Guerra in Siria, bombardati scuole e ospedali. Onu: ‘Almeno 50 vittime’

Guerra in Siria, bombardati scuole e ospedali. Onu: ‘Almeno 50 vittime’

Mentre i civili muoiono, i governi pro e contro Assad si accusano a vicenda

    Guerra in Siria, bombardati scuole e ospedali. Onu: ‘Almeno 50 vittime’

    La guerra in Siria continua a mietere vittime innocenti mentre la comunità internazionale si accusa a vicenda. Nella giornata di lunedì 15 febbraio due ospedali e cinque scuole sono stati bombardati, provocando almeno 50 vittime, compresi bambini, medici e operatori sanitari. Le bombe sono cadute sull’ospedale di Azaz, città a nord di Aleppo, e sull’ospedale di Maaret al-Numan gestito da Medici Senza Frontiere, nella provincia di Idlib, a circa 300 km a nord di Damasco. Il portavoce del segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha confermato il numero delle vittime e ha espresso la “profonda preoccupazione” dell’Onu per gli attacchi missilistici “che hanno ucciso 50 civili, inclusi bambini”. Mentre la popolazione civile e l’organizzazione umanitaria piange i suoi morti, gli alleati anti Isis si lanciano accuse a vicenda su chi abbia preso di mira scuole e ospedali.

    Non è ancora chiaro chi siano i responsabili dell’ennesimo attacco a ospedali e a obiettivi civili. Secondo l’Osservatorio dei diritti civili siriani, vicina ai ribelli, sotto il bombardamento all’ospedale di Azaz sono morte almeno 14 persone, tra cui tre bambini e una donna incinta, mentre MSF conta sette vittime e otto dispersi. In un comunicato, l’ong ha raccontato che l’ospedale è stato colpito da quattro missili lanciata da un aereo a pochi minuti di distanza per quello che “sembra un attacco deliberato contro una struttura ospedaliera”. Colpire un ospedale in una zona di guerra va contro tutte le regole del diritto internazionale, come ha fatto notare anche Amnesty International. “La distruzione di questo ospedale lascia una popolazione di circa 40mila persone senza accesso ai servizi sanitari in una zona in pieno conflitto”, ha ricordato il capo missione di Medici senza Frontiere in Siria, Massimiliamo Rebaudengo. La struttura aveva 30 posti letto, uno staff di 54 persone, due sale operatorie, un ambulatorio e un pronto soccorso: ora ci sono solo macerie.

    Dalle descrizioni dei testimoni, è difficile credere a un errore, come dissero gli Stati Uniti dopo aver bombardato l’ospedale di Msf a Kinduz, in Afghanistan.

    Siria, raid aerei su ospedale Msf a Idlib

    Questa volta sembra sia stata un’azione deliberata, ma da chi? Per la Turchia non ci sono dubbi: sono stati i russi, che hanno appoggiato le azioni militari delle truppe di Bashar al Assad. Anche l’Osservatorio per i diritti siriano e gli USA parlano di un attacco con missili “verosimilmente russi” e la stessa MSF pensa ai russi o alle truppe di Damasco, ma la situazione non è del tutto chiara. La zona di Azaz vede la numerosa presenza di truppe curdo-siriane Ypg contro cui Ankara si è più volte scagliata per non lasciare in mano ai curdi il confine turco-siriano. “Non permetteremo che Azaz cada nelle mani delle milizie curde”, ha dichiarato il premier turco Ahmet Davutoglu.

    La Russia dal suo canto nega di aver bombardato scuole e ospedali e parla di una nuova azione di propaganda contro il suo intervento in Siria. C’è da dire però che Vladimir Putin ha chiarito che non rispetterà la tregua e che i raid russi continueranno perché gli obiettivi sono “gruppi terroristici, Isis, al Nusra e altri, legati ad al-Qaeda”, ha ricordato il vice ministro degli Esteri russo Gennadi Gatilov.

    Non bastasse la già complicata situazione in Siria, arriva anche l’accusa di Damasco contro gli Stati Uniti e mentre Barack Obama cerca una mediazione con la Russia per il cessar del fuoco. L’ambasciatore siriano in Russia, Riyad Haddad, ha accusato gli Stati Uniti di aver colpito la clinica di MSF, ma Washington smentisce con durezza: i raid dei caccia Usa in Siria sono stati condotti su Raqqah e Hasakah, quindi in zone diverse.

    rifugiati

    Mentre la comunità internazionale non sembra avere un piano congiunto e bombarda qualsiasi obiettivo, in Siria si continua a morire, da cinque anni. Il conflitto ha avuto inizio nel 2011 e da allora non si è mai fermato. La conta delle vittime è resa difficile dalla tremenda situazione locale che non permette a istituzioni e associazioni di essere sul campo. Il primo ad aver dato il numero dei morti della guerra in Siria è stato l’Osservatorio dei diritti siriano: dal 15 marzo 2011 al 15 ottobre 2015 i morti sono stati oltre 250mila, 250.124 per la precisione. Di questi 74.426 sono civili, di cui 12.517 bambini e 8.062 donne. Il resto delle vittime sono combattenti: 41.201 delle milizie curde e i ribelli al regime, 37.010 gli jihadisti (inclusi i foreign fighters) e 91.678 del regime di Assad.

    Ai morti si aggiungono i rifugiati , coloro che scappano dalla guerra per non finire massacrati dalle bombe (di Damasco o degli alleati anti Isis poco importa). Secondo l’UNHCR a luglio 2015 il numero dei rifugiati siriani ha superato i 4 milioni, arrivando a 4,27 milioni a fine 2015. Inoltre, 7,6 milioni di persone sono sfollate all’interno della Siria stessa, molti in condizioni critiche e in luoghi difficili da raggiungere. La maggior parte dei rifugiati si trova in Turchia, che ospita 1.805.255 rifugiati siriani; segue il Libano che, con una popolazione di circa 4 milioni di persone, ha accolto 1.172.753 siriani, la Giordania con 629.128, l’Iraq con 249.726 e l’Egitto con 132.375.

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