Jobs act francese, ecco perché non piace ai sindacati

Jobs act francese, ecco perché non piace ai sindacati

Nonostante le similitudini, il Jobs act alla francese si differenzia da quello italiano

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    Jobs act francese, ecco perché non piace ai sindacati

    Il Jobs Act francese non piace ai lavoratori. I sindacati sono sul piede di guerra contro il governo che ha deciso di presentare una riforma del mercato del lavoro simile al Jobs Act italiano, con l’obiettivo di aumentare la flessibilità dei lavoratori assunti e favorire la posizione degli imprenditori. La riforma proposta dal governo di François Hollande è soprannominata ‘Legge El Khomri’ dal nome della ministra del lavoro, Myriam El Khomri non piace ai cittadini, che hanno risposto in massa alla chiamata dei sindacati e delle associazioni studentesche, che sono dunque scesi in piazza per contestare le decisioni dell’Eliseo, nella quarta manifestazione di protesta che si è svolta in meno di due mesi. A febbraio, infatti, era stata presentata una riforma del lavoro che mirava a modificare diversi aspetti: dalle trattative salariali ai licenziamenti, passando per l’orario di lavoro e dal riposo. Tale bozza però non era minimamente piaciuta ai lavoratori, tanto che Valls, dopo le durissime proteste di sindacati e studenti, aveva presentato un nuovo testo con una bozza di riforma più accomodante. Vediamo i punti principali.

    Protesta in Francia contro Jobs Act

    In cosa consiste il Jobs Act francese? In buona sostanza il testo tocca vari nodi del mondo del lavoro.

    Oggi un lavoratore francese non può lavorare più di 10 ore al giorno, ma con la riforma del lavoro potranno salire a 12. Le 35 ore medie settimanali di lavoro, che possono salire fino a un massimo di 48 ore, con la riforma arriveranno a 60. Le ore di straordinario verranno pagate al ribasso sul 10% minimo di retribuzione. Tali modifiche non potranno essere imposte, ma andranno prese in accordo tra azienda e lavoratore.

    Gli strumenti di lavoro come PC o tablet aziendali non saranno monitorati dai datori di lavoro (come invece è stato approvato in Italia) e il dipendente ha diritto a essere ‘disconnesso’ fuori dall’orario di lavoro.

    Lo scopo principale del Job Acts francese, come quello italiano, è aumentare la flessibilità dei lavoratori anche in uscita, quindi favorendo i licenziamenti.

    Al proposito vengono aggiunte alle cause di licenziamento senza reintegro del lavoratore, possibili ragioni economiche che riguardano l’azienda, come la riorganizzazione interna, un calo degli ordini, delle vendite o perdite di esercizio per diversi mesi. In caso di licenziamento illegittimo, poi, finora l’importo dell’indennità era deciso autonomamente dal giudice, e non prevedeva un tetto massimo, ora la legge intende porre dei limiti sia alla discrezione dei magistrati sia all’ammontare dell’assegno, che può andare da tre (contro i precedenti sei) fino a un massimo di quindici mensilità, in base all’anzianità di servizio del lavoratore in questione.

    Il Jobs act alla francese si differenzia da quello italiano soprattutto per le tutele a favore di chi resta senza lavoro. In Francia è prevista quindi la creazione di un ”conto personale di attività” il lavoratore può accumulare i diritti assistenziali, previdenziali e sanitari raggiunti anche in caso di licenziamento, perdita di impiego o passaggio da un lavoro all’altro.

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