Duterte, il presidente castigatore si inchina a Russia e Cina: ‘Noi tre contro l’America’

Duterte, il presidente castigatore si inchina a Russia e Cina: ‘Noi tre contro l’America’

Ritratto del controverso presidente filippino: 'Io come Hitler contro tossici e spacciatori'

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    Duterte, il presidente castigatore si inchina a Russia e Cina: ‘Noi tre contro l’America’


    Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, dopo aver dichiarato di ispirarsi ai metodi brutali di Hitler, abbraccia Russia e Cina in funzione anti-americana. Come il führer? Non vuole massacrare gli ebrei ma, con la stessa spietatezza, eliminare dal paese milioni di tossici e spacciatori. Tanto che i narcos hanno messo una taglia da un milione di dollari sulla sua testa. Non a caso Duterte viene soprannominato “the punisher”, “il castigatore“. Colui che ha dichiarato guerra al narcotraffico, servendosi degli squadroni della morte e uccidendo migliaia di persone (finendo così nel mirino dell’Occidente e delle associazioni dei diritti umani). Colui che, sprezzante, ha chiamato Obama “figlio di puttana”, annunciando la sua alleanza con Russia e Cina.

    Prima di narrare le gesta del presidente, partiamo proprio dall’ultima sparata anti-americana. Il 20 ottobre è stato ospite del presidente cinese Xi Jinping nella Grande Sala del Popolo, il parlamento che affaccia su piazza Tian’anmen. Obiettivo: riallacciare i rapporti politici e commerciali con i cinesi, a cui ha chiesto espressamente un aiuto economico. Non solo: Duterte ha dichiarato guerra, in senso metaforico, contro gli Stati Uniti e l’Occidente. “L’America adesso ha perso”, ha annunciato tra gli applausi e le ovazioni. E poi: “Mi sono riallineato al vostro flusso ideologico e probabilmente adesso andrò anche da Putin a dirgli che ora siamo noi tre contro il mondo: la Russia, la Cina e le Filippine. Non c’è altro modo”.

    La carriera di Duterte il castigatore è cominciata come sindaco di Davao dal 1988 al 2016, quando è stato eletto presidente della Repubblica delle Filippine. “Uso gli squadroni della morte: 100.000 morti in sei mesi, e il problema della delinquenza sarà risolto. Le pompe funebri saranno piene: fornirò io i cadaveri. Quando sarò presidente darò ordine alla polizia di cercare quella gente e ammazzare tutti”: ha giurato prima di insediarsi nella metropoli. Passata dall’essere la più pericolosa delle Filippine a quella più sicura. Il problema sono stati i metodi: il sindaco si è servito di squadroni della morte che hanno trucidato senza pietà anche semplici sospetti. Per questo la Commissione dei Diritti Umani delle Filippine e Amnesty International hanno drizzato le antenne. Duterte, tra l’altro, non ha solo ordinato di uccidere, ma ha premuto lui stesso il grilletto: “Devo ammettere che ho ucciso delle persone. Una volta avevano rapito una donna, quindi cercai di negoziare personalmente con loro poiché ero nelle vicinanze. Gli chiesi di alzare le mani ma non mi obbedirono, quindi gli sparai e li uccisi”.

    Quello che è successo a Davao sta succedendo oggi in tutte le Filippine, da quando il 9 maggio 2016 è stato eletto presidente. “Tutti voi, spacciatori e trafficanti, voi figli di puttana, vi ucciderò tutti”, ha promesso. Chiedendo aiuto anche ai cittadini: “Nessun leader, per quanto forte, può avere successo nelle questioni di rilevanza nazionale senza il supporto e la cooperazione della gente che ha il compito di guidare e di servire. Sono consapevole che alcuni non approvano i miei metodi per combattere la criminalità. Dicono che i miei metodi non sono ortodossi e che tendono all’illegalità. Come avvocato ed ex-procuratore conosco quali sono i limiti del potere e dell’autorità di un Presidente. So cosa è legale e cosa non lo è”.

    Detto, fatto. Nei primi due mesi dall’insediamento si contano già duemila omicidi. Centinaia di cadaveri sono stati trovati incaprettati con un biglietto: “Sono un pusher, non imitatemi”.

    Un avvertimento in stile mafioso. Con una media di 40 al giorno sono stati uccisi spacciatori, narcotraficcanti, ma anche ladri e stupratori. Omicidi extragiudiziari: anche solo il sospetto di essere un criminale bastava per prendersi una pallottola in testa. E non solo da parte di poliziotti e degli squadroni della morte, ma anche di cittadini che in cambio ricevevano una ricompensa. “Chiamate la polizia e il governo, oppure se avete una pistola uccideteli, poiché avete il mio sostegno. Se siete coinvolti con le droghe, vi ucciderò. Non prendete queste affermazioni come uno scherzo, non sto cercando di farvi ridere, vi ammazzerò sul serio”, ha urlato il castigatore durante un comizio.

    Il rovescio della medaglia è che anche sulla testa del presidente è stata fissata una taglia: i narcos hanno promesso fino a un milione di dollari a chi uccidesse Duterte o Ronald Dela Rosa, capo della polizia e braccio destro.

    “The punisher”, a causa delle uccisioni sommarie e delle violazioni dei diritti umani, ha attirato critiche negative da parte di Stati Uniti, associazioni dei diritti umani e Nazioni Unite. “L’esecuzione sommaria di criminali rimane il modo più efficace per schiacciare rapimenti e traffici di droghe illegali”, si è giustificato. Prima di rispedire al mittente le critiche a suon di provocazioni e insulti: “Voi Usa, Ue. Chiamatemi come volete. Ma io non sarò mai ipocrita quanto voi. Ci sono migranti che fuggono dal Medio Oriente. Voi permettete che loro marciscano, e vi preoccupate della morte di mille, duemila, tremila morti?”., ha affermato. “Mi sono detto, questo è un altro stupido. Io continuerò la campagna contro il crimine, non avrò pietà”, rivolgendosi al segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon. E non solo. Con Obama è stato ancora più duro per essersi intromesso nei suoi affari: “Figlio di puttana, te la farò pagare”.

    Mentre nelle Filippine continuano a scorrere sangue e denaro (perché troppi poliziotti, ormai, come nelle peggiori guerre al narcotraffico, sono corrotti), Duterte non molla di un centimetro e va avanti. Questa l’ultima sparata contro i tossici: “Hitler ha massacrato tre milioni di ebrei. Nelle Filippine ci sono adesso tre milioni di tossicodipendenti. Sarei felice di massacrarli come ha fatto Hitler. Se la Germania ha avuto Hitler, le Filippine possono contare su di me. Vorrei che foste tutti criminali così da poter chiudere la questione nel mio Paese e salvare la prossima generazione dalla perdizione”.

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