Donald Trump sessista con le donne? Sì, ma da che pulpito viene la predica…

Donald Trump sessista con le donne? Sì, ma da che pulpito viene la predica…

Chi è davvero senza peccato e moralmente irreprensibile?

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    Donald Trump sessista con le donne? Sì, ma da che pulpito viene la predica…

    No, non difenderemo Donald Trump per le frasi sessiste contro le donne. Si tratta di battute volgari e infelici. “Quando sei un vip alle donne puoi fare tutto, puoi anche afferrarle per la fi…”: questa la frase del ricco e allupato magnate, registrata di nascosto tanti anni fa, che ha addirittura messo in bilico la sua corsa alla Casa Bianca a un mese dal voto. Battuta pessima. Fatta la doverosa premessa, per la serie “da che pulpito viene la predica”, vogliamo squarciare il velo di ipocrisia e moralismo attorno a questa vicenda.

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    Prima questione: il raffinato pensiero è stato espresso undici anni fa. All’epoca Trump sguazzava tra le banconote come Zio Paperone ma non ricopriva ruoli politici. Ci sono tanti motivi per cui non è adatto a fare il presidente degli Stati Uniti, ma una battutaccia (ripetiamo: schifosa) di undici anni fa è il meno rilevante. Soprattutto perché fatta in modo confidenziale in un contesto cameratesco, “da spogliatoio”, come si è giustificato lui. Pesante, certo. Ma volete farci credere che nessuno dei colleghi di partito che lo ha scaricato, in spogliatoio o dopo la seconda pinta al bar, non abbia mai parlato di una donna in modo volgare? “Ipocriti benpensanti”, li ha definiti Trump.

    E non è forse così che dovremmo definire lo stesso Robert De Niro? L’attore ha sfogato il suo disprezzo per le frasi sessiste di Trump in un video in cui lo ha apostrofato “uno stupido, un cane, un maiale, un artista della stronzata, un disastro nazionale”. Tuonando: “Trump dice che prenderebbe la gente a pugni in faccia. A me piacerebbe prenderlo a pugni”. Ma se pensiamo alle storie raccontate su di lui dal regista Shawn Levy, De Niro non può permettersi di fare il paladino delle donne. La sua biografia (non autorizzata) racconta il lato oscuro della vita privata dell’attore, tra cocaina e sesso compulsivo con donne di colore, anche famose. Pare che amasse sottometterle e che fu coinvolto in un giro di prostituzione. Se fosse vero, l’attore è l’ultimo che può fare la predica sulle donne-oggetto. Tra l’altro, De Niro vorrebbe farci credere che le donne non si infilavano nel suo letto anche perché era un ricchissimo attore di successo?

    Ed ecco l’altra questione: la frase di Trump, “quando sei un vip alle donne puoi fare tutto”, sarà pure sessista ma non si discosta da quanto spesso accade nella realtà. Realtà in cui vip, attori, calciatori, ereditieri, cantanti, anche se esteticamente agli antipodi di Leonardo Di Caprio o David Beckham, hanno meno problemi a rimorchiare di un professore o un impiegato bellissimi. E se ci sono donne disposte ad aprire le gambe e a farsi trattare come oggetti, in modo consenziente (ripetiamo: consenziente), be’, la colpa non è solamente degli uomini sessisti. Ma in fondo, non è libertà anche quella? Diverso il caso in cui le donne sono costrette a subire ricatti per ottenere un lavoro o fare carriera.

    Ma questo è un altro discorso.

    Dopo la pubblicazione del video incriminato, Hillary Clinton ha tuonato: “Sono parole orribili, una persona così non può diventare presidente. Le donne possono fermare Trump”. Ma lei non è la stessa donna che difese il marito Bill che, in virtù del fascino e del potere presidenziale, aveva sedotto una giovane stagista? Lo stesso tycoon non ha aspettato un attimo a giocarsi questa carta: “Io ho detto cose stupide, ma Bill Clinton ha abusato di donne e sua moglie lo ha difeso attaccandole”.

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    Il riferimento è alle storie di presunti reati sessuali che da anni incombono sulla coppia Clinton. Tre donne accusarono Bill di abusi e Hillary di minacce. “Trump avrà detto delle cose brutte, ma Bill Clinton mi ha stuprata e Hillary mi ha minacciato per non parlarne”, ha raccontato Juanita Broaddrick, tornata sulle pagine dei quotidiani. Per mancanza di prove per questo caso non si arrivò mai a processo. Paula Jones accusò Bill Clinton di averle chiesto una prestazione sessuale in cambio di un lavoro, quando lui era governatore dell’Arkansas. Kathleen Willey accusò Bill Clinton di averla baciata e palpata, quando era una sua collaboratrice, senza consenso. Anche in questo caso non si andò a processo perché non c’erano abbastanza prove.

    Nel mirino di Kathy Shelton, infine, l’allora avvocato Hillary che difese il maniaco accusato di averla stuprata riuscendo a farlo scagionare. “Hillary Clinton non è una donna che tiene alle donne e ai bambini – ha dichiarato Jones –, è disgustoso che si proclami per i diritti delle donne una persona che per vincere la causa ha chiesto una perizia psichiatrica per accertare le facoltà mentali di una 12enne”. Una storia che, riportata a galla dal “sessista” Trump, sta creando molti imbarazzi alla candidata democratica, nonostante all’epoca stesse solo facendo il suo mestiere. Non è dunque meglio portare avanti le campagne elettorali su contenuti e proposte concrete per il Paese? Impostare la battaglia sull’etica e la morale dell’avversario rischia di trasformarsi in un terreno minato per chiunque: in fondo, chi è davvero senza peccato e moralmente irreprensibile?

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