Alawiti, peshmerga, curdi e non solo: il glossario per capire meglio l’Isis

Alawiti, peshmerga, curdi e non solo: il glossario per capire meglio l’Isis

    Isis, in un nuovo video minacce al Regno Unito

    La lotta all’Isis passa anche dalla conoscenza di alcuni concetti chiave. Capire cosa separa sciiti e sunniti, chi sono i peshmerga e chi gli alawiti, chi è Bashar al-Assad e chi Abu Bakr al-Baghdadi è il primo passo per muoversi nel caos che ha portato alla nascita e allo sviluppo del gruppo terroristico. In una regione complessa come è il Medio Oriente, storia, religione e politica si intrecciano di continuo; non sono mancate e non mancano le interferenze dell’Occidente che ha creduto di aver plasmato una nuova cartina mediorientale a suo uso e consumo e invece si è trovato di fronte una realtà molto più complessa. Vediamo quali sono i termini più importanti.

    SYRIA DAMASCUS ASSAD SUPPORTERS RALLY

    Quando parliamo del presidente siriano Bashar al-Assad, lo identifichiamo come appartenente alla minoranza sciita degli Alawiti (o alauiti). Il termine indica un gruppo religioso diffuso in Siria, per la precisione la setta musulmana sciita dei Nusairi, ed è entrato nel gergo politico nel 1920, coniato dalla Francia che allora occupò la regione. Con l’ingresso dei francesi, il territorio si staccò dal Libano e prese il nome di Territorio degli Alauiti, diventando nel 1922 Stato alawita; due anni dopo entrò nella Federazione Siriana per uscirne a più riprese come Territorio autonomo fino al 1945, quando la fine del mandato francese portò alla nascita della Siria attuale. A livello religioso, gli alawiti sono un gruppo legato alla visione sciita dell’Islam, ma con molte particolarità: il nome stesso si riferisce alla reverenza per Alī, cugino e genero del profeta Maometto. A rendere più complesso il tutto, la religione alawita non ha testi scritti, ma viene tramandata oralmente da una stretta cerchia di persone, solo uomini. Pur riconoscendo i cinque pilastri della religione musulmana, hanno il concetto di trinità e teofania (Alī è manifestazione della divinità), bevono vino come comunione e riconoscono il Natale. Proprio per questo, molti sunniti li vedono come infedeli. Nel corso dei governi Assad, gli alawiti hanno ricoperto cariche politiche e militari, dividendo il potere anche con le altre fedi del Paese.

    Al Baghdadi parla a Mosul

    Personaggio fondamentale è Abu Bakr al Baghdadi, auto proclamato Califfo del presunto Califfato dell’Isis. Il suo vero nome è Ibrāhīm ʿAwwād Ibrāhīm ʿAlī al-Badrī al-Sāmarrāʾī ed è a oggi l’erede del ruolo che fu di Osama Bin Laden come ricercato numero uno al mondo. Inizia la carriera terroristica tra le fila di al-Qaeda, in Iraq: secondo il Dipartimento di Sicurezza statunitense, nel 2004 fu detenuto nei carceri militari di Camp Bucca e Camp Adder. Il suo obiettivo è la creazione di un Califfato che riunisca tutti i musulmani sunniti, a partire dall’Iraq e dalla Siria: da qui la nascita dell’Isis e lo scontro con Ayman al-Zawahiri, erede di Bin Laden. al-Zawahiri non voleva la fusione del Fronte al-Nusra, attivo nella guerra civile siriana, e chiese di limitare le azioni del suo gruppo all’Iraq. Il 29 giugno del 2014 si auto proclama Califfo dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante e il 5 luglio compare in pubblico per la prima e unica volta in occasione del discorso nella Grande Moschea di Mossul. LEGGI QUI LA BIOGRAFIA COMPLETA DI AL-BAGHDADI

    Al Baghdadi

    La forma politica scelta da al-Baghdadi è quella del Califfato, primissima forma di governo dell’epoca islamica, coniata il giorno della morte di Maometto per rappresentare l’unità politica dei musulmani, la Umma. A capo di tutto c’è il Califfo, il “comandante dei credenti”, successore politico del Profeta come capo della Umma. Nonostante la sua istituzione non sia prevista nel Corano, nel corso della storia ci sono stati diversi califfati: i primi quattro califfi “ortodossi” (definiti, secondo una traduzione impropria, “ben guidati”), quelli omayyadi di Siria e abbasidi di Baghdad e Samarra, il califfato sciita-ismailita fatimide fra il 909 d.C e il 1171, e quello omayyade andaluso, attivo tra il 929 e il 1031. Obiettivo di al-Baghdadi è creare un unico grande stato sunnita, cancellando confini geografici e politici.

    Manifestazione in sostegno dei curdi vittime dell'attentato di Ankara

    Altro tassello che si aggiunge è legato ai curdi, popolazione indoeuropea diffusa su un territorio compreso tra Iraq, Siria, Turchia e parte dell’Armenia, il cosiddetto Kurdistan. Secondo le ultime stime, i curdi sarebbero circa 30 milioni, suddivisi nei territori d’origine, senza unità nazionale: a oggi non esiste uno stato curdo. Dagli ultimi dati, i curdi sono il 10% della popolazione in Turchia, il 15-20% in Iraq, il 5% in Siria, 4% in Iran e l’1,3% in Armenia. In tutti questi Paesi, con l’eccezione dell’Iran, i curdi formano il secondo maggiore gruppo etnico: circa il 55% dei curdi di tutto il mondo vive in Turchia, seguito dal 30% in Iran e Iraq, e il 5% in Siria. La religione più diffusa è quella musulmana sunnita: la lingua curda appartiene alla famiglia iranica. La questione curda ha reso complesso la lotta contro l’Isis: in molte zone di confine, i curdi rappresentano l’unico avamposto militare sul campo contro l’avanzata dell’Isis, ma sono osteggiati dalla Turchia.

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    Ormai lo usiamo spesso, ma cos’è il jihad? La parola araba ha molti significati e nell’Islam indica una vasta gamma di situazioni: la radice g-h-d significa “esercitare il massimo sforzo” che, nell’incontro con la religione passa dalla lotta interiore spirituale per il raggiungimento della vera fede fino alla guerra santa, di cui oggi è diventato sinonimo. Il termine compare in 23 versetti del Corano: l’interpretazione più accettata dalle diverse scuole coraniche pone al centro la lotta tra persecutori e oppressi. La differenza tra la linea tradizionale e quella degli ambienti radicali sta nella posizione: nel primo caso è lotta difensiva, nel secondo offensiva.

    Peshmerga donne

    Letteralmente, peshmerga in lingua curda indica un combattente-guerrigliero che intende battersi fino alla morte e oggi viene usato per indicare le forze armate curde che si contrappongono sul campo ai miliziani dell’Isis. Il vero riferimento è però ai combattenti della Regione autonoma del Kurdistan iracheno: è in Iraq che hanno sempre svolto azioni militari nel corso della storia della nazione (durante le guerre del Golfo aiutarono l’Alleanza contro Saddam Hussein). L’altro gruppo di combattenti curdi è quello del YPG, sezione militare detta Unità di Protezione Popolare del Rojava, regione a nord della Siria dove si concentrano i curdi siriani (la città più nota è Kobane): tra i peshmerga si contano moltissime donne, di ogni età.

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