Referendum Brexit 2016, Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea

Referendum Brexit 2016, Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea
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    Referendum Brexit 2016, Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea

    La Gran Bretagna lascia l’Unione Europea. Il referendum su Brexit si è concluso e i voti dei Leave battono i Remain per 51,9% a 48,1% con un’affluenza molto alta: è andato alle urne il 72,2% dei cittadini britannici. I mercati sono sotto shock, mentre la sterlina e le borse asiatiche sono in caduta libera. Scozia e Irlanda si preparano anche loro a indire referendum per staccarsi dalla Gran Bretagna. “La volontà del popolo britannico sarà rispettata“, ha dichiarato David Cameron dopo il voto. Il premier vive la sua ora più difficile e ha deciso di dimettersi, consegnando a un nuovo premier i negoziati per l’uscita dall’UE. “Darò stabilità al paese per avviare i negoziati nei prossimi tre mesi, ma dovranno partire con un nuovo premier: sarà lui a guidare l’uscita dall’UE“. Nel suo discorso, Cameron ha dichiarato che non ci saranno cambiamenti per la libera circolazione di merci e persone: una scelta questa che però ora spetta all’Unione Europea.

    Le dimissioni sono arrivate anche perché il referendum è stata una sua idea: l’intenzione di Cameron era portare alla prova del voto popolare le istanze degli euroscettici britannici capitanati dall’agguerritissimo partito UKIP di Nigel Farage.
    Circa 46,5 milioni di cittadini britannici sono stati chiamati a scegliere se rimanere all’interno dell’Unione Europea o lasciare Bruxelles.


    Esulta il fronte del Leave e in particolare Nigel Farange che ha chiesto le dimissioni di David Cameron, poi arrivate. “È il nostro independence day“, esulta. Il premier inglese si è dato tre mesi di tempo per dare stabilità al paese e ha dato le dimissioni: non sarà lui a guidare l’uscita del paese. Chiunque lo sostituira non solo dovrà avviare le pratiche per la richiesta dell’uscita dall’UE, seguendo un iter molto lungo, ma dovrà fronteggiare il pericolo della disgregazione del Regno Unito.

    voto brexit

    In blu le zone dove ha vinto il Leave (51,9%), il giallo quelle del Remain (48,1)

    Scozia e Irlanda del Nord potrebbero infatti lasciare la Gran Bretagna al suo destino. Qui il sentimento indipendentista è fortemente europeista e le due nazioni ora chiedono un altro referendum per staccarsi dall’Inghilterra e aderire come singoli stati all’Europa. “Noi siamo europei“, ha dichiarato la prima ministra scozzese, Nicola Sturgeon, leader dello Scottish National Party. “La Scozia ha consegnato un voto chiaro, senza equivoci, per la permanenza nella UE e accolgo con favore questo sostegno al nostro status europeo“, ha ricordato riferendosi al referendum votato due anni fa e al voto di oggi, che ha visto il Remain vincere in massa. “Il voto qui chiarisce che il popolo scozzese vede il suo futuro nell’Unione Europea. La Scozia ha parlato. E ha parlato chiaro“.

    Altro fronte caldo potrebbe essere quello dell’Irlanda del Nord, dove le tensioni non sono mai scemate tra indipendentisti e unionisti. Alle tradizioni divisioni ora si aggiunge anche quella sull’Europa. “Con l’uscita della Gran Bretagna dall’UE, l’Irlanda dovrebbe andare al voto per la propria riunificazione“, ha dichiarato il vicepremier dell’Irlanda del Nord, Martin McGuinness, storico leader del partito nazionalista irlandese Sinn Féin ed ex affiliato dell’Ira.

    A dare la vittoria ai Leave è stata la tradizionale provincia inglese e la popolazione over 60. Sono i primi dati che raccontano di un paese diverso da quello a cui siamo abituati a pensare. l’Inghilterra non è Londra e il voto sulla Brexit lo dimostra. A livello anagrafico sono stati gli over 65 a votare per la Brexit, il 58 percento, mentre i giovani (18-24 anni) hanno votato per il Remain al 64 percento: le aspettative di vita dei primi sono di 16 anni, 64 quelli dei secondi.

    I Leave hanno avuto la meglio in Inghilterra e Galles, vincendo nelle città del nord inclusa Sheffield, le valli gallesi lungo le Midlands incluso Birmingham e il sud-est dell’Inghilterra. I Remain invece hanno dominato a Londra, in Scozia e in Irlanda del Nord; l’area con il maggior tasso di voti pro UE è Gibilterra. Sette delle dieci aree dove si è registrato più del 75% dei voti contro la Brexit si trovano a Londra.

    Nel dettaglio, il Leave ha prevalso in Inghilterra (57%) e Galles (52,5%), mentre il Remain è stato votato a Londra (59,9%), Scozia (62%) e Irlanda del Nord (55,8%). Altro dato interessante è il tasso di istruzione dei votanti per schieramenti: dove il tasso di istruzione è più basso, ha prevalso il voto anti UE.

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    La vigilia del voto è stata un susseguirsi di dichiarazioni. Mentre David Cameron e il leader laburista Jeremy Corbyn invitavano a votare pro UE, Nigel Farange dell’UKIP parlava di “Independence Day” e invitava a votare per la Brexit, così come l’ex sindaco di Londra Boris Johnson.


    BREXIT, COSA SUCCEDE SE VINCONO I SI’

    Nel Regno Unito la campagna elettorale è stata molto accesa e ha visto scontrarsi i due poli fino all’ultimo minuto. Cameron si è rivolto personalmente ai cittadini britannici per votare a favore della permanenza in UE. “Riguarda la nostra economia, che sarà più forte se restiamo e più debole se usciamo. È un rischio enorme per la Gran Bretagna, per le famiglie e i posti di lavoro britannici ed è una scelta irreversibile”, ha dichiarato. Non solo. Nei giorni precedenti, il premier aveva sottolineato le difficoltà economiche che potrebbero sorgere in caso di Brexit rivolgendosi alla categoria più a favore dell’uscita, i pensionati. “Creerà un buco nero tra i 20 e i 40 miliardi di sterline nelle nostre finanze e così i nostri ministri dovranno rivedere la riforma delle pensioni”, mentre, in caso di voto pro UE il governo inglese, “avrà le risorse finanziarie per mantenere i benefit ai pensionati. E possiamo proiettarci verso la creazione di più lavoro, più case e più opportunità per i vostri bambini e i vostri nipoti”.

    BREXIT, LE RAGIONI DEL LEAVE E DEL REMAIN


    Dall’Europa sono giunti molti appelli a favore del Remain e soprattutto un chiarimento da parte delle autorità di Bruxelles. Il presidente della Commissione UE, Jean Claude Juncker, è stato chiaro: se decideranno di uscire non ci sarà possibilità di tornare indietro. “Voglio dire agli elettori britannici che non ci sarà nessun altro tipo di negoziato: chi è fuori è fuori”, ha dichiarato alla vigilia del voto, specificando che l’accordo ottenuto da Cameron a febbraio è “il massimo di quello che poteva avere e il massimo di quello che potevamo dare noi”.

    I RISCHI DELLA BREXIT PER L’ITALIA E L’UE

    Anche l’Italia si è schierata a favore dell’UE. Matteo Renzi, intervistato dal Guardian, ha parlato della Brexit come una scelta sbagliata. “Visto dall’Italia, un voto per uscire dall’Europa non sarebbe un disastro, una tragedia o la fine del mondo per voi nel Regno Unito: sarebbe peggio, perché sarebbe la scelta sbagliata. Sarebbe uno sbaglio per il quale soprattutto voi, gli elettori, ne paghereste il prezzo. Chi vuole veramente che la Gran Bretagna sia piccola e isolata?”.




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