G7 in Giappone, UE presenta un piano migranti in tre punti

G7 in Giappone, UE presenta un piano migranti in tre punti

Strategie per far fronte all'emergenza immigrazione

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    A proposito di migranti, anche alla luce dei recenti drammatici sbarchi e naufragi nei pressi delle coste italiane, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al termine del G7 a Ise-Shima in Giappone ha riassunto la situazione con queste parole: ”Parlare di emergenza mi sembra fuori luogo, l’emergenza l’ha avuta la Germania che ha accolto più di un milione di persone. Noi nell’anno peggiore come afflusso abbiamo avuto 160mila persone, siamo molto lontani dall’anno di maggiori arrivi”. Ma il punto fondamentale sottolineato dal premier per cambiare le cose è passare dalla ”fase della condivisione a quella della concretezza”. Germania, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone e Regno Unito hanno visionato il piano migranti presentato dall’UE. Vediamo in breve in cosa consiste.

    Migranti, crescita, sicurezza&cultura: un #g7 con l’Italia protagonista. Bene il dibattito, adesso passiamo ai fatti #Ise-shima”. Lo scrive il premier Matteo Renzi su Twitter.


    Il piano per far fronte all’emergenza migranti è diviso in tre punti:

    1. Fornire assistenza globale ai rifugiati e ai Paesi che li accolgono, come ad esempio la Turchia, il Libano e la Giordania, che ”forniscono un bene comune globale e devono essere finanziati a livello globale”;
    2. Mobilitare i donatori, seguendo il modello degli interventi della Banca europea degli investimenti;
    3. Partecipare al ricollocamento dei rifugiati in tutto il mondo in qualità di Paesi del G7.

    La crescita globale – si legge nel documento finale redatto dai grandi della Terra – è moderata e inferiore alle sue potenzialità. L’escalation di conflitti geopolitici, del terrorismo e dei flussi di profughi complicano il contesto economico globale”, ma ”oggi abbiamo dimostrato la nostra capacità di agire concretamente” su importanti questioni per ”garantire la pace, la sicurezza e la prosperità nel mondo”. Per questo ”Ci vuole leadership da parte del G-7”, ha detto Tusk in relazione alla situazione critica che riguarda i flussi migratori.

    LEGGI QUI TUTTI I PUNTI TRATTATI NEL SUMMIT IN GIAPPONE

    Affrontare alla radice” il problema: è questa la sintesi emersa dal summit in Giappone che ribadisce la necessità di rispettare i principi fondamentali delle convenzioni internazionali, ”fornendo rifugio sicuro a coloro che fuggono dalle persecuzioni”. Allo stesso tempo, però, i leader del mondo ricordano la necessità di ”alleviare la pressione di quei Paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati”. Quella dell’immigrazione, scrivono i leader nel documento finale del G7, ”è una sfida globale che richiede una risposta globale, nel pieno rispetto dei diritti umani e in conformità con il diritto internazionale”. La comunità internazionale ”dovrebbe aumentare gli sforzi nella prevenzione dei conflitti”, nella ”promozione della pace” e nell’aumento della ”assistenza globale”, per soddisfare le esigenze immediate dei migranti – ai livelli più alti dalla seconda guerra mondiale – e dei Paesi che li accolgono, ma anche per intervenire sulle cause socio-economiche dei Paesi da cui si muovono i flussi: l’istruzione, l’assistenza sanitaria, le infrastrutture, e la promozione dei diritti umani e delle pari opportunità. Ad esempio la situazione ”sul campo” sta migliorando in Grecia, soprattutto dopo la chiusura della rotta balcanica e l’accordo con la Turchia; il numero dei migranti nelle isole greche è sceso del 90% negli ultimi tempi (dati Frontex).

    I leader presenti al G7 hanno lanciato un appello a cessare la guerra in Siria. Nel documento redatto alla fine del summit si legge: ”Condanniamo le violazioni del cessate il fuoco soprattutto nella zona di Aleppo da parte del regime siriano e chiediamo di fermare gli attacchi indiscriminati contro i civili“. Inoltre, dal Giappone si rinnova l’invito a Russia e Iran a “sollecitare il regime” siriano a rispettare gli accordi. Dal summit emergono anche timori per l’utilizzo delle armi chimiche e per la grave “situazione umanitaria”, nonché per le difficoltà di garantire alla popolazione gli aiuti necessari.

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