Cosa sta succedendo in Siria oggi? Il riassunto

Cosa sta succedendo in Siria oggi? Il riassunto

La Russia si ritira, l'Arabia Saudita manda truppe in Turchia che bombarda i curdi

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    Cosa sta succedendo in Siria oggi? Proviamo a fare un riassunto degli avvenimenti politici recenti più rilevanti che hanno a che fare con la guerra in Siria, un conflitto che sembra essere sempre più fuori controllo ogni giorno che passa. Dall’Europa ci si accorge quasi solo dei profughi che arrivano sulle coste italiane o greche e che poi si riversano nelle nostre città, ma non tutti sanno o hanno ancora capito perché scappano dalla loro terra, o quali forze in gioco si stanno contendendo questa porzione di Globo.

    Il Paese da cinque anni è devastato dai bombardamenti e dalla guerra civile, ma chi appoggia chi? Inizialmente in Siria sembrava esserci una netta contrapposizione tra i ribelli anti-Assad (sostenuti dai paesi occidentali, Israele, dai Paesi del Golfo Persico e dagli Stati Uniti) e il Presidente siriano, che godeva del supporto delle milizie libanesi Hezbollah (sciite come il Presidente siriano) e di diversi Stati asiatici e mediorientali, tra cui la Russia, la Cina e l’Iran. Attualmente però i principali gruppi ribelli sono associati con al-Qaeda o con altre milizie estremiste identificate con lo Stato Islamico (DAESH). Una menzione a parte meritano i curdi siriani, alleati degli USA e nemici della Turchia che quest’ultima bombarda nell’indifferenza generale.

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    In Germania molti Paesi coinvolti a vario titolo nel conflitto hanno siglato a Monaco un accordo per il cessate il fuoco, che però ha avuto davvero vita breve, soprattutto perché nessun attore ha potuto dare vere garanzie sul rispetto delle condizioni dell’accordo (e primi fra tutti i non presenti componenti di gruppi jihadisti). Il presidente siriano Assad aveva chiarito di voler proseguire la lotta ”al terrorismo”, così come la Russia ha specificato di non voler interrompere le azioni contro i ”terroristi”, con i quali – in pratica – si intende la maggior parte delle attività delle opposizioni, quindi anche dei curdi alleati con gli Stati Uniti contro lo Stato Islamico.

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    La Russia, dopo aver a lungo sostenuto l’intervento militare fin dal settembre 2015 al fianco del presidente Bashar al Assad, ha deciso di fermare i bombardamenti aerei contro i combattenti ribelli moderati e Putin in persona ha dichiarato che la missione militare russa in Siria ”nel suo complesso è stata compiuta”, anche se il primo ministro russo Dimitri Medvedev aveva in precedenza parlato di una nuova Guerra fredda. Una guerra che sta comunque proseguendo.

    L’Arabia Saudita (contro Assad), ad esempio, ha detto di essere pronta a inviare soldati di terra in Siria sostenendo che sarà più facile sconfiggere lo Stato Islamico una volta destituito il presidente siriano. La Turchia non aspetta altro. Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato pieno appoggio alla causa, mostrando che questa guerra sta prendendo sempre più i contorni di un conflitto regionale nel quale tutti gli attori sono in prima linea per salvaguardare gli interessi nazionali, che qui fanno rima con acqua e petrolio.

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