Turchia, Erdogan: ‘Lo stato di emergenza potrebbe durare oltre tre mesi’

Turchia, Erdogan: ‘Lo stato di emergenza potrebbe durare oltre tre mesi’

Il presidente Erdogan non esclude di potrarre lo stato di emergenza: 'il rischio di un altro golpe non è scomparso'

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    Turchia, Erdogan: ‘Lo stato di emergenza potrebbe durare oltre tre mesi’

    Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha paura di un nuovo tentativo di colpo di Stato (”potrebbe succedere, ma non sarà così facile perché questa volta siamo molto attenti e vigili”, ha sostenuto) e per questo ha affermato che in caso di necessità è pronto a prorogare lo stato di emergenza anche oltre i tre mesi stabiliti. “Questo stato di emergenza non è un coprifuoco, la gente sarà ancora in strada ad occuparsi dei propri affari e ad andare avanti con la propria quotidianità. È un passo assunto per rendere la vita più efficiente in un breve lasso di tempo. Come sapete, la Francia ha dichiarato uno stato iniziale di emergenza per tre mesi, poi prolungato per altri tre mesi, e ora allungato ancora di un trimestre. Quindi non c’è nessun ostacolo alla proroga. Dopo tre mesi si può chiedere di estenderla“, ha chiarito, mentre proseguono le epurazioni dopo il fallito golpe in Turchia del 15 luglio scorso, almeno fino a che Erdogan non sarà riuscito a cancellare ogni influenza del suo rivale Fethullah Gulen sulla società. Inoltre il vicepremier e portavoce del governo di Ankara, Numan Kurtulmus ha dichiarato la temporanea sospensione della Convenzione europea sui diritti umani, precisando che il diritto di riunirsi e di manifestare non verrà cancellato e non è previsto alcun coprifuoco.

    Al momento sono quasi 11mila le persone arrestate in relazione al tentativo di colpo di stato, secondo quanto dichiarato dallo stesso presidente turco, Recep Tayyp Erdogan (ma fonti non ufficiali parlano di quasi 60mila persone). In un’intervista rilasciata ad Al-Jazeera, ha precisato che fra gli arrestati ci sono oltre 6mila militari, un centinaio di poliziotti, nonché numerosi giudici e procuratori, ossia circa 113 funzionari della magistratura tra i quali due membri della Corte costituzionale turca. Il Consiglio per l’alta educazione (Yok) ha decretato il divieto di espatrio per tutti gli accademici turchi dopo la richiesta delle dimissioni per 1.577 decani di università, di cui 1176 dipendenti pubblici e 401 legati a fondazioni private. Altri 95 membri del personale accademico dell’Università statale di Istanbul e i rettori di altre quattro università turche sono stati sospesi. In seguito è stato arrestato anche il rettore dell’università di Ankara, Suleyman Buyukberber.

    Turchia-Usa: chiesta estradizione di Gulen dopo fallito golpe

    Tutte le decisioni sono state motivate dalla necessità di verificare eventuali legami con la confraternita di Fetullah Gulen, il miliardario e ideologo islamico residente negli Usa (in Pennsylvania) dal 1999, ex alleato e attualmente acerrimo nemico del presidente Erdogan, che lo ritiene la mente del tentativo di colpo di stato e di cui è stata richiesta l’estradizione. Proprio per colpirlo, le autorità turche hanno cancellato la pensione di anzianità di Gulen (che ne aveva diritto come ex predicatore da Diyanet, che è l’ente statale turco per gli affari religiosi) e anche tutti i benefici sociali del 75enne (gli era già stato annullato il passaporto verde, un documento che ricevono i funzionari statali di alto livello per viaggiare in molti Paesi senza visto). Leggi qui la sua biografia e perché fa tanta paura al sultano.

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    Recep Tayyp Erdogan si è detto poi fermamente convinto che nel fallito golpe del 15 luglio in Turchia siano coinvolti anche Paesi stranieri, ma si è rifiutato di citare quali.

    Poi ha alzato i toni della sfida con la comunità internazionale, lanciando un avvertimento a tutti i leader stranieri, sottolineando che devono “smetterla di dire ad Ankara cosa fare, come tornare alla normalità“. Inoltre il presidente turco ha bacchettato anche l’agenzia Standard & Poor’s dopo l’annuncio del taglio del rating della Turchia a ‘BB’ da ‘BB+’, con outlook negativo, definendo la decisione una “dichiarazione politica” che “non riflette la realtà economica turca“: “A Standard & Poor’s direi: non vi immischiate nei fatti della Turchia“. E ancora: “Standard & Poor’s può avere tagliato il rating ma cosa ha a che fare con la Turchia? La Turchia non fa parte di questa organizzazione, abbiamo detto che non vogliamo avere a che fare con loro“, ha detto ancora Erdogan. E ha concluso annunciando: “Ci saranno altri arresti“.

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    Erdogan ha inoltre negato che sia in corso una svolta autoritaria e che la democrazia turca sia in pericolo, ma ha annunciato che la Turchia è ufficialmente in stato di emergenza per i prossimi tre mesi per “affrontare in modo tempestivo tutti gli elementi dell’organizzazione terroristica“. Erdogan ha ricordato che l’articolo 120 della Costituzione “prevede lo stato d’emergenza in caso di atti di violenza volti ad abolire la democrazia e a violare i diritti fondamentali“. L’obiettivo, ha spiegato il capo di Stato turco, “è di potere prendere misure più efficaci per eliminare la minaccia il prima possibile” e tutelare democrazia e Stato di diritto.

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    Lo stato di emergenza in Turchia annunciato per tre mesi è una “questione interna” di quel Paese, ha affermato il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov aggiungendo di non avere alcuna informazione in merito al fatto che la Russia avrebbe avvertito la Turchia di un imminente colpo di Stato. “Non ho questa informazione – ha spiegato in merito alle indiscrezioni di stampa uscite nelle ultime ore – e non so a quali fonti si riferiscano“.

    Amnesty International ha espresso il timore che il massiccio giro di vite ordinato dalle autorità turche dopo il fallito colpo di stato si estenda fino a censurare gli organi d’informazione e i giornalisti, soprattutto coloro che esprimono critiche rispetto alle politiche del governo. “Stiamo assistendo a una repressione di proporzioni eccezionali. Mentre è comprensibile e legittimo che il governo voglia porre sotto inchiesta e punire i responsabili del sanguinoso tentativo di colpo di stato, è doveroso che le autorità rispettino lo stato di diritto e proteggano la libertà d’espressione” – ha dichiarato Andrew Gardner, ricercatore di Amnesty International sulla Turchia. Infatti AI ha appreso che, nei giorni successivi al fallito colpo di stato, le autorità hanno arbitrariamente bloccato oltre 20 siti web d’informazione. Il 19 luglio il governo ha revocato la licenza a 25 organi di stampa. Inoltre, a 34 giornalisti è stato ritirato l’accredito stampa ed è stato emesso un mandato d’arresto per una giornalista che aveva seguito gli sviluppi del tentato colpo di stato.

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