessuno lo ha visto rientrare. Per cui abbiamo avvisato le forze dell’ordine di Tobruk e tutte le autorità libiche“. Tecnici e operai della ditta Enrico Ravanelli erano dovuti fuggire da Tobruk per ragioni di sicurezza nel 2011 e si erano rifugiati in Egitto.

    Giovanni Lo Porto, cooperante di origini palermitane, è stato rapito in Pakistan, il 19 gennaio 2012: di lui non si è saputo più nulla fino al 23 aprile 2015 quando dagli Stati Uniti è arrivata la conferma della sua morte, avvenuta durante un raid anti terrorismo USA a gennaio al confine con l’Afghanistan. Fu sequestrato insieme al collega tedesco Bernd Muehlenbeck, 59 anni, a Qasim Bela, nella provincia del Punjab, dove lavorava per la ong tedesca Welt Hunger Hilfe (Aiuto alla fame nel mondo). Il compito della Ong era portare aiuto nei lavori di ricostruzione dell’area colpita duramente dalle inondazioni del 2011. Giovanni, Giancarlo per amici e familiari, si trovava a Multan, nella provincia del Punjab, a cavallo tra Pakistan e Afghanistan, dove stava lavorando come capo progetto. L’unica notizia trapelata in quegli anni era un video del dicembre del 2012 in cui il suo collega Bernd Muehlenbeck chiedeva aiuto al governo tedesco. “Ora siamo in difficoltà. Per favore accogliete le richieste dei mujahidin. Possono ucciderci in qualsiasi momento. Non sappiamo quando. Può essere oggi, domani o tra tre giorni“, diceva Bernd nel video. Giovanni non compariva, ma il suo collega parlava al plurale, particolare che aveva fatto ben sperare sulle condizioni del nostro cooperante. Poi la tremenda conferma.

    Domenico Quirico è libero, accolto da Emma Bonino a Ciampino

    Domenico Quirico, giornalista de La Stampa, si trovava in Siria per realizzare dei servizi sul caos in cui era piombato il paese quando è stato rapito il 9 aprile 2013, tre giorni dopo avere attraversato il confine con il Libano, per dirigersi nella zona di Homs. Per sei mesi istituzioni e media hanno cercato sue notizie: il 6 giugno era riuscito a fare una breve telefonata alla moglie per dirle che era stato rapito e che stava bene, poi più nulla. Infine la bella notizia: Quirico era libero e poteva rientrare in Italia. Il 9 settembre, appena atterrato all’aeroporto di Ciampino, l’incubo è finito.

    Il gesuita romano Padre Paolo Dall’Oglio, 59 anni, è scomparso in Siria il 27 luglio del 2013. Dall’Oglio, attivo nel dialogo interreligioso, fu espulso dal governo siriano nel 2011. L’espulsione fu eseguita il 12 giugno 2012. Per un breve periodo dopo la sua espulsione dalla Siria, si trasferì a Sulaymanya, nel Kurdistan iracheno, accolto nella nuova fondazione monastica di Deir Maryam el Adhra. Poi rientrò in Siria nel 2013. Mentre si trovava nel capoluogo siriano di Raqqa per tentare la mediazione tra gruppi curdi e jihadisti arabi, si sono perse le sue tracce. Tempo addietro era stata diffusa la notizia che padre dall’Oglio fosse stato ucciso dai miliziani qaedisti. La smentita arrivò poco dopo da parte di alcuni attivisti locali. LEGGI QUI TUTTE LE NEWS SU PADRE DALL’OGLIO.

    Nigeria, ucciso l'ostaggio italiano Francesco Lamolinara

    Franco Lamolinara, ingegnere edile di Gattinara, è stato rapito in Nigeria il 12 maggio 2011 in Nigeria con il collega inglese Cristopher McManus. I due si trovavano in un appartamento a Birnin Kebbi capitale dello stato di Kebbi, nel nord ovest del paese, dove erano impegnati nella realizzazione di un edificio della Banca centrale. Di loro non si è saputo più nulla fino ad agosto, quando l’agenzia France Presse ha divulgato un video che li ritraeva bendati e ostaggi di alcuni uomini che si dichiaravano appartenenti ad Al Qaeda. L’8 marzo 2012 la terribile notizia: Lamolinara e McManus muoiono durante un blitz delle forze speciali nigeriane.

    San Casciano Val di Pesa, felicità e lacrime per il ritorno di Maria Sandra Mariani

    Maria Sandra Mariani viene rapita il 2 febbraio 2011 nei pressi di Djanet, Algeria. Originaria di San Casciano Val di Pesa, provincia di Firenze, era in vacanza quando è stata sequestrata da un gruppo di fondamentalisti islamici che poi si scopriranno essere di Aqmi, ossia Al Qaeda per il Maghreb islamico. Dopo 14 mesi, il 17 aprile 2012 viene liberata, forse dietro pagamento di un riscatto: il giorno dopo rientra in Italia, sana e salva.

    Samugheo, Rossella Urru torna a casa

    Rossella Urru, cooperante sarda originaria di Samugheo, provincia di Oristano, viene rapita in Mali mentre si trova nel campo profughi di Sharawi il 22 ottobre 2011. Per lei e il collega spagnolo Enric Gonyalons inizia un lungo incubo che durerà 270 giorni, fino al 18 luglio quando arriva la notizia della loro liberazione. Dopo quasi 9 mesi di prigionia, tutto è finito nel migliore dei modi: ad agosto 2015 Rossella ed Enric si sono sposati nel paesino sardo, coronando un amore nato nel momento peggiore della loro vita

    bruno pelizzari deborah calitz

    Bruno Pellizzari e la sua compagna sudafricana Deborah Calitz vengono rapiti il 26 ottobre 2010 al largo della Tanzania mentre sono a bordo dell’imbarcazione Sy Choizil che avevano affittato. Ex tecnico di ascensori, da anni risiede a Durban, città portuale della provincia di KwaZulu-Natal, Repubblica Sudafricana, e da tempo vuole dedicarsi alla passione per la vela. Il sogno sembra perfetto fino a quel giorno di ottobre, quando pirati somali sequestrano loro e la nave. Nell’arco di due anni e mezzo è riuscito a fare una sola telefonata a casa, prima di essere liberato il 21 giugno 2012.

    Francesco Azzarà , l'operatore italiano di Emergency rapito

    Francesco Azzarà, operatore logistico di Emergency, viene rapito il 4 agosto 2011 a Nyala, in Darfur, dove lavorava presso il Centro pediatrico di Emergency, mentre si stava recando in aeroporto con alcuni colleghi. Per quattro mesi rimane nelle mani dei suoi rapitori: il 16 dicembre arriva la notizia della sua liberazione. Il giorno dopo atterra in Italia.

    sergio cicala

    Sergio Cicala, pensionato originario di Carini, provincia di Palermo, e la moglie Philomene Kaborè, dal Burkina Faso, vengono rapiti il 18 dicembre 2009 durante un viaggio nel deserto in Mauritania, da una banda di predoni che li vende a miliziani di Al Qaeda. Per 4 mesi rimangono nelle mani dei loro carcerieri: il 10 aprile vengono liberati e rientrano in Italia. Ad agosto 2014 Cicala muore dopo una lunga malattia.

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