Che cosa sta succedendo in Libia? Le tappe da Gheddafi all’Isis

Che cosa sta succedendo in Libia? Le tappe da Gheddafi all’Isis
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 03/03/2016 16:45

    La situazione in Libia è molto caotica, divisa in due grosse regioni che in mezzo hanno il Golfo della Sirte: la Tripolitania a ovest e la Cirenaica a est. Lo Stato attualmente si divide tra due Governi, uno a Tripoli di natura islamica e l’altro a Tobruk, che viene riconosciuto dalla comunità internazionale. Le riserve di gas e petrolio sono soprattutto all’interno. Le difficoltà sono aggravate dal fatto che l’Isis ha preso il controllo di alcune città, prime fra tutte Derna e Sirte. Non è passato molto tempo dall’inizio della rivoluzione che, nel Paese, ha portato alla caduta di Gheddafi nell’ottobre del 2011. Adesso la situazione è molto complicata e sta coinvolgendo sempre di più il panorama internazionale, visto che i miliziani dell’Isis sono arrivati a minacciare anche l’Italia. E non si tratta più di semplici annunci, ma di minacce concrete, che mettono il nostro Paese in pericolo. Non a caso sono stati rafforzati i controlli su molti obiettivi sensibili in Italia. Vediamo come si è trasformata la situazione in Libia negli ultimi anni, con l’avanzata dei miliziani Daesh.

    Il 17 febbraio del 2011 è scoppiata la rivolta contro Gheddafi, che è stato dittatore in Libia per 42 anni. Alcuni partiti di opposizione hanno organizzato quella che è stata definita la giornata della collera contro il regime. Intervenne anche la comunità internazionale e l’Onu mise in atto dei raid contro le forze del colonnello. Questi raid finirono il 31 ottobre. Il 23 agosto, nel frattempo, i ribelli entrarono a Tripoli. Gheddafi venne catturato e ucciso il 20 ottobre 2011.

    Dopo la caduta e la morte di Gheddafi, la Libia è stata gestita da diversi governi di transizione. Le prime elezioni politiche vennero indette il 7 luglio del 2012 e segnarono la vittoria delle forze liberali. Un risultato che venne confermato anche 2 anni dopo, il 22 luglio 2014. Il governo si insediò a Tobruk. Alcune milizie islamiche, tuttavia, non volero accettare questi risultati e formarono a Tripoli un nuovo governo.

    La Libia vide una vera e propria avanzata islamista a partire dall’11 settembre 2012, quando i miliziani assaltarono il consolato americano a Bengasi, facendo quattro vittime, fra le quali anche l’ambasciatore. Il 10 ottobre 2013 il primo ministro venne sequestrato da un gruppo di uomini armati e poi rilasciato.

    I miliziani dell’Isis conquistarono il porto di Derna, nell’est del Paese. Anche Sirte cadde nelle mani dello Stato Islamico. Attualmente le due città libiche sono controllate almeno in parte da milizie considerate vicine allo Stato Islamico. Sembra che l’ISIS in Libia sia formato soprattutto da libici tornati dalla guerra in Siria: secondo alcune conta circa un migliaio di miliziani.

    Il 14 gennaio 2015 iniziarono a Ginevra, nell’ambito delle Nazioni Unite, i colloqui di pace. La lega araba non mostrò molto interesse per la crisi della Libia e la posizione dell’Italia apparve piuttosto chiara. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, infatti dichiarò che l’Italia era disposta a intervenire soltanto con il “consenso internazionale”, cioè con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che autorizzi l’intervento militare. Dopo la notizia dell’uccisione di due connazionali italiani rapiti mesi prima, il governo Renzi si è detto pronto a inviare incursori Col Moschin.

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