Guerra all’Isis, cosa sta succedendo a Mosul

Guerra all’Isis, cosa sta succedendo a Mosul

Avanzano le truppe irachene e curde ma i miliziani resistono e scatenano la violenza sui civili

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    Guerra all’Isis, cosa sta succedendo a Mosul

    Dal fronte di Mosul arrivano notizie di nuovi massacri firmati dall’Isis nei confronti dei civili, stretti nella morsa dell’esercito iracheno e dei miliziani del presunto califfato. La riconquista della seconda città dell’Iraq, roccaforte degli jihadisti in Iraq, è una pedina fondamentale nella guerra all’Isis e proprio per questo la resistenza di Daesh è strenua: di fronte all’avanzata delle forze della coalizione (esercito iracheno, peshmerga e guerriglieri curdi, esercito iraniano con il supporto logistico di USA e di truppe turche), gli uomini di Abu Bakr al-Baghdadi rispondono con azioni sempre più violente e terribili. Le notizie di civili usati come scudi umani e di massacri di massa si susseguono: le ultime parlano di 232 persone, in gran parte ex membri della polizia o delle forze di sicurezza irachena, trucidati nei pressi del villaggio di Hammam al-Alil, 9 km a sudest di Mosul. Cerchiamo di capire cosa sta accadendo.

    PERCHÈ LA BATTAGLIA DI MOSUL È IMPORTANTE

    A una settimana dall’inizio dell’offensiva, la situazione vede in vantaggio le forze anti Isis che non hanno incontrato grandi resistenze lungo la via di Mosul e che proseguono nelle operazioni di liberazione dei villaggi vicini. La tattica usata dalle milizie di Daesh è sembrata chiara fin dall’inizio: asserragliarsi in città e usare ogni arma a loro disposizione per far crollare l’assedio, iniziando dai civili, usati anche come scudi umani.

    Molti miliziani hanno anche tentato la fuga, usando tunnel sotterranei per oltrepassare le linee nemiche e ricongiungersi con le altre milizie in un tentativo, al momento non riuscito, di accerchiare dall’esterno le truppe irachene.

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    Le ultime notizie dal fronte sembrano tutte a favore dell’esercito iracheno e dei suoi alleati. Il governo di Baghdad ha dichiarato di aver evacuato più di mille persone dai villaggi vicini a Mosul. Fonti militari, citate dalla tv al Jazeera, confermano di aver portato in località sicure moltissimi civili, tra mille e 1.500 persone: secondo l’Unhcr, sarebbero già 9mila le persone in fuga dalle zone teatro delle operazioni militari, numeri che sarebbero solo in crescita.

    Il ministero degli sfollati e delle migrazioni ha infatti calcolato che solo negli ultimi due giorni sono circa 3.300 i civili scappati dai villaggi dei distretti di Sharqat e Hawija, tutti trasferiti nei campi profughi di Khazar, Makhmur, Qayyarah e Shirqat Bashiqa con i mezzi del governo iracheno, per quella che è stata definita “la maggiore ondata di sfollati dall’inizio delle operazioni per la liberazione della provincia di Ninive“.

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    Ancora fonti militari riportano dell’avanzamento delle truppe pershmerga a est, con la conquista del villaggio di Kramlis, e da nord, mentre l’esercito iracheno sta procedendo da ovest e sud, seguendo la strategia di tagliare ogni via d’uscita dalla città di Mosul con l’appoggio di truppe iraniane che tengono occupati gli jihadisti sul fronte occidentale.

    Le forze di sicurezza di Baghdad dichiarano di aver liberato in totale 74 villaggi e cittadine dall’inizio delle operazioni lo scorso 17 ottobre e di aver ucciso 772 miliziani.


    La reazione dell’Isis non si è fatta attendere e la violenza degli jihadisti si è riversata sui civili, usati come scudi umani o trucidati senza alcuna pietà in fase di ritiro o di avanzamento.

    La tattica dei miliziani è infatti duplice: da un lato arroccarsi a Mosul e prepararsi a un lungo assedio, sperando che la presenza di oltre un milione di civili fermi le bombe e i armi della coalizione, dall’altro creare nuovi focolai attaccando villaggi a nord di Mosul per tenere impegnati le truppe della coalizione.

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    Fonti militari irachene riferiscono che le milizie di Daesh si stanno preparando allo scontro finale spostandosi dalla zona est a quella ovest della città. Anche gli alleati hanno notizie di preparativi continui in vista dell’assedio. Un ufficiale dello stato maggiore USA a Baghdad ha riferito di “argini, trincee riempite di petrolio, auto imbottite di esplosivo e tunnel che hanno permesso loro di tornare ad alcune postazioni che le forze irachene hanno ritenuto abbandonate”, oltre a tunnel scavati tra “pareti contigue delle abitazioni per passare da un edificio all’altro, senza dover uscire in strada”.

    Accanto a quella militare c’è anche la strategia mediatica. L’agenzia di stampa dell’Isis, Amaq, ha infatti diffuso il proprio bilancio della prima settimana di battaglia, fornendo dati da prendere con le pinze ma che danno il senso di quanto aumenti la resistenza con l’avvicinarsi dello scontro. In soli sette giorni, Daesh avrebbe ucciso 819 elementi delle forze irachene e dei peshmerga curdi, con una media di 117 militari al giorno, mentre gli attacchi kamikaze sono stati 58, ossia otto al giorno: distrutti anche armamenti e apparecchi militari tra cui “32 Hummer, 11 ruspe, 6 carri armati Abrams, 6 blindati, 1 drone” con 41 civili uccisi e 67 feriti negli attacchi aerei della coalizione su Mosul.

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