Il caso marò in breve: spiegazione di cosa è successo

Il caso marò in breve: spiegazione di cosa è successo
da in Cronaca Nera, Federica Mogherini, India, Massimiliano Latorre, Ministero degli Esteri, Mondo, Omicidi, Polizia, Salvatore Girone, Crisi India Italia
Ultimo aggiornamento: Giovedì 26/05/2016 12:26

    Salvatore Girone potrà trascorrere in Italia il periodo dell’arbitrato avviato dal governo italiano davanti al Tribunale dell’Aja. La Corte Suprema Indiana ha dato conferma alla decisione di rimandare il fuciliere della Marina in patria. La notizia giunge pochi giorni dopo quella che riguardava il collega Massimiliano Latorre, in Italia con un permesso speciale prorogato al 30 settembre 2016, per gravi motivi di salute, in seguito a un ictus che lo ha colpito nell’agosto del 2015, e quindi sta trascorrendo la convalescenza e il periodo di recupero a casa per ristabilirsi dopo un intervento al cuore. La decisione del Tribunale in favore del Sergente Girone non influisce sul prosieguo del procedimento arbitrale, ”che dovrà definire se spetti all’Italia o all’India la giurisdizione sul caso”.


    Intanto ripercorriamo nelle schede seguenti tutta la vicenda dei marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati dall’India di aver sparato uccidendo due pescatori del Kerala scambiati per pirati durante un pattugliamento a bordo della petroliera italiana Enrica Lexie, nel febbraio del 2012.

    La vicenda dei due marò non ha ancora trovato una conclusione dopo oltre quattro anni dai fatti che li hanno visti coinvolti. Questa storia che ha provocato un vero e proprio caso diplomatico tra India e Italia risale al 15 febbraio 2012, quando due pescatori indiani, Valentine Jalstine e Ajesh Binki, furono freddati mentre lavoravano sul loro piccolo peschereccio, uccisi a colpi di arma da fuoco al largo delle coste del Kerala, in India. I due fucilieri italiani, a bordo della petroliera Enrica Lexie, furono successivamente riconosciuti dai pescatori superstiti come coloro che avrebbero sparato ai loro compagni, e quindi furono messi sotto processo davanti al tribunale indiano con l’accusa di duplice omicidio. .

    Cosa è successo al largo della costa indiana in quella notte tragica? I due marò si sono sempre dichiarati innocenti, hanno spiegato di essersi limitati a sparare dei colpi di avvertimento, dando la colpa del duplice omicidio ad un gruppo di non meglio precisati pirati. Il 19 febbraio Latorre e Girone furono poi arrestati e fatti alloggiare in una guest house della polizia locale. Sul posto arrivò l’allora sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura. Il 5 marzo 2012 i due Marò vennero così trasferiti in carcere a Trivandrum, capitale dello Stato federale del Kerala, in una struttura separata dagli altri detenuti. Negli anni successivi i due sono poi stati trasferiti nella residenza dell’ambasciatore italiano a New Delhi.

    Il 3 aprile 2012 iniziano gli interrogatori: il giudice della corte di Kollam chiese l’estensione della carcerazione preventiva fino al 30 aprile e il 18 maggio vennero comunicate le accuse di omicidio, tentato omicidio, danni e associazione per delinquere. Il clima si fa sempre più teso tra i due paesi dopo il no alla libertà su cauzione che però viene concessa il 30 maggio 2012, con l’esclusione dell’accusa di terrorismo marittimo. I marò continuano a proclamarsi innocenti. La giustizia indiana invece sembra considerarli già assassini e li tratta da colpevoli ancora prima del processo.

    Le perizie svolte sui sei fucili sequestrati a bordo della Enrica Lexie hanno chiarito in principio la piena compatibilità tra due delle armi rinvenute ed i proiettili recuperati nei cadaveri dei pescatori indiani uccisi il 15 febbraio 2012. Le pallottole che hanno ammazzato i pescatori indiani sono appartenenti ai due fucili Beretta ARX 160 in dotazione ai marò italiani. Le analisi (test di tiro, balistica, impronte digitali) sono state effettuate dal Forensic Sciences Laboratory indiano, ovvero il laboratorio scientifico della polizia indiana, su due tipi di armi rinvenute a bordo della petroliera. Un alto responsabile del Laboratorio scientifico della polizia di Trivandrum ha comunicato proprio la perfetta coincidenza delle scanalature sui proiettili che erano nei corpi dei pescatori e su quelli sparati nei test. In seguito tale perizia è stata contestata. La vicenda è finita davanti al Tribunale del Mare di Amburgo: qui l’India ha presentato, tra le altre carte, il referto dell’autopsia dalla quale risulta che a uccidere i due pescatori indiani Valentine Jalstine e Ajesh Binki furono armi con proiettili diversi da quelli in dotazione ai due fucilieri della Marina. Nel corso dell’esame, l’anatomopatologo K.S. Sasikala estrasse dal corpo di una delle vittime un proiettile con ogiva lunga 31 millimetri, circonferenza di 20 millimetri alla base e di 24 nella parte più larga: Latorre e Girone avevano fucili mitragliatori Beretta AR 70/90 e Minimi con un calibro diverso, il 5,56x 45 Nato, lungo 23 millimetri, otto in meno di quello ritrovato sul corpo del pescatore.

    Il 22 febbraio 2013 ai due fucilieri viene dato un permesso di 4 settimane per tornare in Italia in occasione delle elezioni politiche con la semplice garanzia di una lettera ufficiale firmata dall’ambasciatore italiano in India. L’11 marzo 2013 il ministro degli Esteri italiano Terzi annuncia che i fucilieri non faranno ritorno in India il 23 marzo. Il Ministero degli Affari Esteri, in un comunicato stampa, motiva la decisione con la mancata risposta del governo indiano alla proposta formale italiana di avviare “un dialogo bilaterale per la ricerca di una soluzione diplomatica del caso” anche attraverso un arbitrato internazionale o una soluzione giudiziaria. Il 19 marzo 2013 il governo indiano, come ritorsione verso l’Italia, limita la libertà personale dell’ambasciatore italiano in India, Daniele Mancini.

    Il 21 marzo 2013 il ministro degli Esteri Terzi annuncia che i fucilieri torneranno in India, dato che l’Italia ha avuto garanzie circa la non applicabilità della pena di morte agli imputati. Ai fucilieri viene anche concesso di risiedere presso l’ambasciata italiana e di potersi muovere liberamente in essa. L’obbligo di firma, inoltre, da giornaliero diventa settimanale. Il 26 marzo 2013, nel corso dell’informativa alla Camera sul caso, il ministro degli Esteri Giulio Terzi si dimette, scatenando reazioni violente da parte dello stesso esecutivo Monti e del Capo dello Stato. Ad aprile arrivano primi segnali di apertura dell’India: viene concesso all’Italia di fare nuove indagini. Emma Bonino è a capo della Farnesina con il governo Letta. Il governo indiano chiede al Nia di verificare la questione della competenza territoriale.

    Nel 2014 il governo indiano fa sapere di volere rinunciare alla Sua Act, ovvero la legge anti-pirateria che prevede la pena di morte, per costruire l’accusa nei confronti dei marò. Qualche mese dopo, cambiato il governo in Italia, con il premier Matteo Renzi c’è il ministro degli Esteri Federica Mogherini, la quale ha commentato l’incontro avuto all’Aja con il collega indiano Salman Khurshid, spiegando che non c’è stato: “Nessun passo in avanti o novità eclatanti”, ma un “franco scambio di vedute” sul caso dei marò Girone e Latorre. “Abbiamo ribadito la nostra determinazione ad esplorare tutte le azioni politiche e legali per vedere riconosciuti i nostri diritti ad esercitare la giurisdizione sul caso marò“, ha aggiunto la titolare della Farnesina.

    Il 24 aprile 2014, il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha dichiarato la costituzione di una commissione di esperti con carattere giuridico per lo “scambio di punti di vista” sul caso tra autorità italiane e indiane, annunciando anche il ritiro dell’inviato del governo Staffan de Mistura, e il ritorno a Delhi dell’ambasciatore Daniele Mancini. Il 12 settembre 2014, dopo la richiesta dei legali di Massimiliano Latorre, colpito da ischemia, la Corte suprema indiana ha accordato al militare il permesso di rientrare in Italia per motivi di salute.

    Con l’intenzione di far restare Latorre in Italia e di riportare nel nostro Paese Girone, nel l’Italia ha chiesto l’arbitrato internazionale. L’India in un primo momento fa opposizione, contestando la giurisdizione del Tribunale internazionale del diritto del mare e sostenendo che solo l’India ha la possibilità di intervenire per perseguire i crimini avvenuti nel Paese, ma poi accetta di sottostare alla procedura.

    Il Tribunale Internazionale del Diritto del Mare (Itlos), con 15 voti a favore contro 6, il 24 agosto 2015 ha reso nota la decisione presa in merito alla vicenda dei fucilieri di Marina accusati di omicidio. Italia e India devono sospendere le procedure in corso e astenersi dal presentare misure che potrebbero aggravare la disputa o pregiudicare qualsiasi decisione del tribunale di arbitrato che possa essere resa dopo. E’ stato quindi stabilito che è compito dell’arbitrato internazionale all’Aja ”giudicare nel merito del caso”.

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