Monaco, l’attentatore è il 18enne Ali Sonboly: nessun legame con l’Isis

Monaco, l’attentatore è il 18enne Ali Sonboly: nessun legame con l’Isis

Era in cura psichiatrica. Secondo la polizia 'ovvio collegamento con Breivik'

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    Monaco, l’attentatore è il 18enne Ali Sonboly: nessun legame con l’Isis

    Non era legato all’Isis l’attentatore di Monaco di Baviera: Ali Sonboly era un tedesco di origini iraniane di 18 anni. Era in cura psichiatrica e probabilmente era in cerca di vendetta perché vittima di bullismo. Dopo aver fatto strage, tra un Mc Donald’s e il centro commerciale Olympia, uccidendo nove persone, si è tolto la vita. Dopo aver preso in considerazione la pista dell’estrema destra e quella dell’Isis, prende sempre più piede l’ipotesi della vendetta personale in seguito a turbe psichiche. Gli investigatori ritengono inoltre che ci sia un legame con il quinto anniversario del massacro di Oslo e Utoya, compiuto il 22 luglio del 2011 da Anders Behring Breivik, in cui furono uccise 77 persone. Lo ha detto in conferenza stampa il capo della polizia di Monaco, Hubertus Andrae. “Questo collegamento è ovvio”

    Monaco, il killer spara ai passanti

    Dalla conferenza emergono nuovi particolari sul ragazzo. Ha agito solo, non aveva complici, e non è legato all’Isis. Nulla è stato infatti trovato a casa sua da collegarlo ai terroristi islamici. Così come “non c’è alcun legame” tra la strage di Monaco e il tema dei rifugiati: smentita così la pista dell’estrema destra. “Non c’è nessuna prova” che sia stato vittima di bullismo, anche se è un’ipotesi che prende piede grazie a delle testimonianze come quella di un ex compagno di classe. Come riporta in esclusiva il Daily Mail Online, il ragazzo ha raccontato: “Sonboly era in classe con me e gli facevamo sempre mobbing. Diceva continuamente che ci avrebbe uccisi”. Certo (almeno secondo la polizia) il legame con la strage di Breivik e che, come spiegato dal procuratore di Monaco Thomas Steinkraus-Koch, il giovane si era sottoposto a “terapia psichiatrica” perché depresso.

    Il 18enne, con doppia cittadinanza, ha cominciato a sparare all’interno di un Mc Donald’s. Ha sparato con una Glock 9mm con la matricola abrasa. Nello zaino aveva 300 proiettili. Non è ancora chiaro come se li fosse procurati. Poi si è spostato al centro commerciale, dove ha sparato tra la folla intenta a fare shopping o a bere qualcosa al bar. L’Olympia è infatti uno dei più grossi centri commerciali di Baviera. Nove le vittime, oltre a decine di feriti: cinque ragazzi (tra i 13 e i 20 anni) e quattro adulti, tra cui tre donne. Nessun turista tra le vittime. Si è sparato in testa quando ha capito di non avere scampo. Il suo corpo è stato trovato vicino al centro commerciale alle 20.30. Il killer, con doppia cittadinanza, ha agito da solo. La certezza si è avuta verso l’1:30, dopo che si era parlato di tre attentatori in fuga e la città è rimasta paralizzata per ore.

    Le testimonianze che si sono susseguite dopo la strage non hanno aiutato a fare luce sul movente dell’attentato: terrorismo islamico, razzismo o follia slegata dal radicalismo? Una testimone ha raccontato di averlo sentito inneggiare ad Allah e di aver puntato ai bambini: “Ero in bagno con mio figlio, e lì c’era anche il killer – ha raccontato una donna che lo ha incontrato mentre ricaricava l’arma alla Cnn – Quando è uscito io ero alle sue spalle, ho sentito gli spari e visto i feriti, ha puntato subito ai bambini. Urlava ‘Allahu Akbar’, cioè ‘Allah è grande’”. Non è quindi esclusa l’ipotesi del radicalismo islamico, né un parallelismo con l’agguato a colpi di ascia e coltello sul treno a Wuerzburg, sempre in Germania.

    Agguato poi rivendicato dall’Isis. Alcuni esponenti del Califfato Islamico hanno festeggiato sui social network, ma questa non è una prova di un coinvolgimento diretto. Del resto questi fanatici islamici festeggerebbero per qualsiasi tragedia capitata ai nemici occidentali. Secondo le prime valutazioni dei servizi tedeschi, come hanno riferito funzionari dell’Intelligence Usa coperti dall’anonimato all’agenzia LaPresse, non pareva ci fossero legami fra l’attentatore di Monaco e lo Stato islamico né altri gruppi militanti. Circostanza confermata poi dalla polizia.

    L’altra ipotesi circolata (quella ormai più probabile) è l’infermità mentale. Dal dialogo su un tetto, tra lui e un vicino, emerge infatti il ritratto di un frustrato in cerca di vendetta. È stato immortalato in un video (che ha subito fatto il giro dei social) lo scambio di battute tra il killer, in fuga e asserragliato su un tetto, e un residente del palazzo adiacente. Uno scambio in dialetto bavarese, riportato dal Guardian e da altri quotidiani.

    Uomo sul balcone: “Maledetto str…”
    Terrorista: “A causa vostra sono stato vittima di bullismo per sette anni…”
    Uomo sul balcone: “Sei un cogl…”
    Terrorista: “E ora ho comprato una pistola per spararvi”
    Uomo sul balcone: “Una fottuta pistola, la tua testa non è a posto”
    Uomo sul balcone, rivolto a chi sta filmando: “Ha una pistola, il ragazzo ha una pistola”
    Terrorista: “Mer…! Maledetti turchi!”
    Uomo sul balcone: “Me…! Maledetti stranieri!”
    Uomo sul balcone, rivolto a un vicino: “Hei! Ha una pistola! L’ha caricata! Chiama la polizia!”
    Terrorista: “Io sono tedesco!”
    Uomo sul balcone: “Sei un cogl…, ecco cosa sei”
    Terrorista: “Smettila di filmare!”
    Uomo sul balcone: “Sei uno str…! Ecco cosa sei”
    Terrorista: “Sono nato qui!”
    Uomo sul balcone: “Sì, e cosa caz.. pensi di fare?”
    Terrorista: “Sono cresciuto qui nell’area Hartz 4″

    Altri testimoni hanno riferito ai media di aver sentito l’attentatore insultare i turchi e in generale gli immigrati. Avrebbe detto, ad esempio,“Scheiß Ausländer”, cioè “stranieri di me…”.

    La polizia, nella mattinata di sabato 23 luglio, ha perquisito l’appartamento del killer, in cerca di materiale che può aiutare a far luce sull’attentato. Si tratta di un edificio a Maxvorstadt, in periferia, dove viveva con i genitori. I quali, sotto shock, non si sono sottoposti a interrogatorio. Un residente: “Viveva vicino a me, lo conoscevo, un mio amico era suo compagno di classe e sosteneva che era un tipo tranquillo”.

    Secondo quanto scrive il tabloid britannico Daily Mail, l’attentatore avrebbe organizzato tutto con una trappola su Facebook. Giorni fa sul social è infatti stato pubblicato un evento in cui si prometteva cibo gratis da McDonald’s. Lo stesso fast food preso d’assalto. Non è escluso che fosse una strategia del 18enne per attirare più gente possibile, ragazzini (forse i bulli?) soprattutto. L’ipotesi è al vaglio degli inquirenti.

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