Brexit, l’Alta Corte blocca tutto: ‘Serve il voto del Parlamento’

Brexit, l’Alta Corte blocca tutto: ‘Serve il voto del Parlamento’

I giudici danno ragione a una cittadina che aveva fatto ricorso, il governo di Theresa May farà appello

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    Brexit, l’Alta Corte blocca tutto: ‘Serve il voto del Parlamento’

    Fermi tutti, con la Brexit abbiamo scherzato. L’Alta Corte di Giustizia inglese ha accolto il ricorso di alcuni cittadini e ha fermato il governo di Theresa May che non potrà far valere l’articolo 50 del Trattato di Lisbona per l’uscita dall’UE senza il voto del Parlamento. Downing Street ha già annunciato che farà ricorso: per la May e il suo esecutivo è infatti sufficiente il voto popolare arrivato con il referendum. Lo scenario è più aperto che mai. I tre giudici della suprema corte hanno riconosciuto come valide le argomentazioni di un gruppo di cittadini capeggiati dalla imprenditrice Gina Miller: il referendum era consultivo, non aveva cioè valore legale senza il voto del Parlamento che rimane sovrano. Lo scontro giuridico è già iniziato mentre la sterlina è in rialzo e Jean-Claude Juncker ha già organizzato un colloquio telefonico con la May.

    BREXIT IN BREVE: COSA C’È DA SAPERE

    La decisione dell’Alta Corte inglese sta creando un vero scompiglio. Tutto nasce dal ricorso presentato da alcuni sostenitori del Remain, capeggiati da Gina Miller, donna d’affari di origine sudamericana che si è rivolta alla magistratura per fermare la Brexit, spaventata dalla piega che stavano prendendo gli eventi.

    La Miller si è rivolta a un prestigioso studio legale londinese e ha portato il caso fino al massimo organo giudiziario, vincendo la prima battaglia. I giudici britannici hanno riconosciuto le loro ragioni, confermando che il governo non può agire da solo perché la competenza è del Parlamento, l’unico a poter legiferare sul voto del referendum che è stato di tipo consultivo e quindi da solo non basta.

    Per i magistrati insomma, il governo non può fare nulla senza il voto delle due Camere perché violerebbe l’accordo con cui Londra ha aderito alla UE nel 1972.

    Opposta invece la tesi del governo che ha impugnato a sé la decisione di far partire l’iter della Brexit facendo leva sulla “Royal prerogative”, l’insieme di poteri che erano a carico del monarca del Regno Unito e che nell’era moderna spettano all’esecutivo. Tra questi ci sono i trattati internazionali, di solito gestiti dal governo. L’Alta Corte ha però chiarito che uscire dall’UE andrebbe a cambiare molte leggi interne ed è per questo che serve il voto del Parlamento.

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