Turchia, Ue contro purghe di Erdogan. Merkel: ‘Fine trattative per l’ingresso’

Turchia, Ue contro purghe di Erdogan. Merkel: ‘Fine trattative per l’ingresso’

Sono più di 8 mila i dipendenti del ministero sollevati dall'incarico

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    Tensione altissima dopo il fallimento del golpe in Turchia. “Lo stato di diritto deve essere protetto in Turchia” ha dichiarato l’alta rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, arrivando all’incontro dei ministri degli Esteri europei a Bruxelles.

    Gli Stati Uniti e l’Unione Europea chiedono che la Turchia “rispetti la democrazia, le libertà fondamentali e lo stato di diritto”. “Gli autori del golpe dovranno rendere contro di ogni goccia di sangue versato, ma comunque nel rispetto del diritto” ha dichiarato Binali Yildirim, per rassicurare Usa e Ue, ma nonostante i toni pacati il premier turco non ha escluso la reintroduzione della pena di morte nel rispetto della volontà del popolo. Intanto circolano foto agghiaccianti sul trattamento che Erdogan sta riservando ai suoi traditori. Una eventuale reintroduzione della pena di morte in Turchia, avverte la cancelliera tedesca Angela Merkel, significherebbe “la fine delle trattative per l’ingresso nell’Unione europea”.
    “Nelle prime ore dopo il fallito colpo di Stato”, ha detto, “abbiamo assistito a scene rivoltanti di giustizia arbitraria e vendetta. Questo non è accettabile”.

    Mentre in Ue si parla di una inaccettabile violazione dei diritti dell’uomo, le purghe per il golpe fallito in Turchia coinvolgono la polizia e non solo. In totale, i dipendenti del ministero dell’Interno sollevati dai loro incarichi sono 8.777, di cui – oltre ai prefetti – 7.899 poliziotti, 614 gendarmi e 47 governatori di distretti provinciali.
    “Il ritorno ipotizzato della pena di morte in Turchia sarebbe uno dei simboli di quello che l’Europa non può accettare. Siamo stati molto chiari nel condannare il tentativo di golpe militare, e siamo molto chiari nel dire che la reazione a questo golpe non può essere una reazione di vendetta” ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

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