Attentato a Istanbul: lo spettro della Russia dietro i kamikaze

Attentato a Istanbul: lo spettro della Russia dietro i kamikaze

Strage di turisti a Istanbul, molti sono tedeschi. L'attentatore suicida era di origini saudite: 65 persone fermate tra cui tre russi

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    Attentato a Istanbul: lo spettro della Russia dietro i kamikaze

    La Turchia piomba nel terrore dopo l’attentato a Istanbul avvenuto nell’area della piazza di Sultanahmet, che ha causato numerose vittime, dieci morti e quindici feriti, di cui due gravi. L’esplosione si è verificata vicino all’obelisco di Teodosio, e alcuni testimoni hanno parlato di una detonazione talmente forte da essere chiaramente udita anche da quartieri della città molto lontani, provocata da un kamikaze. L’attentatore suicida che si è fatto esplodere è stato poi identificato in Nabil Fadli, nato in Arabia Saudita. In precedenza si era parlato di in una persona nata in Siria nel 1988. E a poche ore dai tragici fatti avvenuti il 12 gennaio, gli investigatori hanno fermato tre russi con l’accusa di avere legami con l’Isis. Non è ancora chiaro se hano partecipato attivamente all’attacco kamikaze a Instanbul, ma secondo la polizia avrebbero fornito supporto logistico ai jihadisti. .

    La piazza centrale dello storico distretto di Sultanahmet dove si è verificata la deflagrazione è una popolare meta turistica nel cuore della città turca di Istanbul. Otto tedeschi sono morti, altri nove sono rimasti feriti nell’attentato, insieme ad altri turisti stranieri, norvegesi e peruviani. E poco dopo la diffusione della notizia dell’esplosione vicino alla Moschea Blu a Istanbul, un incendio si è sviluppato nel quartiere di Maltepe, e ha interessato un hotel di 8 piani in costruzione. Dal cantiere dell’edificio sono state salvate alcune persone – molti operai – che erano rimaste intrappolate dentro.

    Dopo le dichiarazioni di alcuni testimoni che hanno parlato della presenza di un attentatore suicida, gli investigatori hanno indagato sul tipo di esplosivo utilizzato dal kamikaze, così da individuare con rapidità il responsabile. Il governo della Turchia ha comunque imposto il silenzio stampa sulle notizie relative all’esplosione. Fonti giornalistiche internazionali che citano il vicepremier della Turchia, Numan Kurtulmus, hanno poi battuto la notizia secondo cui l’attentatore suicida sarebbe un siriano di 28 anni, riconducibile all’ISIS, mentre in seguito l’agenzia di stampa Dogan ha parlato di un uomo di origine saudita, Nabil Fadli, che avrebbe avuto contatti con militanti in Siria.

    In seguito all’attacco kamikaze del 12 gennaio 2016 a Istabul la polizia ha fermato almeno 65 persone, tra cui i tre russi, 15 siriani e un turco. Altri ventuno presunti jihadisti sono stati arresti a Sanliurfa, vicino al confine con la Siria, a Kilis, nella provincia di Mersin, ad Adana e Dyarbakir. I siriani saranno espulsi.

    Sarebbero circa 2.719 gli integralisti islamici russi che hanno risposto alla chiamata jihadista e sono andati a combattere tra Siria e Iraq. Di questi 160 sono stati uccisi, 73 sono tornati e hanno subito un processo, e 36 sono stati arrestati. A proposito dei tre russi arrestati per l’esplosione in piazza Sultanahmet, il console russo ad Ankara ha confermato la notizia spiegando però che ”i motivi della detenzione devono essere ancora chiariti”.

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