Rifiuta i tacchi alti e perde il lavoro: una petizione per cambiare la legge

Rifiuta i tacchi alti e perde il lavoro: una petizione per cambiare la legge

Oltre alla petizione è stato lanciato l'hashtag #myheelsmychoice

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    Rifiuta i tacchi alti e perde il lavoro: una petizione per cambiare la legge

    Nicola Thorp ha 27 anni e lavorava a Londra come addetta alla reception di una società finanziaria, prima di essere licenziata perché non indossava scarpe col tacco. I fatti risalgono al novembre 2015, ma sono diventati noti solo ora, dopo che la vicenda è stata trattata da molte testate britanniche online. La ragazza, che era stata assunta per accompagnare i clienti alle riunioni, aveva chiesto di poter indossare un paio di scarpe eleganti ma con meno tacco, dato che nove ore sui trampoli le provocavano vesciche e sanguinamento ai piedi. E’ stata licenziata in tronco.

    C’è da precisare che la legge britannica consente ai datori di lavoro di esigere un determinato dress code dai suoi dipendenti, e se qualcuno non rispetta le regole scatta il licenziamento legittimo. ”Le aziende spesso vogliono avere solo delle ragazze carine da mettere in mostra alla reception”, denuncia la giovane Nicola. ”Le cose devono cambiare. Quello della libertà di portare o no i tacchi mi sembra solo un piccolo passo in termini di eguaglianza e di diritti.

    Ha aperto una discussione su cosa significa essere donne e cosa viene chiesto alle donne sul lavoro”.

    Dopo il clamore scatenato dalla vicenda, altre persone hanno raccontato la loro esperienza, e la giovane ha deciso di lanciare una petizione per chiedere di ”rendere illegale per un’azienda pretendere dalle donne che indossino tacchi alti al lavoro”.

    La petizione condivisa su Facebook, che si può leggere sul sito del Parlamento Britannico recita: ”È ancora legale in Gran Bretagna che le aziende possano pretendere che le loro dipendenti donne indossino tacchi alti, anche se non vogliono. Le leggi sui codici d’abbigliamento dovrebbero essere cambiate in modo che le donne abbiano la possibilità di indossare scarpe basse formali durante il lavoro, se lo desiderano. I dress code attuali sono antiquati e sessisti”. ‘‘Questi codici d’abbigliamento esistono perché c’è ancora un’immagine stereotipata delle donne” continua Nicola. ”La gente dice che i tacchi rendono una donna più femminile, ma perché dovrei per forza esprimere la mia femminilità al lavoro?”. ”Per quale ragione con i tacchi apparirei più professionale?”. E aggiunge: ”Penso che i codici di abbigliamento debbano riflettere la società e al giorno d’oggi le donne possono essere eleganti anche con le scarpe basse”.

    Secondo le regole del Parlamento, il governo di Londra deve rispondere pubblicamente se una petizione supera le 10mila firme. E in questo cado la cifra è già stata ampiamente doppiata. Addirittura, se la petizione dovesse raggiungere le 100mila firme, il caso diventerebbe oggetto di un dibattito parlamentare. In Rete è stato lanciato l’hashtag #myheelsmychoice

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