Strasburgo, l’Italia viola diritti di una coppia gay: condannata

Strasburgo, l’Italia viola diritti di una coppia gay: condannata

Lo Stato dovrà versare 20 mila euro alle parti offese

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    Strasburgo, l’Italia viola diritti di una coppia gay: condannata

    La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per discriminazione, il Paese ha violato i diritti di coppia omosessuale. La causa era stata presentata dalla coppia formata da Roberto Taddeucci e il neozelandese Douglas McCallCon. Con sei voti favorevoli e uno contrario, la Corte ha stabilito che le autorità italiane sono in torto per non aver garantito un permesso di soggiorno per ricongiugimento familiare a Douglas McCall. Ed ha quindi condannato l’Italia a pagare 20mila euro alle parti offese. La sentenza non è ancora definitiva ma lo diverrà tra tre mesi se non verrà presentato un appello.

    Roberto Taddeucci e Douglas McCallCon risiedevano in Nuova Zelanda, con lo statuto di coppia non sposata fino al dicembre 2003 quando decisero di trasferirsi in Italia a causa dello stato di salute di Taddeucci. McCall richiese un permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare, che gli venne rifiutato.

    Nel ricorso la coppia ha sostenuto di essere stata vittima di una discriminazione basata sull’orientamento sessuale. E la Corte gli ha dato ragione.
    Lo Stato italiano, decidendo di trattare le coppie omosessuali allo stesso modo di quelle eterosessuali, ha violato secondo la Corte il diritto della coppia a non essere soggetta a discriminazione basata sull’orientamento sessuale, ai sensi dell’articolo 8 della Convenzione.
    Secondo la sentenza, la coppia non poteva essere considerata alla stessa stregua di una coppia eterosessuale non sposata, perché in Italia non esiste il matrimonio gay. E quindi secondo la legge nazionale i due non potevano in alcun modo essere definiti ‘sposi’. L’interpretazione restrittiva della nozione di membro di una famiglia costituita, per le coppia omosessuali, dice la Corte, è un ostacolo insuperabile per garantire un permesso di residenza su base familiare. Questa interpretazione restrittiva del concetto di membro della famiglia, per come è stato applicato a McCall, prosegue la sentenza, non tiene in considerazione la situazione personale dei due, in particolare l’impossibilità di ottenere una qualsiasi forma di riconoscimento legale della relazione in Italia.

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