Le voci degli italiani a Londra dopo Brexit [INTERVISTE]

Le voci degli italiani a Londra dopo Brexit [INTERVISTE]
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    Le voci degli italiani a Londra dopo Brexit [INTERVISTE]

    Il referendum Brexit ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Alla prova dello spoglio, i Leave hanno superato di misura i Remain, stabilendo così un risultato che avrà conseguenze su tutto il continente per i prossimi anni. Ma cosa ne pensano gli italiani che vivono nel Regno Unito? Abbiamo raccolto le voci di alcuni connazionali, alcuni dei quali hanno idee diametralmente opposte. Ecco cosa ci hanno detto.

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    ROSALIA, SICILIANA, DA 10 ANNI A LONDRA: “Io e mio marito abbiamo diritto di voto e siamo stati indecisi fino all’ultimo. E’ stato difficile per noi scegliere di votare Leave. Ma guardando al lungo periodo e a quello che lasceremo ai nostri figli abbiamo sentito la responsabilità di votare in questo senso. L’Europa unita è un bell’ideale, ma politicamente non funziona. Noi non crediamo in questa Europa e non ha niente a che fare con il razzismo o con l’isolazionismo.
    I miei amici italiani trapiantati in Inghilterra sono letteralmente devastati dall’esito del voto. Anche altri amici di origine europea auspicavano la vittoria del Remain. Invece gli altri di origine extra-europea (Australia, Sudafrica…) concordano con l’uscita. E’ sopratutto gente che sta qui da diversi anni, e che come noi ha avuto modo di osservare il cambiamento sociale dell’ultimo periodo. Da quando l’Europa Unita ha accolto i paesi dell’est abbiamo visto crescere enormemente i problemi in servizi fondamentali come sanità pubblica e scuola. Questi problemi ci toccano molto da vicino e la prospettiva di un ulteriore allargamento dell’Unione ci spaventa.
    Chi è extra-europeo è entrato con più difficoltà di chi è europeo: ha dovuto per esempio ottenere il visto e dimostrare di avere un lavoro. Invece chi è di origine europea ha potuto entrare e uscire a suo piacimento, chiedendo anche sussidi pubblici. Costoro vedono l’uscita dall’Europa come una perdita di questi privilegi.
    Adesso ci troviamo in una brutta posizione: sui social sono tutti molto aggressivi. Chi ha votato Leave viene accusato di essere ignorante e razzista. Per questo chi come noi ha queste idee, preferisce spesso stare zitto“.



    VALERIA, 35 ANNI, DI MESSINA: “Il clima qui a Londra è di shock, anche se fino a ieri i sondaggi davano la Brexit come una possibilità reale. Il Paese è diviso a metà e in alcune zone ha vinto decisamente la volontà di restare nell’UE, come in Scozia e in Irlanda del Nord. In queste zone il risultato di Brexit potrebbe comportare diversi problemi. A Londra poi il 60% ha votato per restare nell’Unione Europea. Io lavoro nel pubblico impiego e abito nel Borough di Wandsworth, dove il 75% ha votato per restare. Tra i votanti per l’opzione Remain c’è anche mio marito che come cittadino irlandese ha diritto di voto. Anche lui è stupito. Lavora nel settore finanziario ed oggi lui e i suoi colleghi sentono la pressione dell’incertezza.
    Sono state in maggior parte le persone anziane a decidere per il Leave, ma è anche stato un voto determinato dalle condizioni socioeconomiche dei votanti. La working class ha deciso di punire l’Europa per la propria situazione economia. Il tema degli immigrati ha giocato un ruolo importante in questa campagna e (purtroppo) la gente crede che fuori dall’UE il Regno Unito potrà controllare meglio le frontiere. Chi ha votato Leave pensa che questo migliorerà la situazione economica dei ceti più poveri.
    Cosa cambierà per i cittadini italiani a Londra? Al momento nulla. Cameron l’ha già detto oggi in conferenza stampa e del resto il governo vuole al momento tranquillizzare i mercati e questo significa anche comunicare che non ci sarà alcuna decisione drastica nel breve periodo.
    Ma per gli italiani che vorrebbero trasferirsi qui in futuro non si sa assolutamente cosa accadrà”.



    DOMENICA, 35 ANNI, DI SALERNO: “Faccio l’organizzatrice di eventi e ho appena comprato casa nel sudest di Londra insieme al mio compagno Carlo. Devo essere sincera: vivo a Londra da 7 anni e questo risultato non me l’aspettavo. È vero che molta gente sperava nell’uscita dall’Unione, ma nell’aria c’era la sensazione che alla fine avrebbe vinto il Remain. Il problema non è solo l’uscita del Regno Unito dall’Europa, ma anche il fatto che ora si scatenerà l‘effetto a catena. La colpa è del premier David Cameron che ha proposto questo referendum solo per trarne un vantaggio elettorale.

    Ma adesso che hanno vinto i Leave si è dimesso. Sono contenta che Londra, a parte zone ricche e conservatrici come Richmond e zone dove l’età media è di 60 anni, abbia votato nel complesso per rimanere in Europa. Nell’immediato non cambierà niente: ne passerà di tempo prima che i negoziati si traducano in qualcosa di concreto. Ma in generale è triste vedere il paese spaccato a metà”.



    ALESSANDRO, 27 ANNI, DI MILANO: “Percepisco nell’aria un clima di tensione. Vivo a Londra da 3 anni e lavoro nel digital marketing per una multinazionale dell’intrattenimento. Il mio è un ambiente di lavoro dal respiro internazionale e fra i miei colleghi di origine europea vedo una grande delusione. In generale Londra ha votato per rimanere nell’Unione Europea e tutti i miei amici con diritto di voto si sono espressi per il Remain. E’ stata una grande e amara sorpresa per tutti noi. Il voto è stato determinato da quelle città lontane da Londra e probabilmente lontane anche da una vision economica e sociale cittadina, internazionale e multiculturale.
    Il voto degli anziani è stato determinante: ciò è forse da ascrivere ad un disinteresse della popolazione più giovane. Ma c’è qualcosa da dire che trovo sorprendente: qui in UK i ragazzi escono da scuola a 17 anni e iniziano subito a lavorare. E nel Regno Unito ci sono quasi 3 milioni di immigrati che lavorano e pagano le tasse. Detto questo, è incredibile che l’elettorato più anziano abbia orientato il voto per queste due categorie di cittadini che invece non hanno potuto esprimersi.
    Londra è una città aperta e multiculturale, non ho mai percepito ostilità nei miei confronti. Proprio per questo si è trattato di una vera sorpresa per me.
    Sono un po’ teso. Non me l’aspettavo. Vedremo cosa succederà nel prossimo futuro. Sicuramente nell’immediato a parte un crollo della moneta non prevedo grossi cambiamenti. Non credo che chi lavora qui da molto tempo possa essere influenzato da quanto è accaduto. Ma sicuramente ci saranno dei condizionamenti per i nuovi flussi migratori. Sicuramente aumenterà anche il costo della vita: Londra è già estremamente cara. Vedremo come cambieranno i prezzi degli affitti e del mercato immobiliare in generale. Mi aspetto anche un aumento dei beni di prima necessità, perché il Regno Unito importa la maggior parte di ciò che consuma”.


    ANDREA, 30 ANNI, DI NAPOLI: “Vivo da 5 anni a Brighton, un grosso centro a sud di Londra, e faccio il farmacista. Oggi un paziente è entrato in farmacia e abbiamo commentato insieme l’esito del referendum. Scherzosamente io e la mia collega polacca gli abbiamo detto che avremmo fatto le valige e che ce ne saremmo andati su di un barcone. Si è messo a fare i salti di gioia. Scherzi a parte, qui c’è molta confusione: al momento non possiamo sapere esattamente quali cambiamenti dovremo affrontare noi immigrati dai paesi dell’Unione Europea. Per lavorare e per viaggiare avremo bisogno del visto o del passaporto? C’è chi dice che ci vorranno almeno due anni perché la situazione trovi un suo assetto politico ed economico. Brighton è una città aperta e multietnica e qui la maggior parte della popolazione ha votato Remain, ma il Regno Unito è fatto anche di piccoli centri un po’ conservatori e old school. In quei luoghi lo straniero è visto come un invasore che usufruisce indebitamente di servizi sociali pagati a caro prezzo dalle tasse dei contribuenti britannici. Qui nel Regno Unito, anche se non hai la cittadinanza, se vivi in uno stato di disagio sociale o se sei disoccupato ricevi dei sussidi. La gente probabilmente si è stancata, anche tenendo in considerazione come si è evoluta la situazione economica in altri paesi europei come Italia, Spagna e soprattutto Grecia. La gente è consapevole del peso e dell’importanza internazionale del Regno Unito e pensa che i cittadini britannici meritino di più”.


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