Isis, ucciso ad Aleppo il portavoce del gruppo terrorista

Isis, ucciso ad Aleppo il portavoce del gruppo terrorista

La conferma dall'agenzia stampa ufficiale di Daesh: scoperte 72 fosse comuni in Siria e Iraq

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    Isis, ucciso ad Aleppo il portavoce del gruppo terrorista

    Il portavoce dell’Isis, Mohammed al-Adnani, mente degli attentati terroristici che hanno insanguinato l’Europa, è stato ucciso in un raid aereo della coalizione vicino ad Aleppo, molto probabilmente ad Al-Bab. La notizia è stata confermata sia dall’agenzia di stampa ufficiale dello Stato Islamico, Aamaq, sia dal Pentagono che ha chiarito come l’operazione si sia svolta sotto le forze della coalizione internazionale. Per il presunto califfato, la morte di Al-Adnanni è un colpo durissimo: era lui il responsabile delle azioni terroristiche in Europa, lui che esortava i combattenti a uccidere gli occidentali, lui che controllava le operazioni fuori dai territori di Daesh e che aveva la responsabilità delle operazioni militari in Siria e Iraq. Con la sua uccisione e la perdita di Omar al-Shishani, il ministro della Difesa dell’autoproclamato Califfato, ucciso a marzo in un raid, Abu Bakr al-Baghadi deve fare a meno di due pedine fondamentali per la creazione del suo folle progetto politico.

    Secondo quanto specificato dall’agenzia Aamaq, Al-Adnani, 28 anni e tra i più ricercati al mondo (sulla sua testa c’era una taglia di 5 milioni di dollari), è rimasto ucciso durante “le operazioni per respingere l’offensiva contro Aleppo“, che vedono le forze della coalizione e i combattenti curdi sempre più vicini alla città siriana.

    Già a gennaio era stato ferito in Iraq, nei pressi della diga Haditha, nel corso di una controffensiva per la perdita di Ramadi; anche in quel caso, Al-Adnani era andato al fronte per far sentire la presenza del presunto califfo ai combattenti e fare presa sul morale delle truppe, secondo un disegno di Al-Baghadi che prevede la presenza dei suoi uomini chiave sul campo, a fianco ai combattenti.

    Al-Adnani aveva un doppio ruolo nella gerarchia militare di Daesh: da un lato era il portavoce della propaganda, colui che aveva chiesto di uccidere gli occidentali con ogni mezzo. Ispiratore dei “lupi solitari” in Europa, poco prima del Ramadan, aveva lanciato un appello ai “combattenti sulla via del jihad” perché attaccassero i miscredenti ovunque fossero e li ucciderli con qualsiasi mezzo, anche “con un coltello“, come poi è avvenuto. “Se non siete in grado di procurarvi un ordigno esplosivo o una pallottola allora scegliete un infedele americano o francese o qualunque altro loro alleato e rompetegli la testa con una pietra, o accoltellatelo, investitelo con un’auto, buttatelo giù da un’altura, strangolatelo o avvelenatelo“, disse poco meno di due mesi prima della strage di Nizza.

    Dall’altro era l’organizzatore di quello che l’agenzia Aamaq definisce “operazioni esterne“, cioè gli attentati in Europa. Sotto il suo comando agiva infatti l’Amn al-Kharij, i Servizi esterni dell’Isis, responsabili degli attacchi di Parigi e Bruxelles: Abdelhamid Abaaoud, cittadino belga ideatore degli attentati di Parigi morto durante il blitz della polizia a Saint-Denis lo scorso 18 novembre, era un suo stretto collaboratore.

    Sempre Al-Adnani era il fulcro del traffico di foreign fighters da e per l’Europa: i suoi uomini controllavano la strada che passava da Raqqa, attraverso Al-Bab o Manbij, conosciuta come “l’autostrada del jihad“, il passaggio che permetteva ai combattenti di passare attraverso i territori Isis e raggiungere la Turchia per poi prendere la via verso la Francia e l’Europa.

    Con la presa di Manbij da parte delle forze curde e quella di Jarabulus, al confine con la Turchia, da parte delle truppe di Recep Tayyp Erdgogan, gli spostamenti dei jihadisti sono bloccati e la stretta su Aleppo è sempre più vicina: perdere anche quel territorio potrebbe essere il colpo fatale per il presunto Califfato.


    La ritirata dei miliziani di Daesh dai territori, strappati dalle forze della coalizione e dai combattenti curdi, sta lasciando una scia di orrore senza fine. L’agenzia AP è riuscita a documentare l’esistenza di 72 fosse comuni create dall’Isis in Siria e Iraq dove ci sarebbero migliaia di corpi, donne, anziani e bambini trucidati senza alcun ritegno per non lasciare nessuno in vita all’avanzare della coalizione.

    I giornalisti hanno ricostruito la mappa dell’orrore usando interviste esclusive, fotografie aeree e ricerche sul campo, trovando l’ubicazione di 17 fosse comuni in Siria: solo in queste ci sarebbero tra i 5mila e i 15mila corpi. In Iraq sono state trovate 16 fosse comuni ma non c’è ancora una stima su quanti corpi ci possano essere.

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