Burkini, l’Onu chiede la revoca delle ordinanze

Burkini, l’Onu chiede la revoca delle ordinanze

La richiesta dopo la bocciatura del Consiglio di Stato francese

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    Burkini, l’Onu chiede la revoca delle ordinanze

    Sospendere le ordinanze che vietano il burkini. È quanto chiede l’Onu ai comuni che avevano vietato in Francia il costume integrale, molto usato dalle donne musulmane. All’indomani della bocciatura del Consiglio di Stato, l’Alto commissariato Onu per i diritti umani è intervenuto nella delicata vicenda che aveva scatenato non poche polemiche. “Chiediamo a tutte le autorità locali che hanno adottato divieti simili di revocarli immediatamente”, ha detto il portavoce dell’ufficio Onu per i diritti umani, Rupert Colville. Già il segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-moon, tramite il suo portavoce Stephane Dujarric aveva espresso la sua soddisfazione per la decisione del Consiglio di Stato francese. Per tutta risposta, il sindaco di Villeneuve-Loubet, Lionnel Luca, aveva annunciato che non avrebbe ritirato il divieto anti burkini, anticipando che, al rientro in Parlamento, presenterà una proposta di legge per vietarlo del tutto.

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    Il Consiglio di Stato francese aveva sospeso il divieto di indossare il burkini a Villeneuve-Loubet, cittadina in Costa azzurra, sul mar Mediterraneo lo scorso venerdì 26 agosto. Secondo l’alto organo di giustizia amministrativa la regola che impedisce di indossare il costume integrale femminile da spiaggia “viola gravemente, e chiaramente in modo illegale, le fondamentali libertà di andare e venire, la libertà di credo e la libertà individuale”.

    La decisione segue una richiesta della Lega dei diritti umani, che chiedeva di eliminare il divieto affermando che esso violasse le libertà civili. Secondo il sistema francese, decisioni temporanee possono essere pronunciate mentre il tribunale prende tempo per pronunciarsi successivamente. Villeneuve-Loubet è solo uno dei circa 30 numerosi comuni francesi che hanno imposto il divieto, tra questi anche Cannes.

    La decisione presa dai sindaci dei comuni francesi come misura anti terrorismo è stata molto apprezzata dal Primo Ministro Manuel Valls che si è da subito schierato a favore di chi ha contrastato l’uso del costume integrale usato dalle donne musulmane.

    “Le spiagge, come ogni spazio pubblico, devono essere difese dalle rivendicazioni religiose. Il burkini non è un nuovo tipo di costume da bagno o una moda. È la traduzione di un progetto politico, di contro-società, fondato notoriamente sulla sottomissione della donna”, aveva detto Valls in un’intervista.

    Eppure, il Consiglio di Stato lo ha definito una violazione delle libertà fondamentali di un individuo. Intanto è recente la notizia di una donna che è stata costretta dalla polizia di Nizza a spogliarsi perché aveva indosso dei leggins e un velo che le coprivano il capo e il collo.

    Francia, vietato il burkini in spiaggia: arrivano le prime multe

    Un caso, quello del burkini che ha spaccato l’opinione pubblica in diversi paesi tra cui anche il nostro. In Italia il Angelino Alfano si è invece schierato a a favore della libertà di culto: “Dobbiamo essere duri e severi ma non provocatori”, ha detto il ministro spiegando che azioni di isolamento possono essere altrettanto rischiose per la sicurezza pubblica.

    Anche in Germania, dove nei giorni scorsi il tribunale ha negato a una studentessa di indossare la niqab, il dibattito è aperto.
    Nel Paese di Angela Merkel non è ancora stata presa alcuna decisione ufficiale ma l’intenzione è quella di vietare burqa e niqab in alcuni luoghi pubblici quali appunto le scuole. La stessa Cancelliera si è espressa pochi giorni fa: “Dal mio punto di vista, in Germania una donna completamente velata ha poche possibilità di integrarsi” dando pieno sostegno alla decisione del ministro dell’Interno, Thomas de Maizère di vietare il burqa negli uffici pubblici, in manifestazioni e alla guida di auto.

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