Egitto, non solo Giulio Regeni: le vittime delle sparizioni e delle torture del regime di Al-Sisi

Egitto, non solo Giulio Regeni: le vittime delle sparizioni e delle torture del regime di Al-Sisi
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 01/12/2016 07:17

    Egitto, anniversario della Rivoluzione di Piazza Tahrir al Cairo

    Giulio Regeni è stato ucciso “come un egiziano”. Lo ha scandito la madre Paola, parlando in conferenza stampa: la morte di suo figlio non è un caso isolato. Come lui, centinaia di persone continuano a sparire e a morire a causa di torture commesse dalle Forze dell’Ordine. Non è ancora possibile avere una cifra definitiva sulle vittime della violenza istituzionale perché i numeri che abbiamo a disposizione sono sicuramente meno rispetto alla realtà. L’ultimo conteggio, pubblicato dal Corriere della Sera, unisce i dati di due ong, la Commissione Egiziana per i Diritti e le Libertà, diretta dall’ex ricercatore di Amnesty Mohamed Lotfy, e il Centro El Nadim, della psichiatra Aida Seif Al Dawla, che dal 1993 aiuta le vittime a superare i traumi delle violenze. Da agosto 2015 a oggi, secondo gli ultimi calcoli, in Egitto ci sono stati 533 casi di sparizioni forzate certificate; di 396 non si sa ancora nulla. LEGGI ANCHE –> TORTURE E SPARIZIONI, IL VOLTO DELL’EGITTO DI AL-SISI

    Egitto, protesta

    Il governo di Abdel Fattah Al-Sisi è, se possibile, peggio del regime di Hosni Mubarak, almeno stando ai dati più recenti. Non che sotto l’ex presidente-dittatore non avvenissero sparizioni e torture: quello che accade oggi è però sistematico e ancora più caotico. In un articolo scritto in memoria di Giulio Regeni e pubblicato su Middle East Research and Information Project (tradotto in Italia da Internazionale), Joshua Stacker, professore di scienze politiche alla Kent University, descrive il caos in cui è piombato il paese dopo la presa di potere di Al-Sisi. L’attuale presidente non ha alle spalle la macchina politica del suo predecessore, è salito al potere facendo tabula rasa dei Fratelli Musulmani, sta usando la lotta al terrorismo come arma personale e ha lasciato i militari liberi di agire in ogni settore. A ciò si aggiunge una crisi economica endemica e una politica che mira a ingrossare solo i portafogli dei potenti. La popolazione vive in un costante stato di paura: basta un nonnulla per finire nelle mani sbagliate. Stacker ha raccontato la morte di Muahmmad Sayyd, tassista di 24 anni, ucciso il 18 febbraio da un poliziotto con un colpo alla testa dopo una discussione sul prezzo da pagare. Questo è il clima in cui si vive in Egitto.

    Egitto, esplosione davanti Corte suprema al Cairo

    Uomini accusati di far parte dei Fratelli Musulmani, appartenenti alle minoranze, donne, dissidenti o semplici cittadini, capitati nel luogo sbagliato al momento sbagliato: le vittime delle sparizioni forzate in Egitto non appartengono a una sola categoria. Chiunque sia contrario al governo di Al-Sisi è a rischio, che sia un giornalista, un blogger, un sindacalista; spesso si tratta di studenti universitari, giovani attivi sui social, che lavorano e studiano nelle università del paese. Secondo l’associazione Freedom Seekers, l’osservatorio dell’associazione egiziana per i diritti civili Freedom Students, dal 3 luglio 2013 all’11 febbraio 2015 sono morto 228 universitari, 3.242 sono finiti agli arresti e 708 sono stati licenziati. In pratica però, chiunque è a rischio.

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    Il metodo delle sparizioni, certificato dalle ong egiziane in base a riscontri e testimonianze, è sempre lo stesso: la persona viene prelevata con la forza in casa o per strada, non importa se da sola o in compagnia; viene perquisita e minacciata anche di fronte ad amici e familiari; viene arrestata e bendata; viene portata via senza dare alcuna informazione alla famiglia e anzi, si nega la presenza in commissariati o carceri del paese. Fino al 25 gennaio 2016, giorno della scomparsa di Regeni, secondo quanto dichiarato dalla dottoressa Al Dawla al Corriere, la prassi prevedeva che dopo un periodo più o meno lungo, lo scomparso riappariva magicamente in qualche prigione, o almeno così funzionava nella maggioranza dei casi (di alcune persone ancora non si sa nulla). Da quella fatidica data, sono iniziati a comparire i primi cadaveri negli obitori egiziani, tutti con pesanti segni di torture su viso e corpo. Abbiamo selezionato le storie di alcune vittime del regine di Al-Sisi: eccole.

    Esraa al tawill

    Esraa al-Tawil, studentessa e fotogiornalista di 23 anni, costretta a camminare con le stampelle dopo che un proiettile l’ha colpita durante le proteste dell’anniversario della rivoluzione di piazza Tahrir, sparisce il 1° giugno 2015 mentre è a cena con due amici. Per 16 giorni non si sa nulla di lei, finché viene ritrovata nella prigione di Al-Qanater: è accusata di far parte dei Fratelli Musulmani e di aver diffuso notizie false. Viene rilasciata sette mesi dopo per motivi di salute.

    Islam Khalil

    Islam Khalil ha 26 anni, è un commerciante e nulla lascia presagire che possa finire in prigione; il 24 maggio viene portato via da casa durante un raid delle forze di polizia insieme al padre e al fratello Nour dallo loro casa a nord del Cairo. I suoi parenti vengono rilasciati subito, lui no. Dopo 122 giorni, ricompare in una stazione della polizia ad Alessandria d’Egitto: è sporco, emaciato, distrutto nel fisico e nello spirito, tanto che il fratello fatica a riconoscerlo. Durante gli interrogatori lo hanno appeno per le braccia e le gambe e lo hanno sottoposto a elettroshock ai genitali, come racconta il New Times in un articolo del 26 gennaio 2016.

    mostafa maussoni

    Mostafa Massouny è un giovane montatore video di 27 anni. Il 26 giugno esce di casa per andare a comprare del cibo in strada a Kasr El Aini street, al Cairo, e sparisce nel nulla. Dopo 9 mesi, la sua famiglia ancora non sa dove sia e che fine abbia fatto. Sulla pagina Facebook a lui dedicata, la famiglia ha spiegato che le forze di Sicurezza hanno fatto una strana telefonata sul suo posto di lavoro, chiedendo di lui dopo la sua scomparsa, ma il ministero degli Interni nega che questa chiamata sia avvenuta. Il 4 novembre gli avvocati hanno presentato una denuncia al Pubblico Ministero per chiedere di aprire con urgenza l’indagine sulla sparizione forzata di Mostafa.

    Abdel Rahman Sayyed Mahmoud

    Abdel Rahman Sayyed Mahmoud, 21 anni, è uno studente di Scienze all’università di Helwan: il 19 agosto 2015 viene rapito mentre torna a casa dal lavoro che faceva per mantenersi gli studi. Secondo testimoni oculari, è stato bendato e portato via a bordo di un furgone: la famiglia ha accusato le Forze di Sicurezza, ma nessun procuratore ha accolto la denuncia. Da allora, nessuno sa nulla: alla famiglia e ai loro legali non è stato comunicato il luogo dove è stato portato via, se sia ancora vivo e quali sono le accuse che avrebbero portato al fermo

    Mohammad Mahumoud Al Ahmadi

    Due fratelli uniti dalla stessa tremenda sorte. Mohammad e Mahumoud Al-Ahmadi, medico di 31 anni il primo e studente di 23 anni presso l’università Al-Azhar, sono scomparsi. Mohammad è un medico: era al lavoro all’ospedale di Giza quando è stato rapito lo scorso 7 novembre da alcuni uomini delle forze di polizia locali. Secondo l’Egyptian Coordination for rights and freedoms, sarebbe detenuto presso la prigione di Lazoghli, uno dei luoghi dove, secondo gli attivisti, vengono nascoste le vittime delle sparizioni forzate: di lui non si sa nulla di certo. Il 27 febbraio, anche il fratello Mahumoud è stato arrestato: la famiglia ritiene che sia detenuto dalle forze di sicurezza della provincia di Al-Sharqua. Dopo la denuncia dei familiari, il ministero degli Interni ha negato l’esistenza di un collegamento tra le due sparizioni.

    Ahmed Ihab al Najjar

    Ahmed al-Najjar è un giovane studente di 21 anni della facoltà di ingegneria presso l’università Al Azhar del Cairo. Il 13 novembre 2015 uomini delle forze di sicurezza egiziani, alcuni a volto coperto, fanno irruzione nella casa dove vive con la mamma, nella prefettura di Giza: cercano dei soldi, un computer e un cellulare rubati. Secondo la testimonianza della madre, unica componente della famiglia e presente al momento dell’arresto, viene bendato e portato via per una destinazione sconosciuta. La donna non sa più nulla da allora: alcune notizie lo danno detenuto nel quartier generale delle forze di sicurezza a Città 6 Ottobre, zona universitaria e industriale nel governatorato di Giza, situata a circa 20 km a sud-ovest del Cairo. Sulla sorte di Ahmed è calato il silenzio delle autorità: la madre ha più volte sollecitato la Procura generale senza ottenere risposte su dove sia e perché sia stato portato via.

    Mutaz Ahmed Mohammed Hassan Sopih

    Mutaz Ahmed Mohammed Hassan Sopih è uno studente universitario al primo anno di ingegneria all’Università del Cairo: a fine novembre viene visto nei pressi degli uffici della Sicurezza egiziana dove è stato interrogato 85 giorni dopo la sua scomparsa improvvisa. Secondo l’ECRF, ora sarebbe detenuto nel “posto peggiore di tutto l’Egitto“, la prigione di Tora, conosciuta anche come Scorpion prison: in questo periodo avrebbe subito le peggiori torture da parte delle forze di sicurezza.

    Mohammed Hamdan

    Mohammed Hamdan era un ingegnere di 32 anni. Il 10 gennaio viene portato via davanti ai colleghi nel suo ufficio a Beni Suef; ogni ufficiale di polizia, contattato dalla famiglia, dirà che non è mai stato arrestato. Quindici giorni dopo, senza mai aver avvisato la famiglia, il suo cadavere viene portato in obitorio: sul suo corpo ci sono evidenti segni di tortura. Le autorità danno una versione del tutto diversa: Mohammed sarebbe morto in un conflitto a fuoco con alcuni membri dei Fratelli Musulmani di cui è accusato di aver fatto parte. “L’hanno arrestato, ucciso, hanno mandato il cadavere all’obitorio, scritto il rapporto, chiuso il caso e mi hanno dato solo il corpo da seppellire“, ha raccontato ad Ap il padre che ha aggiunto di “non poter combattere il governo”.

    studenti scomparsi

    Non solo casi singoli: dall’Egitto arrivano notizie di sparizioni collettive. Secondo quanto riporta l’ECRF, il 24 marzo 2016 forze di sicurezza di Asyut hanno fatto irruzione nel residence universitario della città e hanno arrestato 17 studenti della facoltà di Scienze della Asyut University. Da allora, le loro famiglie non sanno più nulla: nessuno ha detto loro di cosa sono stati accusati, dove sono stati portati e la durata della loro detenzione, nonostante la legge egiziana dia 24 ore di tempo per informare le famiglie (8 giorni in caso di indagini sul terrorismo). Testimoni oculari hanno raccontato che i giovani sono stati portati nella sede della Sicurezza nazionale e sottoposti a torture fisiche e psichiche per farli confessare reati mai commessi. Questi i loro nomi: Abdulla Ahmed Gamal, Osama Ibrahim Abbas Hamza, Mohamed Nasr Lutfi Alqade, Abdalaa Saad, Ehab Qasim, Osama Shaban, Omar Qurne, Mohamed abo ganeb, Mohamed Anber, Ibrahim Barre, Mohamed Ali al-Alfi, Ahmed Saeed, Abdulsalam Al-ramaade, Ahmed Abdel Aziz, Ibrahim Shouman

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    Referendum costituzionale 2016

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