Cosa sta succedendo in Medio Oriente: la situazione a oggi in sintesi

Cosa sta succedendo in Medio Oriente: la situazione a oggi in sintesi

    Isis, curdi lanciano offensiva per riprendere Sinjar in Iraq

    Dopo gli attentati di Parigi e l’abbattimento del jet russo, la situazione in Medio Oriente è più ingarbugliata che mai. La lotta all’ISIS (che si può chiamare anche ISIL, IS o, più correttamente Daesh) non è mai stata semplice. Si combatte contro un nemico nuovo e, soprattutto, diverso: è la prima organizzazione terroristica a essersi strutturata in uno Stato (Islamic State per l’appunto), dotato di mezzi finanziari e uomini. C’è un capo, Abu Bakr al-Baghdadi, che sembra un fantasma (non appare mai nei proclami o nelle rivendicazioni) ma si è autoproclamato Califfo di una presunta nazione sunnita che non è riconosciuta, ma ha dei territori reali, tra Siria e Iraq. La situazione, già di per sé complicata, è resa più complessa da uno scenario internazionale in cui si mischiano religione (sciiti contro sunniti, estremisti contro musulmani e cristiani), ma soprattutto interessi politici ed economici delle singole nazioni che dovrebbe combattere l’ISIS. Cerchiamo di capire com’è ora la situazione in Medio Oriente.

    Vladimir Putin e Barak Obama

    Tra Siria e Iraq oggi ci sono i mezzi aerei e gli uomini della coalizione che combatte l’Isis . Promossa dagli Stati Uniti, a settembre 2014, secondo un documento del Dipartimento di Stato comprendeva 62 governi (Obama ne contò 40, John Kerry 50) che, con mezzi diversi, contribuiscono all’offensiva militare. Oggi, la coalizione sembra avere un doppio comando. Da una parte gli USA, con Barack Obama che usa prudenza e insiste nel non voler inviare truppe di terra; dall’altra la Russia di Vladimir Putin, in prima linea in Siria anche a supporto di Bashar al-Assad (che gli USA e l’Europa invece vorrebbero invece deporre). Al centro, la Francia di Francois Hollande, colpita al cuore per la seconda volta e che cerca alleati forti per rispondere agli attentati di Parigi (e in Mali). Ci sono poi i Paesi che confinano con i territori ISIS come la Turchia, impegnata (in teoria) a bombardare gli estremisti, ma alle prese con attentati interni e la lotta contro i curdi.

    Recep Erdogan

    Iniziamo dalla Turchia. Sulla carta, la nazione governata da Recep Erdogan è (come tutti i partecipanti alla coalizione), nemico giurato dell’ISIS con cui deve (suo malgrado) condividere il confine sud-occidentale. In realtà, come abbiamo già spiegato analizzando perché l’ISIS non viene fermato, la Turchia è più impegnata a combattere i curdi (specie quelli del PKK) che i miliziani di al-Baghadadi. Erdogan, finora, ha usato la scusa della lotta al terrorismo per attaccare la minoranza curda in patria e ai confini (dove donne e uomini curdi strappano città e terreno all’ISIS). Con la vicenda del jet russo, abbattuto al confine con la Siria dall’esercito turco, si è fatto un nuovo nemico: la Russia.

    Vladimir Putin al G20 summit in Turchia

    Nuova protagonista è la Russia di Vladimir Putin che ora si erge a massimo alleato della Francia e dichiara l’ISIS il nemico numero uno. In realtà, è da tempo che Putin si muove nell’area, in particolare in Siria e a fianco di Bashar al-Assad, storico alleato dei russi che non hanno alcuna intenzione di deporlo. Putin ha mandato aerei (e pare anche truppe) per colpire più i ribelli siriani che i jihadisti, fino all’attentato all’Airbus russo sul Sinai. Ora la tensione con la Turchia: il jet russo avrebbe sconfinato in Turchia, non avrebbe risposto ai richiami dei turchi che sarebbero stati costretti ad abbatterlo. Putin non solo non ha dato chiarimenti, ma ha preteso le scuse di Ankara. Nel frattempo, Putin si è schierato a fianco di Hollande, dicendosi pronto a colpire l’ISIS anche con truppe di terra, contrapponendosi così agli Stati Uniti.

    Usa, discorso del presidente Obama

    Ancora più complessa la situazione degli Stati Uniti che hanno nemici incrociati in Medio Oriente. L’ISIS è ovviamente il primo della lista e i bombardamenti USA continuano da tempo in Siria e Iraq, ma Barack Obama è stato chiaro fin dall’inizio: non ci saranno truppe di terra a combattere i jihadisti. Questo perché, tra l’altro, l’intervento americano in Afghanistan è attivo ancora oggi perché lì continua a prosperare l’altro storico nemico, al Qaeda. La tensione con la Russia è sempre più alta: dopo l’Ucraina, c’è stata la Siria per via di Assad. Ora, c’è la lotta all’ISIS, con Putin sempre più il punto di riferimento anche per alleati storici come la Francia: lo scontro con la Turchia rende (se possibile) tutto più difficile.

    Al Baghdadi

    Ovviamente, al centro di tutto c’è l’ISIS, il presunto Stato Islamico guidato da Abu Bakr al-Baghdadi che ha conquistato un territorio enorme tra Siria e Iraq e lo governa come fosse una nazione. I nemici dell’ISIS sono ovunque: lo sono gli Stati Uniti e tutto l’Occidente, compresa l’Europa perché “infedeli”, ma lo sono soprattutto i musulmani. Nemici sono gli sciiti, quindi l’Iran e la Siria di Assad (che è sciita ma governa un paese a maggioranza sunnita). Sulla carta, anche i Paesi arabi a maggioranza sunnita sono nemici, perché fanno parte della coalizione, ma che ci siano privati di questi Paesi che li finanziano è risaputo. Israele è, manco a dirlo, un nemico, ma lo sono anche i Paesi del Nord Africa come la Tunisia, colpita più e più volte perché nazione democratica. Russia (l’Airbus caduto in Sinai è stata la goccia che ha portato Putin a bombardare anche i jihadisti e non solo i ribelli di Assad) e Turchia sono nemici, ma lo sono anche i curdi, che combattono in Siria e Iraq.

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