Presidenziali USA, l’ex clandestina diventa il braccio destro di Hilary Clinton

Una storia di riscatto che potrebbe portare una donna alla Casa Bianca

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    Presidenziali USA, l’ex clandestina diventa il braccio destro di Hilary Clinton

    Da ex clandestina a braccio destro di Hillary Clinton nella corsa per le Presidenziali USA 2016. La storia di Lorella Praeli, 27 anni nata in Perù e oggi a capo delle strategie elettorali per la comunità ispanica, racconta molto delle speranze, sogni e opportunità dei latinos negli USA. Dopo aver trascorso metà della sua vita da immigrata irregolare, ora Lorella si trova a fianco della donna che potrebbe diventare la prima Presidente della storia. Il suo compito è guidare la campagna elettorale diretta agli ispanici per sostenere la Clinton, nella battaglia per le primarie prima e, in caso di vittoria, contro i repubblicani. Il ruolo della Praeli è molto delicato perché l’immigrazione è da sempre un tema caldo per la politica USA e potrebbe essere decisivo anche nelle prossime elezioni.

    Gli immigrati irregolari sono uno dei bersagli prediletti dai candidati repubblicani, a partire da Donald Trump che, tra le tante sparate a cui ci ha abituati, ha preso di mira regolarmente i latinos. Il tycoon non è però l’unico a scagliarsi contro politiche immigratorie di apertura e regolarizzazione e Lorella Praeli lo sa bene. “Non c’è molta differenza fra quello che prospetta Trump e quello che dicono Cruz o Rubio”, ha dichiarato in un’intervista concessa al Corriere della Sera.

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    La riforma dell’immigrazione di Barack Obama è stata più volte fermata dal voto repubblicano; gli ordini esecutivi che riguardano la sorte di 5 milioni di persone, sono ancora in stallo tra la decisione del Tribunale e la volontà del Presidente, di cui è stata sostenitrice da subito. Oggi sa quanto sia importante la vittoria di un democratico alla Casa Bianca: con un repubblicano (specie se fosse Trump), le espulsioni sarebbero all’ordine del giorno.

    Eppure, la comunità latina rappresenta il 17% della popolazione a stelle e strisce e in alcuni Stati potrebbero essere l’ago della bilancia. Per questo il suo ruolo è essenziale: a capo del “Latino Outreach”, mette a punto le strategie migliori per convincere i latinoamericani a votare per i democratici (e per la Clinton).

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    A soli 27 anni sa bene quanto sia difficile e frustrante essere additati come il nemico interno, il pericolo numero uno, il diverso da colpire in ogni occasione. Il suo arrivo negli USA è legato a una tragedia personale: a due anni perse una gamba in un incidente, causato da un ubriaco. Da allora, i genitori hanno fatto la spola tra Inca, dove abitavano, e la Florida per darle le cure migliori, a partire dalla protesi. All’età di 10 anni si trasferisce definitivamente a Milford, in Connecticut: come moltissimi immigrati, i genitori si adattano ai lavori più umili pur di garantire cure alla figlia. La madre, psicologa, inizia a lavorare come donna delle pulizie e baby sitter, il padre fatica ad adattarsi alla vita in America e decide di tornare in Perù.