È morto Fidel Castro, l’ultimo comunista aveva 90 anni

È morto Fidel Castro, l’ultimo comunista aveva 90 anni
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    È morto Fidel Castro, l’ultimo comunista aveva 90 anni

    È morto Fidel Castro, il più grande politico cubano, rivoluzionario, nonché l’ultimo dei comunisti: aveva 90 anni. Insieme al fratello Raúl, a Che Guevara e Camilo Cienfuegos, è stato uno dei protagonisti della rivoluzione cubana contro il regime del dittatore Fulgencio Batista: dopo il fallito sbarco di esuli cubani appoggiati dagli Stati Uniti d’America nella baia dei Porci, proclamò l’istituzione della Repubblica di Cuba, uno Stato monopartitico di stampo socialista, definito da Castro una democrazia popolare apartitica, ma che in realtà per gli oppositori e una larga fetta di analisti politici internazionali è un regime totalitario. È stato primo ministro di Cuba dal 1959 al 1976, mentre dal dicembre 1976 al 2008, ha rivestito la carica di Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei ministri, nonché Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba. Nel 2008, ha scelto di lasciare il potere, dopo quasi mezzo secolo di presidenza.

    Fidel Castro nasce a Birán, il 13 agosto del 1926: è il terzo figlio di Ángel Castro Argiz, un benestante proprietario terriero, e di Lina Ruz González, cubana figlia di immigrati spagnoli.

    Inizialmente Fidel iniziò la sua carriera scolastica a Santiago di Cuba, in un istituto per ragazzi di famiglie benestanti, poi si trasferì all’Avana dove studiò in un esclusivo collegio gesuita de Belén. Nel 1945 si iscrisse alla facoltà di Diritto dell’Università dell’Avana. L’ateneo era fortemente politicizzato ed è proprio in quel periodo che Fidel aderì alla lega antimperialista, schierandosi ufficialmente contro il nuovo presidente cubano, Ramón Grau. La militanza studentesca era molto attiva e spesso sfociava in scontri violenti con tanto di sparatorie: tra il 1944 e il 1952, si registrarono oltre un centinaio di attentati.

    Nel 1948 si sposò con una studentessa di filosofia, Mirta Diaz-Balart e nel 1950, si laureò in legge. Nel 1952 ci fu il colpo di Stato a Fulgencio Batista, subito dopo Castro si arruolò in un movimento che progettava l’assalto alla caserma Moncada a Santiago de Cuba, diventandone in breve tempo il capo. Il piano purtroppo fallì e così il Leader Maximo finì in manette. Alcuni dei suoi compagni d’azione morirono durante il combattimento, ma la maggior parte fu giustiziata dopo essere stata incarcerata. Solo l’intervento di personaggi di spicco impedì che il massacro continuasse.

    Il discorso che Castro utilizzò per difendersi autonomamente in tribunale è passato alla storia: intitolato ‘La storia mi assolverà’, è in buona sostanza un vero e proprio attacco al potere, nel quale denunciò tutti i mali che in quell’epoca affliggevano la società cubana. Tra le righe si intravvedeva già quello che sarebbe diventato il suo programma politico.

    Nel maggio del 1955, Castro venne rilasciato grazie a una amnistia generale e andò in esilio in Messico e negli Stati Uniti.

    ‘Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni epoca e in ogni circostanza, ma mai, senza lotta, si potrà avere la libertà’.

    La sera del 9 luglio di quello stesso anno, Fidel incontrò Ernesto Guevara: trascorsero la notte a discutere di quanto il continente sud americano fosse sfruttato dagli yankee. Il 2 dicembre 1956, Castro rientrò a Cuba con un esercito di 82 uomini, con un solo obiettivo: annientare la dittatura. Fu un’impresa titanica: si susseguirono numerose battaglie intestine, ma nonostante lo svantaggio numerico, le forze di Castro riuscirono ad avere la meglio. Il capodanno del 1959 Batista lasciò il paese, e l’esercito dei ribelli guidato da Fidel entrò all’Avana.

    L’Esercito Ribelle prese il potere, nel 1959. Inizialmente il Governo di Fidel, si occupò della chiusura delle case da gioco e di tolleranza, della liberalizzazione degli accessi agli alberghi, spiagge, locali sino ad allora riservati a circoli esclusivi e portò avanti una dura battaglia contro la droga. Castro si impegnò anche in una campagna per l’alfabetizzazione delle aree rurali, dove questa era molto bassa.

    Il popolo rimase piacevolmente sorpreso dalle azioni del nuovo Governo, che ottenne subito il consenso generale.

    Seguì poi la diminuzione dei canoni d’affitto del 30-50% e la riduzione del prezzo di medicinali, libri scolastici, tariffe elettriche, telefoniche e dei trasporti urbani.

    A un certo punto però, arrivò anche per il Governo di Castro il momento della contestazione da parte del popolo: le proteste ebbero inizio dopo l’emanazione della prima riforma agraria, che imponeva per le tenute agricole un limite massimo di 402 ettari. La riforma portò a forti reazioni tra gli abitanti delle campagne, ma anche tra le classi alte e i ceti medi urbani.

    Dopo quasi mezzo secolo di governo, il primo agosto del 2006, Castro decise di passare il timone del Paese al fratello Raùl, vicepresidente del Consiglio di Stato, per sottoporsi a un intervento chirurgico all’intestino. Nonostante l’intervento ebbe un esito positivo, Fidel annullò i festeggiamenti per l’ottantesimo compleanno e per diverso tempo non fu presente alle manifestazioni pubbliche: tutto ciò alimentò voci sul fatto che Castro fosse in realtà affetto da un cancro all’intestino in fase terminale, tuttavia vennero successivamente smentite.

    Con un comunicato del 17 dicembre 2007, Fidel Castro fece intendere che non aveva alcuna intenzione di riprendere le redini del potere, tuttavia la notizia fu ufficializzata il 18 febbraio 2008 con la rinuncia alle cariche di Presidente del Consiglio di Stato e Comandante in capo, e la cessione del potere al fratello Raúl. L’ultima carica, quella di Primo Segretario del partito, la dismise il 19 aprile 2011, in occasione del VI Congresso nazionale del Partito Comunista di Cuba.

    Nel 2012, Castro ebbe un colloquio di 30 minuti con papa Benedetto XVI. Successivamente, nel 2015 commentò positivamente la ripresa delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, operata per mano del fratello Raúl, ma non nascose la sua diffidenza nei confronti del governo statunitense.

    Il 20 settembre 2015, Fidel Castro ha incontrato papa Francesco, questa volta il colloquio è durato circa 40 minuti e si è focalizzato sui temi della fede e del futuro degli equilibri mondiali. L’incontro si è concluso con un reciproco scambio di doni.

    Generazioni della sinistra latino-americana e di tutto il mondo hanno amato Fidel Castro per le sue politiche socialiste, considerandolo un’icona nella lotta all’imperialismo e, in particolare negli anni della Guerra Fredda, agli Stati Uniti. Il rivoluzionario prese il controllo di Cuba cercando di trasformarla in una società egualitaria di stampo socialista. Tra i risultati raggiunti nel tempo lo sviluppo sanitario e scolastico: fu l’Unesco, nel 2003, a confermare un livello di istruzione tra i più alti dell’America Latina, aspettative di vita seconde solo a quelle degli Stati Uniti e un tasso di mortalità infantile inferiore solo al Canada. Accanto alle luci, però, tante ombre. Fidel Castro, secondo le centinaia di migliaia di cubani fuggiti dall’isola per non finire in prigione, non era altro che un dittatore che reprimeva nel sangue il dissenso. Castro ha infatti tollerato poco il dissenso, incarcerando gli avversari, sequestrando imprese private e monopolizzando i media. Senza dimenticare le persecuzioni nei confronti dei gay, espulsi dal Partito Comunista Cubano e condannati a duri lavori per tornare a essere “veri uomini”. Nel 1965 Fidel Castro confessò “il timore di dover mandare un figlio a scuola e di vederselo tornare frocio”. Insomma, fu un personaggio che ha sempre spaccato opinione pubblica e politica, e lo dimostrano le reazioni diverse che ha suscitato la sua morte.

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