Strage di Charlie Hebdo, com’è cambiata la Francia in un anno?

Strage di Charlie Hebdo, com’è cambiata la Francia in un anno?

Il Paese ha prorogato lo stato di emergenza

    Strage di Charlie Hebdo, com’è cambiata la Francia in un anno?

    Come sono cambiate Parigi e la Francia intera dopo l’attentato al giornale satirico Charlie Hebdo? La strage per mano dei fratelli Said e Cherif Kouachi avvenne il 7 gennaio 2015. I due uomini armati di kalashnikov e un lanciarazzi fecero irruzione nella sede del giornale, sparando contro i redattori e uccidendo 12 persone, 10 giornalisti e 2 poliziotti. Il settimanale era nel mirino degli integralisti per le sue vignette satiriche su Maometto, ma solo due giorni dopo, il 9 gennaio, altre diciassette persone morirono durante la sparatoria all’Hyper Cacher effettuata da Amedy Coulibaly. Due tragiche anteprime delle altre stragi che hanno insanguinato e segnato Parigi il 13 novembre 2015.

    Vittime della strage alla sede di Charlie Hebdo furono il direttore della testata Stéphane Charbonnier, detto Charb e i fumettisti Cabu, Tignous e Wolinski, oltre ad altri collaboratori. Dodici persone in tutto. Ma pe chi è rimasto, non è stato facile. Luz, alias Rénald Luzier, era uno dei vignettisti di punta della rivista Charlie Hebdo. Dopo essere scampato alla strage di gennaio 2015, Luz aveva poi deciso di lasciare la redazione commentando quanta sofferta fosse stata quella scelta: ”È una scelta molto difficile, ci è voluto del tempo. Ma riprendere il controllo di me stesso è diventata una delle mie ossessioni”, disse ”La volontà collettiva era di andare veloci. Anche se io avevo bisogno di tempo, ho seguito per solidarietà, per non lasciare gli altri da soli. Solo che a un certo punto, è stato un carico troppo pesante da portare”. Un carico che in qualche modo tutti i francesi hanno cominciato a sentire addosso.

    Lo ricordiamo ancora come risposero i parigini, dopo tutto quel sangue versato: due milioni di persone si riversarono per le strade di Parigi per manifestare la propria rabbia, il dolore e l’indignazione verso la violenza, il fanatismo e l’estremismo.

    Al grido di ”Je suis Charlie – Io sono Charlie”, tutti, composti, avevano deciso di sfilare uniti in nome della pace e della libertà di pensiero. La marsigliese, intonata con voci rotte e tremanti, si alzava nel cielo, unendosi alle voci di altre migliaia di cittadini che si univano in solidarietà dagli altri Paesi europei e mondiali in un coro immaginario ma concreto. Ma oggi, dopo anche la strage al Bataclan del 13 novembre 2015, la Francia sembra essere un po’ cambiata.

    Accanto al comprensibile desiderio di dimenticare l’orrore di quei giorni vive il bisogno di ricordare che la lotta al terrorismo è ancora in atto, e per il momento la guerra è più che aperta e non sembra essere vicina al termine. In Francia, a un anno dal primo tragico attentato alla redazione di Charlie Hebdo, si respira un’aria diversa: c’è più consapevolezza dell’insicurezza in cui si vive, c’è più rabbia e meno tranquillità, è vero, ma anche meno indifferenza e più controlli volti a garantire maggiore sicurezza. Il paese, insomma, si sta in qualche modo abituando a una nuova quotidianità in seguito allo stato di emergenza decretato subito dopo gli attentati di Parigi di novembre, che è stato anche prorogato fino al 26 febbraio 2016, e che ha visto il ripristino dei controlli alle frontiere con la limitazione alla libera circolazione dei cittadini all’interno dello spazio Schengen, una delle maggiori conquiste dell’integrazione europea.

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