Adozioni gay nel mondo: dove è possibile e che risultati ha prodotto?

Adozioni gay nel mondo: dove è possibile e che risultati ha prodotto?
da in Mondo, Omosessualità
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 17/02/2016 18:12

    Mentre in Italia continuano le polemiche sulla stepchild adoption, le adozioni gay nel mondo sono già una realtà. Sono infatti 29 i Paesi che riconoscono alle coppie gay il diritto di adottare. Alcuni Stati permettono alle coppie omosessuali di adottare figli terzi, nati cioè al di fuori della coppia, mentre altri permettono di adottare solo il figlio biologico (quindi non quello adottato) del partner. Le leggi variano da Stato a Stato, ma si basano tutte sullo stesso principio: riconoscere le famiglie omosessuali e garantire i diritti dei figli e dei genitori, biologici e non. Vediamo quali nazioni permettono l’adozione gay nel mondo.

    Nell’Unione sono 13 i Paesi che permettono l‘adozione di minori da parte di coppie omosessuali. L’ultimo a renderla legale è stato il Portogallo il 25 gennaio 2016 quando il Parlamento ha revocato il veto presidenziale posto su una legge approvata lo scorso novembre e ha aperto l’adozione tout court anche alle coppie omosessuali. Un anno prima, nel gennaio 2015, era stata l’Austria, dove vigeva solo la stepchild adoption per i figli biologici del partner, a estendere il diritto di adozione. In Europa si contano anche Spagna, Francia, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Islanda, Irlanda, Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca. A queste si aggiungono Malta e Slovenia, che permettono la stepchild adoption per i figli biologici o adottati del partner, così come la Germania (fino al 2013 solo per i figli naturali). Dal 2016 anche l’Estonia avrà la stepchild adoption.

    Negli Stati Uniti l’adozione di minori da parte di persone omosessuale non è mai stata un problema perché in tutto il territorio statunitense è permessa l’adozione di minori a una singola persona, indipendentemente dall’orientamento sessuale. Con la storica sentenza della Corte Suprema che legalizza i matrimoni gay in tutto il Paese, è stato eliminato anche l’ultimo paletto per il riconoscimento globale delle famiglie gay. Solo il Mississippi ha ritenuto illegale l’adozione di minori da parte di coppie omosessuali. Il Canada ha legalizzato da tempo l’adozione per le coppie gay. La legislazione canadese sull’adozione ha modalità diverse a seconda della giurisdizione provinciali e territoriale, ma in tutto il Paese è legale l’adozione di minori da parte di coppie omosessuali.

    Argentina, Brasile, Guiana Francese, Messico e Uruguay hanno reso legale l’adozione di minori da parte di coppie omosessuali. Diverso il discorso per la Colombia che non ha il matrimonio gay ma ha riconosciuto le coppie omosessuali con alcuni diritti legati all’assistenza sociale, la previdenza e l’eredità. A febbraio 2015 la Corte Suprema aveva riconosciuto la stepchild adoption solo per i figli biologici del partner: a novembre 2015 la stessa Corte ha esteso il diritto dando il via libera all’adozione anche di bambini terzi per le coppie gay.

    Australia e Nuova Zelanda hanno aperto all’adozione di minori da parte delle coppie gay. In Australia è permesso nel territorio della Capitale, in Nuovo Galles del Sud, Australia Occidentale e Tasmania. La Nuova Zelanda li ha resi legali con la nuova legge sui matrimoni omosessuali nel 2013.

    Israele è l’unico paese del Medio Oriente a permettere l’adozione a coppie omosessuali ma non a tutte. Dal 2005 infatti, all’interno delle coppie lesbiche si possono adottare i figli naturali della partner, cosa che non è permessa agli uomini. Alcune sentenze però stanno aprendo la strada per la stepchild adoption anche da parte di coppie gay maschili, come successo nel 2009 quando l’ex parlamentare Uzi Even ha potuto adottare il figlio, già maggiorenne, con il proprio compagno.

    I benefici delle adozioni gay sono difficili da categorizzare ed enumerare, perché sono legali da troppo poco tempo per studiarne appieno le conseguenze, e perché afferiscono alle relazioni personali e famigliari. Potrebbe bastare il sorriso dei bambini di coppie gay, ma la questione è più complessa. Chi si oppone alle adozioni gay, chiama il causa il bisogno dei bambini di crescere con un padre e una madre. In realtà, non ci sono studi scientifici che supportano tale affermazione se non il concetto tradizionale di famiglia e il credo religioso. Fin dal 2004, negli Stati Uniti l’APA (l’associazione degli psicologi) ha dichiarato di opporsi a qualsiasi discriminazione fondata sull’orientamento sessuale in materia di adozioni da parte di persone omosessuali. Anche in Italia, sono stati i giudici di un Tribunale minorile a dare l’ok all’adozione all’interno di una coppia gay per il benessere del bambino. I contrari si sono spesso rifatti allo studio di Mark Regnerus, sociologo texano, secondo il quale i figli di coppie gay erano più inclini alla violenza, al suicidio e avevamo maggiori difficoltà psicologiche e sociali dei figli di coppie eterosessuali. In realtà, lo stesso studioso ha ammesso di aver falsato i risultati, andando a scegliere le famiglie più a rischio con qualsiasi legame omosessuale, compresi i carcerati che avevano avuto rapporti omo occasionali o una prostituta eterosessuale che occasionalmente si rivolgeva anche a donne. Il più grande studio mai pubblicato sui figli di coppie gay arriva invece dall’Australia: partito dall’università di Melbourne nel 2012, ha riguardato 315 genitori (80% donne, 18%uomini e 2% di altro genere) e 500 bambini tra zero e diciassette anni. Secondo questo studio, i figli australiani di famiglie omogenitoriali hanno un migliore stato di salute mentale e fisico rispetto ai figli di coppie eterosessuali.

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