Regeni, Al-Sisi: ‘Ucciso da gente malvagia, non dai nostri servizi’

Regeni, Al-Sisi: ‘Ucciso da gente malvagia, non dai nostri servizi’

Il presidente egiziano parla di 'indagini trasparenti' e 'menzogne dai media'

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    Regeni, Al-Sisi: ‘Ucciso da gente malvagia, non dai nostri servizi’


    Il presidente dell’Egitto Abdel Fattah Al-Sisi torna a parlare del caso di Giulio Regeni, difendendo i propri servizi di sicurezza. A uccidere l’italiano, secondo lui, è stata “gente malvagia”, sugli 007 egiziani sono state invece diffuse “menzogne dai media” e le indagini sono condotte con la “massima trasparenza” dalla magistratura del Cairo.

    Insomma, il regime egiziano porta avanti la solita linea: negare le proprie responsabilità. Eppure i continui depistaggi seguiti alla morte dello studente friulano hanno fatto fin da subito pensare al contrario. Quello egiziano, tra l’altro, è un regime dove sparizioni e torture sono all’ordine del giorno. I sospetti che Regeni sia stato ucciso dai servizi segreti del Paese, a causa della sua vicinanza ad ambienti antigovernativi, sono sempre stati forti.

    Eppure Al-Sisi, durante un incontro con esponenti politici, sindacati e ong in parlamento, nega il coinvolgimento dei propri 007. A riportare le sue parole il quotidiano egiziano in lingua inglese Daily News Egypt: “Noi egiziani abbiamo creato un problema con l’assassinio” di Regeni, torturato e trovato morto per strada il 3 febbraio. A creare il problema le “menzogne” da parte dei giornalisti che hanno “fabbricato la crisi”. “Bisogna smetterla con le bugie e con le illazioni che qualcuno di noi mette in giro. Dall’inizio della vicenda alcuni di noi hanno accusato gli apparati di sicurezza attraverso i social network e molti di noi hanno preso per buone queste notizie. Chi fa il giornalista deve avere fonti, deve fare ricerche”.

    Insomma, Regeni secondo Al-Sisi è stato assassinato da “gente malvagia”.

    Ribadendo le condoglianze alla famiglia, invita gli inquirenti italiani al Cairo. Non è bastato un vertice fallito proprio pochi giorni fa, l’8 aprile, a causa della mancanza di una concreta collaborazione da parte degli inquirenti nordafricani, che si sono rifiutati di consegnare i tabulati telefonici. Tanto che il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha deciso di richiamare l’ambasciatore italiano. Al-Sisi difende i suoi investigatori, garantisce “massima trasparenza” per trovare la verità, anche perché “abbiamo relazioni molto privilegiate con gli italiani”. Tanti, infatti, gli interessi economici in ballo tra Italia ed Egitto. Interessi forse troppo forti per una vera e propria presa di posizione da parte dell’Italia.

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