Caso Regeni: i migranti sbarcati in Sicilia sono la vendetta di Al Sisi?

Caso Regeni: i migranti sbarcati in Sicilia sono la vendetta di Al Sisi?

Sono partiti dall'Egitto: perché la polizia non li ha fermati?

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    Caso Regeni: i migranti sbarcati in Sicilia sono la vendetta di Al Sisi?


    E se i migranti partiti dall’Egitto e sbarcati in Sicilia fossero la vendetta di Al Sisi per il caso Regeni? Solo una coincidenza, o il regime ha interrotto i controlli sulle coste, spianando la strada verso l’Italia ai disperati? I rapporti tra Italia ed Egitto, dopo le ombre sulla morte di Giulio Regeni, si stanno deteriorando.

    Lo sbarco in Sicilia di un migliaio di migranti, nelle ultime ventiquattro ore, rappresenta un campanello d’allarme. I profughi, quasi tutti siriani, sono partiti dalle coste egiziane. Quelle che secondo gli accordi con l’Italia la polizia locale avrebbe dovuto controllare. Finora l’ha fatto, stavolta no. Difficile che si tratti di un errore involontario. Può essere un semplice avvertimento o l’inizio di una rappresaglia. Il regime di Al Sisi, dove torture e sparizioni sono all’ordine del giorno, ha insabbiato fin dall’inizio la verità sulla morte di Regeni. Appare scontata la responsabilità dei servizi del generale che hanno fatto pagare allo studente italiano le inchieste e la vicinanza agli ambienti anti-governativi. I rapporti economici tra i due Paesi non hanno evitato la tensione diplomatica.

    “Al Sisi si vendicherà facendo arrivare sulle coste italiane centinaia di migranti che fin qui aveva invece controllato”, avevano annunciato gli avversari del presidente. Timore confermato dal Viminale.

    Alcune fonti fanno a sapere a Repubblica che “addestriamo agenti egiziani dedicati ai controlli di frontiere e abbiamo nostri operatori in Egitto”, e che “con il Cairo abbiamo un buon accordo bilaterale per la riammissione dei migranti economici”. L’arrivo dei siriani fa però scattare il “campanello d’allarme sulla tenuta dei controlli sulle coste egiziane”.

    Prima degli sbarchi in Sicilia del 13 maggio erano partite dall’Egitto solo cinque imbarcazioni negli ultimi quattro mesi. Le cose potrebbero peggiorare sia perché Al Sisi vuole tenere con le spine gli alleati italiani, sia perché con la chiusura della rotta balcanica i disperati cercano nuove strade per arrivare in Europa. Con l’accordo Ue-Turchia i profughi sono stati costretti a cambiare strategia. Christopher Hein, consigliere strategico del CIR (Consiglio italiano rifugiati), spiega che i trafficanti si sono messi alla ricerca di rotte alternative: “L’esplosione della rotta mediterranea era prevedibile. Secondo le prime ipotesi, i siriani partono dalla Turchia (dove sono 2 milioni e 700mila), dal Libano (un milione e 48mila), dalla Giordania (642mila) e dalla stessa Siria. Evitano Israele, dove resta impossibile passare, entrano in Giordania via terra, si imbarcano sul Mar Rosso e arrivano in Egitto, nel Sinai. Poi dall’Egitto, partono per l’Italia. Una rotta via mare ben più lunga di quella dalla Libia e assai più pericolosa”. Se gli egiziani hanno davvero, e volutamente, allentato i controlli sulle coste, si preannuncia per l’Italia un’estate molto calda.

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