Fallito golpe in Turchia, non si ferma la vendetta di Erdogan: migliaia gli arresti

Fallito golpe in Turchia, non si ferma la vendetta di Erdogan: migliaia gli arresti

Continuano le 'purghe' del presidente turco: 9mila funzionari licenziati, via giudici e poliziotti. Ucciso il vice sindaco di Istanbul: il paese è nel caos

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    Dopo il tentativo di golpe in Turchia fallito, si fa sempre più implacabile la vendetta di Recep Tayyip Erdogan e il paese è nel caos. Nella giornata di lunedì 18 luglio si deve registrare anche la morte del vice sindaco del distretto Sisli di Istanbul, Cemil Candas, ucciso da un uomo che gli ha sparato alla testa. Le prime notizie parlano di un’aggressione in piena regola: il killer sarebbe entrato nell’ufficio e gli avrebbe sparato. Il regime islamista di Erdogan è uscito vittorioso e rafforzato, visto che il presidente può giustificare l’eliminazione di migliaia di oppositori. Continuano gli arresti e sale la tensione con gli Usa, accusati di proteggere Fethullah Gulen, secondo Erdogan il mandante del golpe. Nella notte di guerra civile tra venerdì e sabato 16 luglio sono morte più di 300 persone di cui la metà civili, mentre più di 1400 sono rimaste ferite. In tutto questo, il governo sta valutando di ripristinare la pena di morte per i golpisti, paragonati ai terroristi.

    Nel paese la situazione è ancora in divenire, mentre Erdogan sta continuando le operazioni di “pulizia”, colpendo in modo durissimo gli autori del fallito golpe. Sale anche la tensione con gli USA per la questione Gulen e con l’Europa: l’idea di ripristinare la pena di morte per i golpisti non piace a Bruxelles, mentre l’amministrazione Obama chiede prove certe del coinvolgimento del religioso in esilio negli States. Il fallimento del colpo di Stato ha dato a Erdogan la scusa per fare piazza pulita di oppositori e personalità scomode, rafforzando così un potere già enorme. Oltre ai militari, sono stati arrestati generali dell’esercito e migliaia di giudici accusati di essere seguaci di Fethullah Gulen, leader religioso e politologo in esilio negli USA dal 1999. Gli ultimi dati degli arresti effettuati dopo il golpe è impressionante. Il colpo di stato fallito è costato la vita a costato la vita a 312 persone, tra cui 145 civili, 60 poliziotti, 3 soldati e 104 golpisti; 1491 i feriti.

    Le foto choc, pubblicata sui social, dei militari arrestati


    Il ministro della Giustizia Bekir Bozdag ha reso noto che il numero di arresti è salito a dismisura. Si parla di 2.839 i soldati arrestati, tra cui decine di generali, mentre più di 2.700 giudici sono stati rimossi dall’incarico, accusati di essere vicini a Gulen. Il numero totale degli arresti è di 7.543 persone: 6mila i militari, 755 magistrati e 650 civili sospettati di aver appoggiato un tentativo di colpo di stato. Tra i militari arrestati, ci sono 103 generali e ammiragli delle forze armate: l’ufficiale più alto in grado è il generale Akin Ozturk, ex numero uno dell’Aviazione, considerato il cervello del golpe. Nella vendetta di Erdogan finiscono anche i dipendenti pubblici non legati alla sicurezza: circa 1500 gli impiegati sollevati dai loro incarichi al ministero delle Finanze. A questi si aggiungono 7.899 agenti sospesi e costretti a riconsegnare armi e distintivi; sospesi anche 30 prefetti su 81. In totale, i dipendenti del ministero dell’Interno licenziati sono 9.000. Tra le decisioni prese dal governo anche il divieto di espatrio per i dipendenti pubblici.


    Dopo aver assistito al tentato golpe in un silenzio assordante, USA E UE vanno all’attacco di Erdogan. Per il segretario di Stato USA John Kerry, le accuse del governo turco sono gravi ma rimane la disponibilità ad aiutare Ankara nelle indagini se però arriveranno prove concrete. Netta invece la condanna delle istituzioni europee che arriva tramite l’Alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, che stigmatizza l’ipotesi di reintrodurre la pena capitale per i golpisti. “Nessun paese può diventare membro della Ue se introduce la pena di morte“, ha dichiarato la Mogherini, ricordando che “la Turchia fa parte del Consiglio d’Europa e in quanto tale è legata alla Convezione sui diritti umani“. Anche dalla Germania arriva il secco no all’ipotesi della pena capitale in Turchia: in quel caso, fa sapere il portavoce di Angela Merkel, si fermerebbero tutte le trattative tra UE e Ankara. Il premier turco Binali Yildirim ha chiarito che è troppo presto per prendere una decisione. “Il desiderio della pena di morte espresso dai nostri cittadini per noi è un ordine, ma prendere una decisione affrettata sarebbe sbagliata“, ha chiarito.

    TENSIONE CON GLI USA: La tensione tra USA e Ankara sta salendo dopo le affermazione del premier Binali Yildirim che ha tenuto un breve discorso alla nazione. Gulen è stato definito come “leader di un’organizzazione terroristica” che avrebbe organizzato il colpo di Stato. “Un’organizzazione parallela” pericolosa, nelle parole di Yildirim, che arriva ad attaccare gli Stati Uniti, dove Gulen vive in auto esilio da tempo. “Un Paese che lo sostenga non è amico della Turchia. Sarebbe persino un atto ostile nei nostri confronti“, ha dichiarato, ricordando di aver chiesto la sua estradizione. Parole durissime a cui ha risposto il segretario di Stato John Kerry che ha dato la piena collaborazione al governo di Ankara per le indagini sul golpe, ma chiede prove per l’accusa a carico di Gulen.

    CHI È FETHULLAH GULEN: Il predicatore era alleato di Erdogan, a lui molto vicino, ma dal 1999 vive in Pennsylvania dopo i dissidi avuti con il presidente turco in merito a uno scandalo corruzione che aveva toccato il governo turco. Nega di aver auto un ruolo nel golpe fallito e anzi condanna “nei termini più forti” il tentativo di colpo di Stato. “Essendo qualcuno che ha sofferto in prima persona diversi colpi di Stato militari, durante le passate cinque decadi, è particolarmente infamante essere accusato di avere legami con un tentativo di questo genere“, ha detto Gulen.

    TURCHIA, UN PAESE NEL CAOS

    Nel video, un poliziotto salva un militare dal linciaggio della folla

    ERDOGAN NUOVO SULTANO: Quando tutto sembrava perso e i golpisti lanciati al potere, Erdogan ha deciso di rivolgersi al popolo che era sceso in strada. Forte del sostegno popolare e della fedeltà della Polizia, ha guidato il “contro-golpe”: è apparso alla Cnn turca su Facetime e ha arringato il popolo. Ha mandato un sms a milioni di cittadini chiedendo loro di scendere nelle strade per difendere la democrazia e di rimanere a presidiare le città anche in serata. “Questo è un tentativo di golpe di un piccolo gruppo“, ha scritto, invitando a “onorare la nazione turca, difendere il tuo onore, difendere il Paese, difendere la tua democrazia e la pace“. Quindi ha concluso il messaggio: “Vi invito a scendere nelle strade contro questo ridotto gruppo per difendere la vostra democrazia, la vostra nazione. Difendete il vostro Stato“. Soprattutto, ha dato la colpa del caos in cui è precipitato il paese a uno dei nemici ormai storici del suo governo, Gulen.

    Turchia, fallito golpe dei militari

    Notte di guerra civile in Turchia

    ‘LA PAGHERANNO CARA’: Ripreso il controllo, è partita anche un’operazione molto mediatica, utile a confermare la solidità del potere di Erdogan: la tv di Stato, presa dai militari, ha ripreso le trasmissioni e ha mostrato, insieme ad altri media turchi, le immagini di decine di soldati golpisti che si arrendevano e si consegnavano alle autorità. Almeno 50 lo hanno fatto dopo l’alba sui ponti sullo stretto del Bosforo di Istanbul, chiuso dai militari. Il presidente, che all’inizio del golpe era dato in volo verso Berlino o Londra, è rientrato in patria e ha parlato due volte alla nazione dall’aeroporto Ataturk di Istanbul, chiedendo al popolo di rimanere per strada e assicurando che i militari non prenderanno il potere. “La pagheranno cara” ha detto il premier turco, mentre l’Occidente per ore è rimasto in silenzio.


    IL SILENZIO DELL’OCCIDENTE: Solo nelle prime ore del mattino sono infatti arrivate le prime reazioni a sostegno di Erdogan. Il primo a farsi sentire è stato Barack Obama che ha chiesto il rispetto del governo “democraticamente eletto”. Verso le sei del mattino si è fatta sentire Angela Merkel che, tramite il suo portavoce, ha fatto sapere che “l’ordine democratico deve essere rispettato”. Intorno all’una è arrivato un tweet del ministro italiano, Paolo Gentiloni, che invita gli italiani residenti in Turchia a non uscire di casa e a contattare le istituzioni.

    Per informazioni ed emergenze, spiega ancora il ministero degli Esteri, è possibile contattare l’Ambasciata d’Italia a Ankara ai numeri: +90 532 374 81 77 e +90 534 074 33 63 e il Consolato Generale a Istanbul al numero 00905554585844

    Golpe Turchia, Erdogan parla ai media nella località turistica di Marmaris

    Erdogan parla ai media nella località turistica di Marmaris

    COSA È SUCCESSO: Intorno alle 22.30 i militari insorti hanno proclamano per alcune ore la legge marziale e hanno diffuso un comunicato tramite la TV di stato: “Per riprenderci la democrazia costituzionale, stiamo ufficialmente gestendo il Paese”.

    I militari in Turchia sono da sempre i difensori della Costituzione laica, contro l’integralismo islamico. Il Paese è stato in piena guerra civile. I militari golpisti hanno chiuso il ponte sul Bosforo a Istanbul e ha chiuso il centro di Ankara, mentre il presidente Erdogan ha incitato la cittadinanza a resistere ai militari. Ad Istanbul centinaia di persone si sono riversate per le strade per contrastare l’avanzata dei golpisti, e sono state respinte a colpi di arma da fuoco. Ad Ankara invece violenti scontri fra cittadini di fazioni opposte. I militari hanno sparato sulla folla anche usando gli elicotteri; il bilancio provvisorio parla di 200 morti e oltre 1.200 feriti. A fermare i golpisti la Polizia rimasta fedele al premier e frange dell’esercito.

    La tensione è altissima e l’attenzione della comunità internazionale è massima: la Turchia è infatti un paese membro della Nato e un’eterna candidata all’ingresso in Europa. I militari hanno cercano di rassicurare sia la popolazione interna che gli osservatori internazionali: “Abbiamo il potere, ripristinati diritti civili e libertà. Gli accordi internazionali sono validi”. Il golpe è fallito dopo una violenta sparatoria al palazzo del Governo.

    Turchia, premier denuncia: golpe militare in corso

    Entrambi i ponti sul Bosforo a Istanbul sono stati chiusi e carri armati sono stati visti sfilare per la città. Una frangia militare ha annunciato di avere preso il controllo del Paese e di avere fatto prigioniere alte cariche dello Stato.

    ERDOGAN: dopo alcune voci contraddittorie sul suo destino, il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan ha parlato alla nazione da FaceTime, un’applicazione per smartphone: “Questo colpo di Stato non avrà successo. Prima o poi sarà eliminato. Tornerò ad Ankara. Chiedo alla nostra gente, a tutto il mondo, di riempire le piazze del Paese per dare la risposta necessaria [ai militari che stanno tentando un colpo di Stato]. Stiamo vivendo un tentativo di colpo di Stato, perpetrato da un piccolo gruppo nell’esercito. Lo ha realizzato la struttura parallela che sappiamo esistere dentro lo Stato. Riceveranno la risposta della nazione e pagheranno un alto prezzo per aver agito contro la nazione. Non cederemo loro il campo”. La Germania avrebbe rifiutato l’autorizzazione all’atterraggio dell’aereo del presidente turco Erdogan, in fuga dai disordini.

    center>TURCHIA SOTTO ATTACCO TRA ATTENTATI E VIOLENZE: COSA STA SUCCEDENDO?

    Premier Turchia denuncia: golpe militare in corso

    Immagini trasmesse da Cnn Turk hanno mostrato i blocchi allestiti con camion militari e soldati armati sui ponti che collegano le due parti della città di Istanbul. Colpi d’arma da fuoco sono stati sentiti ad Ankara, mentre la città è stata sorvolata da jet ed elicotteri militari. L’accesso all’aeroporto Ataturk di Istanbul è stato bloccato da soldati con carri armati. Il dipartimento di polizia di Ankara ha richiamato in servizio tutto il personale, mentre misure di sicurezza aggiuntive sono state prese intorno alla sede dello Stato maggiore dell’esercito.

    CENSURA: tv e social sono stati oscurati dal governo. Gli attivisti di Anonymous si stanno prodigando per dare indicazioni ai turchi per riuscire ad aggirare il blocco dei social network. Periscope è l’unico social che non è stato bloccato e i giovani turchi stanno trasmettendo al mondo interno i drammatici eventi di queste ore concitate.

    Binali Yildirim

    IL PREMIER: ad Ankara è “probabilmente in corso un colpo di Stato militare”. Lo ha dichiarato il premier turco Binali Yildirim escludendo tuttavia che il tentativo possa aver successo. Binali Yildirim ha aggiunto che “Il governo eletto dal popolo resta in carica. Questo governo lascerà solo quando il popolo lo deciderà. Governo e forze di sicurezza sono stati chiamati a fare quanto necessario per rispondere al tentativo di colpo di Stato militare”.

    INVITI ALLA POPOLAZIONE: il partito al potere, l’AKP, ha inviato sms e email alla popolazione chiedendo di scendere in strada a supporto del governo. I militari invece hanno annunciano un coprifuoco fino a nuovo ordine. I cittadini in preda al panico si sono riversati in strada cercando di prelevare quanto più denaro possibile dai bancomat.

    I PRECEDENTI: questo è il quinto colpo di stato turco nell’arco degli ultimi 100 anni. In Turchia, eccezione più unica che rara, i colpi di stato non servono per imporre dittature, ma per ripristinare le libertà democratiche.

    Numerose ambulanze sono arrivate alla sede dello Stato maggiore ad Ankara, dopo che sono stati sentiti spari, ha riferito l’agenzia Dogan. Secondo il quotidiano T24, l’edificio dove hanno sede i servizi segreti sarebbe stato bersagliato da spari da un elicottero. “Si tratta di un gruppo interno all’esercito, che si è sollevato” e i militari hanno “circondato alcuni importanti edifici”. Così il premier turco, Binali Yildirim, ha descritto il tentativo di colpo di Stato nel Paese. “Non faremo concessioni sulla democrazia”, ha sottolineato. Yildirim lancia un anatema contro gli insorti: “Chi si è ribellato la pagherà cara”.


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