Violenza sulle donne in India: dagli stupri alle lapidazioni, i casi più eclatanti

Violenza sulle donne in India: dagli stupri alle lapidazioni, i casi più eclatanti
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Ultimo aggiornamento: Martedì 08/03/2016 16:42

    L’India non ha pace, la cronaca riporta un altro raccapricciante episodio di violenza, un altro stupro con omicidio di una ragazza di soli 15 anni, che dopo essere stata violentata è stata bruciata viva da un 20enne a Greater Noida, nell’Uttar Pradesh, proprio nel giorno in cui il mondo celebra la Festa della Donna. I numeri della violenza alle donne in India sono agghiaccianti, e secondo le statistiche riportate dai media, nel Paese che conta 1,2 miliardi di persone avviene uno stupro ogni mezz’ora. Per cercare di arginare il fenomeno, più ampio nelle zone rurali, è stata anche introdotta una nuova legge dopo il caso di della studentessa ‘Nirbhaya’, quindi gli stupratori che abbiano almeno 16 anni devono rispondere dei reati di violenza e stupro previsti dal codice penale, proprio come se fossero maggiorenni. Nelle pagine seguenti riportiamo i casi più famosi di stupri in India che hanno indignato l’opinione pubblica mondiale.

    India delitti onore

    Il sei marzo 2016 una giovane ragazza è stata bruciata viva in India dai suoi familiari dopo essere fuggita con un altro uomo. La donna, 26enne, era tornata insieme alla figlia nel suo Paese natale, Aspur, che si trova vicino alla località in cui si era trasferita con il marito e da cui otto anni prima era fuggita per il Rajastan. Al suo ritorno, i familiari l’hanno prima picchiata e poi bruciata viva. La polizia ha presentato denuncia contro 35 uomini, sette dei quali sono stati arrestati. Il rigido sistema gerarchico indù delle caste è diffuso nelle zone rurali, e il matrimonio è vissuto come un contratto tra famiglie, previa pagamento di doti molto ricche. Le relazioni di amore extra coniugale o la rottura del matrimonio portano spesso al ripudio da parte delle famiglie. Ma in casi estremi avvengono quelli che sono conosciuti come ‘crimini d’onore’. L’Associazione delle donne democratiche riferisce che sono circa mille all’anno.

    (India: luogo del ritrovamento) A giugno 2014 una ragazzina di 15 anni è stata uccisa e il suo cadavere è stato ritrovato appeso ad un albero nel distretto di Sitapur. A dare conferma della violenza sessuale è stato il padre. La 15enne, come per il caso delle due cugine senza casta rapite e uccise nell’Uttar Pradesh, era uscita per fare i bisogni, non avendo i servizi igienici in casa. E’ stata poi rapita da sei uomini. La polizia ha reso noto che tra i presunti assalitori della giovane c’è un vicino di casa che voleva sposare la ragazza, e che avrebbe reagito così al rifiuto. “Mia figlia aveva 15 anni, l’uomo che ha fatto questa cosa non ha figli. Ci voleva costringere a lasciare che lo sposasse. Abbiamo rifiutato perché era troppo vecchio, ha 40 anni. Allora ha rapito mia figlia, l’ha uccisa e appesa a un albero“, ha raccontato il padre della vittima a Ndtv. Inoltre, secondo l’agenzia di stampa Pti, una donna indiana di 35 anni, sposata e madre di cinque figli, è stata uccisa martedì da alcuni presunti militanti indipendentisti nello Stato settentrionale di Meghalaya. Aveva reagito a un tentativo di stupro.

    Nuovo stupro di gruppo in India: 2 ragazze violentate e strangolate

    A maggio 2014, un altro episodio di violenza contro le donne in India è accaduto in un villaggio dell’Uttar Pradesh, nella zona nord-orientale del Paese. Due ragazzine sono state stuprate da un gruppo di persone che poi ha terminato l’agghiacciante atto con la doppia impiccagione delle due vittime. Due agenti di polizia, fanno sapere i media locali, sono tra le sette persone arrestate giudicate responsabili della barbarie. Questo ennesimo stupro collettivo in India ha visto come vittime due giovani adolescenti dalit – cioè senza casta – tra loro imparentate, che vivevano nella stessa casa. Purtroppo la lista di donne vittime di stupri, abusi e violenze sessuali cresce senza sosta. Sono molti i casi in India in cui persone sono uccise, ad esempio tramite lapidazione, in nome della tradizione e dell’onore della famiglia e spesso questi crimini sono approvati, o addirittura incoraggiati, dagli anziani del villaggio.

    India, violentata bambina di 9 anni

    Lo scorso febbraio 2014 una bambina di nove anni è stata ridotta in fin di vita dopo essere stata brutalmente violentata da un giovane a New Delhi. La piccola è stata trovata dopo diverse ore dalla madre in condizioni gravissime per le lesioni interne subite nell’aggressione sessuale. Lei stava giocando in un cortile con due amichette quando il 25enni Gopi Nisha Malha – poi arrestato dalla polizia – si è avvicinato e con un pretesto ha portato la bambina in un luogo appartato, per abusare di lei. Solo un mese prima una 12enne era stata ripetutamente stuprata e bruciata viva da un gruppo di uomini. Era seguita una fiaccolata di dimostrazione degli attivisti per i diritti delle donne. La ragazza era incinta e aveva denunciato i suoi aggressori.

    Nei villaggi rurali indiani si assiste a cose forse peggiori. Una donna di venti anni ha subito uno stupro di gruppo da parte di almeno 10 uomini, imposto dal Consiglio degli anziani (“Khap”) del villaggio Birbhum. La punizione è stata inflitta per una relazione non tollerata, con un uomo che fa parte di un altro villaggio. La donna ha avuto il coraggio di denunciare i violentatori che sono stati, in seguito, arrestati. La ragazza è stata punita perchè i responsabili della comunità l’hanno trovata in compagnia di un amico, cioè, entrando in casa hanno trovato all’interno questa persona. Hanno deciso per loro una “multa” di 25mila rupie (circa 300 euro). In seguito al rifiuto dei due giovani di pagare l’enorme cifra, il leader del villaggio rurale nel Birbhum ha ordinato lo stupro.

    Le donne senza casta sono davvero le ultime delle ultime, condannate a vivere la loro vita nelle angherie e subendo qualsiasi tipo di sopruso. Le due cugine di 14 e 15 anni vittime d questo ultimo stupro collettivo, sono state violentate dopo essere state rapite, e poi sono state impiccate ad un albero di mango. I loro corpi sono stati trovati in un campo nell’area di Ushait. Le ragazze erano uscite di casa di sera perché nella loro abitazione non ci sono i servizi igienici. Due agenti di polizia sono stati denunciati, Sarvesh Yadav e Rakshapal Yadav, uno è stato arrestato, ma altri dei sette responsabili dello stupro e del duplice omicidio risultano latitanti. Inoltre il capo della polizia locale è stato sospeso dal servizio per non aver agito tempestivamente quando la famiglia delle ragazze ha segnalato la loro scomparsa. Capita spesso che le denunce di scomparsa di giovani donne vengano quasi o del tutto ignorate.

    E solo da circa dalla fine del 2013 che l’India ha cercato di regolamentare i crimini che riguardano la violenza sessuale rendendo più rigide le sue leggi contro lo stupro. Le proteste di questi mesi, che si sono susseguiti in tutto il Paese hanno sensibilizato l’opinione pubblica anche a livello internazionale. Secondo dati ritenuti ufficiali, ma non del tutto reali, in India avviene uno stupro ogni 22 minuti. Coloro che operano sul campo, e gli attivisti, invece, ritengono che questa cifra non rispecchi la realtà, e che sia decisamente inferiore. Il motivo è semplice: molte vittime non denunciano le tremende violenze subite.

    LA POLIZIA LA LIBERA DOPO 3 ANNI DI SEGREGAZIONE IN UN LUOGO DEGRADANTE

    In Bihar una donna è stata chiusa in un bagno contro la sua volontà dalla famiglia del marito perché non poteva pagare la dote matrimoniale. Gli ultimi tre anni della sua vita li ha trascorsi in una stanza: ‘Sono stata segregata per tre anni in un bagno’ ha detto la ragazza una volta liberata. La donna è anche mamma di una bambina e in questi tre anni, come punizione, non le è neanche stato consentito di vedere sua figlia.

    Ad essere stuprate in India sono donne, ragazze, ma anche bambine, come abbiamo già visto. Nel 2013, in luglio, una bambina di soli quattro anni è morta dopo aver subito uno stupro. Il terribile episodio di violenza è accaduto a Ghansor, nello Stato centrale indiano di Madhya Pradesh. La piccola è morta d’infarto. Era sparita dalla casa dei genitori circa due settimane prima. Secondo le prime ricostruzioni della polizia locale, due uomini l’avrebbero invitata a seguirli offrendole della cioccolata. Nel maggio 2013 vittime della violenza di un altro branco erano state dieci minorenni sordomute; e un mese prima una bambina di soli 5 anni era stata stuprata e mutilata da un vicino di casa.

    Dopo la morte di Damini, 23enne violentata e massacrata a Nuova Delhi nel 2012, si sono susseguiti decine e decine di casi di stupro e femminicidio in India. La violenza sulle donne non si è mai placa, ma questi tragici e drammatici eventi hanno portato, in questi mesi, migliaia di donne a manifestare in piazza la propria indignazione. Da anni esistono organizzazioni che, trovandosi di fronte alla totale mancanza di volontà da parte delle istituzioni di agire in qualsiasi modo contro la violenza sulle donne, si sono autorganizzate, con reti di solidarietà, campagne informative e lotte.

    Pradnya Mandhare

    La storia di Pradnya Mandhare l’abbiamo raccontata qui, perché lei è divenuta un esempio per tante altre ragazze che hanno subito violenza in India, e non solo: ”Nessuno dovrebbe avere paura di denunciare i propri aggressori. Le donne non devono restare in silenzio. Molte pensano che andare alla polizia in questi casi sia un disonore. Io penso invece che sia necessario alzare la voce per dare a questa gente una lezione”, ha detto dopo aver fatto un gesto davvero eclatante.

    India: ragazze prendono a cinghiate i molestatori sul bus

    Ci troviamo in India, a Rohtak, una città a circa quaranta miglia a nordovest di New Dehli. In questo video ripreso con un telefonino, si vede i tentativo di reazione da parte di due ragazze, presumibilmente sorelle, che, cinghie alla mano, si allontanano dalla stretta dei personaggi che dietro loro le strattonano. Così, per mettersi in salvo le ragazze prendono a colpi di cinghia i molestatori che le hanno importunate sul bus.

    Come reagire a molestie sessuali in autobus

    Le aggressioni ai danni di donne sui mezzi pubblici in India si verificano spesso. Essere molestati sessualmente su un autobus è semplice, basta far finta di simulare la brusca frenata. Come reagire in maniera opportuna? L’imbarazzo non deve avere il sopravvento, ma è giusto prendere esempio dalla ragazza del video.
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