Frasi celebri e citazioni di Donald Trump, dall’aborto a Mussolini

Frasi celebri e citazioni di Donald Trump, dall’aborto a Mussolini

    Se Donald Trump sarà Presidente degli Stati Uniti lo decideranno gli americani, ma il tycoon verrà sicuramente ricordato per la campagna elettorale e le frasi choc contro tutti, dalle donne agli omosessuali, dai messicani a Barack Obama. Ogni giorno, il miliardario esce con una dichiarazione che lascia tutti a bocca aperta, non solo per il contenuto ma anche per la serietà con cui viene detta. Perché è questo che da una parte sta facendo impazzire gli americani, dall’altra sta spaventando giornalisti e critici: Trump crede in quello che dice, anche quando si tratta di frasi dichiaratamente razziste. Dall’inizio della campagna per le primarie, l’imprenditore ha inanellato una serie di gaffe e frasi choc come pochi altri: vediamone qualcuna.

    Usa 2016, Donald Trump in campagna elettorale a De Pere

    Che Donald Trump non amasse molto le donne (o meglio la libertà delle donne) era già chiaro. Il candidato repubblicano è però andato oltre, arrivando a dire che chi decide di sottoporsi all’aborto deve essere punita. Lo ha fatto nel corso di un dibattito elettorale organizzato dalla Msbnc. A suo dire, le donne devono subire “qualche forma di punizione” se abortiscono. La dichiarazione ha scatenato la reazione dei suoi avversari, in particolare di Hillary Clinton. “Proprio quando uno pensava che non potesse andare peggio: è orribile“, ha risposto la candidata democratica. Lo scivolone è stato notato anche da Ted Cruz, suo avversario diretto nelle file repubblicane e da sempre anti-abortista, che ne ha approfittato per andare all’attacco: “Ancora una volta ha dimostrato che non ha riflettuto seriamente sulle cose di cui parla e le dice solo per attirare l’attenzione“. Il polverone sollevato da quest’ultima dichiarazione rischia di danneggiare seriamente la corsa del miliardario che non riesce a sfondare proprio nell’elettorato femminile. Così, è arrivato l’ennesimo passo indietro: nel caso di aborto, “andrebbero puniti solo i medici che le praticano ma non le donne“. Parole arrivate troppo tardi.

    trump tweet

    Può un candidato alla Casa citare Benito Mussolini? Sì, se è Donald Trump. Il miliardario americano ha ritwittato il cinguettio del profilo #ilduce2016, creato dal blog newyorkese Gakwer, con la celebre frase “Meglio un giorno da leone che 100 anni da pecora“. La polemica è esplosa nell’immediato, anche perché qualche giorno prima del tweet era arrivato l’appoggio di David Duke, ex leader del Ku Klux Klan. Intervistato dalla Msnbc, Trump ha rincarato la dose. “È una bella citazione, è interessante. Che differenza fa se è Mussolini o un altro? È una citazione interessante“, ha dichiarato. “Vuole essere associato con un fascista?“, ha chiesto allora il giornalista. “Voglio essere associato a belle citazioni“, la sua risposta.

    Usa 2016, Donald Trump in campagna elettorale

    Il diritto a possedere armi non si tocca. Donald Trump è sempre stato chiaro su questo argomento, ma è andato davvero oltre. Nel corso di un comizio elettorale in Iowa il 23 gennaio 2016, il tycoon ha dichiarato che nulla al mondo potrà modificare il Secondo Emendamento della Costituzione, quello sul diritto ad avere armi, e che è talmente sicuro di avere l’appoggio degli americani da non rischiare nulla. “Potrei stare in mezzo alla Quinta Strada e sparare a qualcuno, e non perderei nemmeno un elettore“, ha dichiarato dal palco. In un’America che deve fare i conti con stragi quasi quotidiane per la facilità con cui chiunque può avere un’arma, Trump non cede di un millimetro e si scaglia contro la politica di Barack Obama. Per i suoi avversari, l’ultima affermazione sarebbe l’ennesimo favore fatto alle lobby delle armi e lo accusano di fomentare la violenza e il terrorismo. La sua corsa verso la Casa Bianca sembra però inarrestabile e c’è chi è pronto a scendere in campo per mettersi di traverso. Secondo il New York Time, l’ex sindaco della Grande Mela, Michael Bloomberg, starebbe seriamente valutando di correre come indipendente e sarebbe pronto a sborsare un miliardo di dollari per la campagna elettorale.

    Donald Trump

    Chiudere internet e vietare l’ingresso negli Stati Uniti a tutti i musulmani. Donald Trump è ormai inarrestabile: nel corso di un comizio di South Carolina l’8 dicembre, il candidato alle primarie dei repubblicani si spinge oltre, arrivando a chiedere lo stop del web e dei social network per fermare i terroristi. Non bastasse, il giorno precedente aveva diffuso un comunicato in cui ha dichiarato di voler chiudere le frontiere a tutti i musulmani e vietare loro l’ingresso nel Paese. “Stiamo perdendo un sacco di persone a causa di internet, dobbiamo fare qualcosa“, ha tuonato dal palco. Per farlo, è disposto a incontrare uno dei personaggi più importanti del web. “Dobbiamo vedere Bill Gates, chi capisce realmente cosa sta succedendo, e parlare con loro: magari in alcune zone bisogna ‘chiudere’ internet in qualche modo“. Nessuna difesa della libertà di stampa può essere accampata, dice ancora: chi lo dice “è gente stolta“. Trump si è scagliato contro il web e i social network, ma sono i musulmani il suo vero obiettivo, alimentando sul fuoco della paura a ridosso della strage di San Bernardino. “Donald J. Trump chiede una totale e completa chiusura all’ingresso dei musulmani negli Stati Uniti fino a quando i rappresentanti del nostro Paese non capiscono cosa sta succedendo“, si legge nel comunicato diramato dal suo comitato. Il motivo? “C’è grande odio verso gli americani tra una grande fetta della popolazione musulmana“. Le dichiarazioni del magnate hanno scatenato un vero putiferio negli Stati Uniti, tanto che anche la Casa Bianca è intervenuta. Le sue parole “pericolose, irresponsabili, non informate” “lo squalificano come possibile presidente“, ha spiegato il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest. Si tratta di affermazioni “totalmente contrarie ai nostri valori come americani, ma anche contrari alla nostra sicurezza“, come ha commentato il consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca Ben Rhodes. Anche gli stessi candidati repubblicani si sono dissociati dalle sue affermazioni, così come l’intera comunità musulmana americana che ha definito Trump “anti-americano” e “incosciente“.

    Commenti duri sono arrivati dall’Europa. Dalla Francia arriva il tweet del premier Manuel Vals, secondo il quale “Trump, come altri, alimenta l’odio: il nostro unico nemico è l’islamismo radicale“. Da Londra, David Cameron ha dichiarato che le sue affermazioni sono “inutili e semplicemente sbagliate“. Il portavoce del premier britannico ha confermato che “il primo ministro è stato molto chiaro: se guardiamo a come affrontiamo l’estremismo e questa ideologia velenosa, ciò che i politici devono fare è esaminare i modi in cui le comunità possono essere riunite e rendere evidente che questi terroristi non sono rappresentanti dell’Islam e quello che stanno facendo è una perversione dell’Islam“.

    Donald Trump imita il giornalista disabile Serge Kovaleski

    Candidato a essere l’uomo più potente del mondo, il candidato repubblicano Donald Trump ha scimmiottato un giornalista del New York Times prendendolo in giro durante un comizio in North Carolina. Trump ha deriso Serge Kovaleski, affetto da una disabilità chiamata artrogiprosi, che provoca una grave rigidità degli arti. Parlando di Kovaleski, Trump ha detto: ”Dopo l’attacco alle Torri Gemelle scrisse che gli arabi d’America festeggiarono ma oggi dice di non ricordare bene quell’articolo”, proseguendo: ”Ora, poverino, dice ‘non ricordo’, ‘non sono sicuro’, ‘può darsi che lo abbia detto’” e continuando a parlare mimava i gesti del giornalista. Lo staff del magnate statunitense ha tentato di rimediare sostenendo che Trump non era a conoscenza della condizione di Kovaleski e che ”non stava prendendo in giro il suo aspetto fisico in nessun modo”. Il giornalista ha però replicato di avere seguito le vicende legate a Trump dal 1987 al 1993, quando l’imprenditore era alle prese con alcuni scandali finanziari. Quindi risulta improbabile che Trump non sapesse della disabilità di Kovaleski.

    Se dittatori come Saddam Hussein e Muammar Gheddafi fossero ancora al potere il mondo sarebbe migliore“. Parola di Donald Trump. In un’intervista alla Cnn, il candidato repubblicano ha cancellato tutta la politica americana in Medio Oriente degli ultimi 15 anni. “Guardate l’Iraq, non aveva terroristi, perché Saddam Hussein li avrebbe uccisi immediatamente. Non sto dicendo che Saddam era una brava persona, era terribile. Ma l’Iraq anni fa era molto meglio di adesso, mentre in questo momento il Paese è un campo di addestramento per terroristi“. Era dunque meglio lasciarli al loro posto, come hanno fatto per decenni gli USA in Centro e Sud America: appoggiare i dittatori locali per reprimere ogni dissenso e favorire gli interessi americani.

    Perché discutere di tematiche serie quando si possono smontare gli avversari a suon di battute maschiliste? Tra i candidati repubblicani, Trump ha preso di mira Carly Fiorina, ex a.d. di Hewlett-Packard, data tra l’altro in risalita nei sondaggi. “Guarda che faccia, qualcuno potrebbe votare per lei? Potete immaginare questo volto come quello del nostro prossimo Presidente?“, ha dichiarato in un’intervista a Rolling Stones. Per di più, ha rincarato la dose. “Voglio dire, è una donna, e non dovrei dire cose cattive. Ma andiamo, facciamo sul serio?“. Il miliardario ha spiegato che non si riferiva all’aspetto fisico ma alla persona e che si trattava di “affermazioni scherzose“. Caro Trump, fai sul serio?

    Una giornalista bella e intelligente che fa domande scomode? Ci pensa Trump. Così, Megyn Kelly di Fox News, che aveva condotto il primo dibattito tra i candidati repubblicani mettendolo spesso in difficoltà con domande taglienti, diventa una donna nervosa alle prese con il ciclo. “Si vedeva che aveva il sangue agli occhi, le usciva il sangue dal… da tutte le parti“, ha dichiarato nell’intervista alla Cnn, per poi fare marcia indietro e spiegare, con tanto di comunicato, che intendeva “dal naso”.

    Donald Trump ha raccolto negli anni un campionario folle di battute misogine contro tutte le donne. “Scrofe” e “cagne” sono stati epiteti confermati da lui stesso in campagna elettorale perché “non è più tempo del politically correct“. Nel suo libro, le donne vengono definite come “oggetti esteticamente belli“, e per fare la giornalista “è meglio essere sexy“. Una sequela di affermazioni che culminano nella certezza di far presa su ogni esemplare femminile perché ricco e potente. Impegnato nel suo talent show The Apprentice, non esita a dire che tutte le donne sono “consciamente o inconsciamente” innamorate di lui.

    Trump si è presentato nell’agone politico come uno dei più fervidi oppositori di Barack Obama, tra i più influenti birthers, coloro che chiesero il certificato di nascita al primo presidente afroamericano perché dimostrasse di essere nato su suolo americano. Lo ha accusato di essere segretamente musulmano per via del nome di battesimo, lo ha definito “la più grande truffa di sempre“, l’ha attaccato sull’Obamacare e su tutto quello che era possibile. “Il nostro Paese ha bisogno di un vero leader, di un leader forte: Barack Obama non è un leader, è un cheerleader“, la sua ultima battuta in campagna elettorale.

    Se Obama è riuscito a parlare alle minoranze e ha regolarizzato 5 milioni di immigrati, Trump ha sempre disprezzato gli immigrati, in particolare i messicani. “Bisogna costruire un muro tra Messico e USA”; “I messicani sono stupratori; “Spacciatori, stupratori, ladri e omicidi passano dal confine sud“; “criminali da fermare“. Il miliardario li ha definiti in ogni modo possibile, arrivando a cacciare il giornalista Jorge Ramos, reporter delle rete americana in lingua spagnola Univision, da una conferenza stampa. Quando però si è trattato di attaccare Obama, ha aperto le porte degli Stati Uniti ai profughi siriani, chiedendo di fare di più. Peccato che, qualche giorno prima, aveva detto che, se fosse stato eletto presidente, “tutti i profughi siriani sarebbe tornati a casa“.

    In compenso, Trump ha dimostrato di non sapere nulla o quasi di politica estera, in particolare del Medio Oriente. In un’intervista radiofonica, ha ammesso di non conoscere chi siano i leader delle principali formazioni terroristiche (contro cui gli USA stanno combattendo). Per di più, ha confessato di non voler neppure sapere chi sia il successore di Osama Bin Laden perché “tanto da qui a quando verrò eletto saranno tutti cambiati“. Di contro, è certo che per distruggere l’Isis basta entrare in guerra: non importa se non sa neanche chi guida i terroristi, è sufficiente andare (dove non si sa) e bombardare. Se sul fronte terrorismo siamo a zero, sul fronte economico Trump ha chiaro qual è il nemico degli USA: la Cina. “La Cina comunista è il nostro nemico, ci sta uccidendo commercialmente”, ha dichiarato in campagna elettorale.

    Zero in politica estera e zero in storia americana. Trump è incappato in una gaffe colossale quando ha pubblicato in tweet con lo slogan elettorale “MakeAmericaGreatAgain”, la foto della bandiera americana e soldati nazisti sullo sfondo. Il candidato repubblicano, fiero difensore della bandiera a stelle e strisce e, se eletto comandante in capo delle forze armate, non ha riconosciuto le divise delle SS.

    Trump si è sempre schierato contro i matrimoni gay ancora prima di entrare nella corsa per la Casa Bianca. Ora che le nozze tra persone dello stesso sesso sono state legalizzate in tutti gli stati, ha smorzato la sua opposizione. Rimane ancora contrario, per via della sua formazione religiosa e politica, ma non si pone più in netto contrasto. “Vivo a New York dove c’è una grande comunità gay“, ha spiegato in un’intervista alla Nbc, specificando che non avrebbe avuto problemi ad avere omosessuali nel suo staff o al lavoro e che la sessualità di un dipendente non dovrebbe essere causa di licenziamento. Una delle sue avversarie più note è Rosie O’Donnell, conduttrice televisiva, attrice e attivista per i diritti degli omosessuali, contro cui non risparmia battute al vetriolo. ”Rosie è rozza, maleducata, odiosa e scema. Ma a parte questo, mi piace”, ha dichiarato.

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    Referendum costituzionale 2016

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