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Attentati Parigi, funerale di Valeria Solesin: l’ultimo saluto alla giovane

Attentati Parigi, funerale di Valeria Solesin: l’ultimo saluto alla giovane

A Venezia l'ultimo saluto alla giovane italiana

da in Abu Bakr al-Baghdadi, Charlie Hebdo, Francia, Francois Hollande, Jihad Islamica, Mondo
Ultimo aggiornamento: Martedì 24/11/2015 10:40

    Venezia, camera ardente per Valeria Solesin

    Valeria Solesin

    Ultimo saluto per Valeria Solesin, la vittima italiana delle stragi di Parigi. A Venezia è tutto pronto per i funerali di Stato della 28enne: la famiglia ha deciso per una cerimonia civile, ma non laica, che sarà aperta dall’inno di Mameli e dalla Marsigliese. Nel corso della funzione, a cui prenderanno parte il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la ministra della Difesa Roberta Pinotti, amici e famigliari ricorderanno Valeria: ci saranno anche le benedizioni di diverse confessioni, compresa quella di un imam. Un gesto che il padre e la madre hanno voluto fare per ricordare la figlia con una cerimonia aperta a tutte le confessioni religiose.

    La camera ardente per Valeria Solesin

    C’è ancora molta emozione per il racconto su come sarebbe morta Valeria Solesin, fatta agli inquirenti italiani dal fidanzato Andrea Ravagnani. Secondo la nuova versione data dal giovane, la giovane sarebbe morta tra le sua braccia: una ricostruzione diversa da quella dei primi momenti, secondo cui la ragazza, che era nel locale con il fidanzato, la sorella di lui e un altro giovane, avrebbe perso i suoi amici nella fuga. I due invece, per provare a salvarsi dai colpi dei terroristi si sarebbero stesi a terra fingendosi morti. Purtroppo un proiettile di kalashikov ha colpito Valeria e l’ha fatta morire per dissanguamento. Lentamente e tra le braccia di Andrea.

    Il fidanzato di Valeria Solesin, Andrea Ravagnani è stato interrogato dagli inquirenti per chiarire cosa è successo al Bataclan. ”Per due ore mi sono finto morto e sono stato abbracciato a Valeria. I terroristi dell’Isis passavano tra i feriti del teatro Bataclan per dare il colpo di grazia alle vittime”, ha raccontato. La ricercatrice veneziana è stata uccisa da un solo proiettile sparato dai fucili dei terroristi. È entrato nel naso, gli ha lacerato il labbro, ha trapassato la mandibola, si è conficcato nella spalla sinistra ed è uscito dalla schiena. La giovane veneziana è morta dopo 15 minuti, forse più. Insieme ad Andrea sono stati interrogati anche la sorella e il suo fidanzato, tutti e tre erano al teatro Bataclan di Parigi e hanno raccontato una versione diversa dalla prima (avevano dichiarato di aver perso la ragazza nella confusione), hanno cioè raccontato di aver visto che Valeria è stata uccisa dai terroristi. Leggi di seguito la storia di Valeria.

    Venezia, camera ardente per Valeria Solesin

    Valeria Solesin, 28 anni, l’italiana che risultava irrintracciabile dopo gli attacchi a Parigi è morta al Bataclan. A dare la notizia alla stampa è il padre, Alberto Solesin, uscito per parlare con i giornalisti davanti casa a San Marcuola, nel centrale sestiere di Cannaregio, a Venezia. La conferma ufficiale è arrivata intorno alle 15.40 di domenica direttamente dal console, Andrea Cavallari, intervistato a Parigi da SkyTg24. ‘Confermiamo che la nostra connazionale, Valeria Solesin, è deceduta‘. La madre ha voluto ricordarla con poche, semplici parole. ‘Era una persona meravigliosa e l’unica cosa che ci preme ricordare di lei in questo momento’, ha aggiunto la signora Luciana Milani. ‘Ricordate che era una persona, un cittadina, una studiosa meravigliosa. Ci mancherà molto e credo, visto il percorso che stava facendo, che mancherà anche al nostro Paese per le doti che aveva’. La notizia era iniziata a circolare nella mattina di sabato. Secondo il quotidiano locale Alto Adige, Andrea Ravagnani, fidanzato di Valeria, aveva contattato la zia, nella serata di sabato, dicendole che la morte della giovane gli era stata confermata dalle autorità. Le voci sulla sorte della nostra connazionale si sono rincorse fin dalle prime ore dopo l’attentato al Bataclan, dove Valeria si trovava con il fidanzato, la sorella di questi, Chiara, e il relativo fidanzato, Stefano Peretti, tutti sfuggiti alla furia omicida.

    Valeria Solesin   Volontaria Emercency

    Di Valeria, 28 anni, si sono perse le tracce subito dopo la sparatoria nella sala concerti parigina, teatro della strage. La giovane, oltre ad essere attiva volontaria di Emergency, stava costruendo il suo futuro, frequentando un dottorato in demografia all’Idem (l’istituto di Demografia dell’Università della Sorbona Parigi1). Prima di partire per Parigi, dove ormai viveva da sei anni, aveva conseguito la laurea a Trento.

    Alla Sorbona si occupava di tematiche relative al mondo della famiglia e dei bambini, oltreché della comparazione sociologica tra sistema italiano e quello francese.

    Gli amici la consideravano ‘uno dei cervelli in fuga dall’Italia’ ed avevano sempre ottime parole per lei: ‘Un’amica stupenda. Libera. Piena di idee e di forza. La migliore studentessa del mio corso alla Sorbona. Era molto impegnata nel sociale, non solo con Emergency. Avevamo parlato a lungo della questione del terrorismo, soprattutto dopo l’attentato a Charlie Hebdo. Era contraria a qualsiasi guerra, a qualsiasi intervento militare’.

    Era una ragazza disponibile e trovava sempre un minuto per aiutare gli altri. Ann Kiragu, una sua amica parigina, ha dichiarato in lacrime, dopo aver appreso la notizia della sua scomparsa: ‘Ci siamo visti proprio venerdì 13, il giorno del massacro. Valeria è venuta ad aiutarmi per discutere la mia tesi di dottorato. Era bravissima, pensava sempre anche agli altri. Ogni volta che discutevamo di questioni politiche si appassionava. Diceva che l’unico modo per rispondere alla guerra era la pace. Questa era la sua visione del mondo. Pace, soltanto pace’.

    La Solesin non conosceva stanchezza e utilizzava anche la scrittura per esprimere i suoi pensieri e il suo sapere. A distanza di due anni dalla prima pubblicazione, oggi riproponiamo un articolo giornalistico, che fu inviato dalla giovane Valeria al sito neodemos.info.

    La madre, alla morte della figlia, ha espresso soltanto una desiderio: ‘Se il ricordo di Valeria può essere diffuso, questa è l’unica cosa che ci preme’. Noi vogliamo esaudirlo così:

    ‘In Europa, l’attività femminile è stata promossa fin dagli anni ’90 attraverso la Strategia Europea per l’occupazione (SEO). Obiettivo delle Istituzioni Comunitarie è favorire l’occupazione femminile in tutte le fasi del ciclo di vita, ed in particolare nei momenti considerati “rischiosi”, che coincidono con l’arrivo dei figli. Benché la partecipazione delle donne al mercato del lavoro sia fortemente aumentata nell’Unione Europea, importanti differenze tra paesi continuano a persistere. Gli Stati dell’Europa del Nord sono caratterizzati infatti da alti tassi di occupazione femminile e da una fecondità che si mantiene elevata. Al contrario, negli Stati dell’Europa del Sud, bassi tassi di attività professionale femminile, si coniugano a bassi livelli di fecondità (OCDE, 2011).

    Una tale opposizione si riscontra ugualmente tra Francia e Italia. Nel 2011, il tasso di occupazione delle donne di età compresa tra i 20 e i 64 anni è infatti del 65% in Francia, contro 50% in Italia. Sempre nel 2011, l’indicatore congiunturale di fecondità è di 2 figli per donna in Francia, mentre in Italia è di appena 1,4 (ISTAT, 2012). Eppure questi due paesi sono relativamente simili in termini demografici: entrambi con una popolazione di circa 60 milioni di abitanti (considerando la sola Francia Metropolitana), e con una speranza di vita alla nascita comparabile. Condividono inoltre aspetti culturali, quali la religione cattolica, e geografici, essendo uniti da 515 km di frontiera. Anche l’organizzazione del mercato del lavoro sembra rispondere a una logica simile: relativamente rigido in entrambi i paesi, tuttavia in Italia protegge maggiormente i lavoratori che appartengono alle categorie “tipiche” (come l’industria). Alla luce di tali informazioni sembra logico domandarsi come mai due paesi vicini possano distinguersi così profondamente in termini di fecondità e di partecipazione femminile al mercato del lavoro. Una possibile spiegazione è che in Italia, più che in Francia, persista una visione tradizionale dei ruoli assegnati all’uomo e alla donna.

    Il lavoro, per chi? Le opinioni di italiani e francesi

    I dati dell’indagine European Value Study del 2008 descrivono dei forti contrasti nelle opinioni di francesi ed italiani riguardo la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Alla domanda “E’ probabile che un bambino in età prescolare soffra se sua madre lavora fuori casa”, il 76 % degli italiani e delle italiane dichiara di essere “molto d’accordo” o “abbastanza d’accordo”. Si tratta di solo il 41 % nel caso delle francesi e dei francesi. Anche alla domanda “Una madre che lavora fuori casa può stabilire un rapporto caldo e sicuro con i figli quanto una madre che non lavora” gli italiani mostrano un atteggiamento più tradizionale dei vicini oltralpe. Tra gli italiani e le italiane solo il 19% si dichiara “molto d’accordo” con l’affermazione, mentre tale percentuale raggiunge il 61% nel caso dei francesi e delle francesi. In Italia esiste dunque un’opinione negativa rispetto al lavoro femminile in presenza di figli in età prescolare. In Francia, invece, il lavoro femminile è incoraggiato in tutte le fasi del ciclo di vita, anche in presenza di figli piccoli. Per tale ragione sembra ragionevole pensare che in Italia, più che in Francia, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro possa essere influenzata dall’età e dal numero di figli.

    Chi sono le donne che lavorano in Francia ed in Italia?

    Stando ai dati dell’Indagine Labour Force Survey del 2011, in entrambi i paesi, il tasso di occupazione delle donne senza figli è sistematicamente superiore di quello delle donne con figli. In Italia però, la situazione sembra più drammatica poiché, nella fascia di età compresa tra i 25 e i 49 anni, lavorano il 76% delle donne senza figli, contro 55% delle donne con figli. In Francia, invece, tali percentuali raggiungono l’81% nel primo caso e il 74% nel secondo. Schermata 2015-11-15 a 18.11.22Inoltre, in Italia, il tasso di occupazione femminile risulta influenzato dalla grandezza della famiglia: esso decresce all’aumentare del numero di figli. In Francia, invece, l’occupazione femminile varia solo marginalmente in presenza di uno o due figli nel nucleo. Tuttavia, in entrambi i paesi, vivere in un nucleo famigliare composto da tre figli o più, mette in serio pericolo l’attività professionale delle donne. In Italia, infatti, nella fascia di età 25-49 anni, solo il 42% delle donne con tre figli sono attive occupate, tale percentuale aumenta a 60% in Francia. Benché in Italia esista un’opinione negativa rispetto al lavoro femminile in presenza di figli piccoli, il tasso di occupazione delle donne con figli in età prescolare è inferiore di soli 6 punti percentuali rispetto a quello delle donne senza figlia di età inferiore ai sei anni (61% contro 55%). In Francia, invece, a fronte di un’opinione positiva sul lavoro femminile durante tutte le fasi del ciclo di vita, il tasso di occupazione diminuisce profondamente in presenza di figli piccoli (80% delle donne senza figli di meno di sei anni sono attive occupate, contro 66% delle madri con figli di meno di sei anni). In questo paese, infatti, esistono delle misure per la conciliazione famiglia-lavoro che permettono a donne (e uomini) di cessare – momentaneamente – la loro attività professionale.

    Per concludere

    In un contesto europeo in cui si promuove l’occupazione femminile non si possono ignorare le conseguenze dell’arrivo dei figli sull’attività professionale delle donne. Se da un lato, infatti, l’Italia fatica a raggiungere l’obiettivo, sancito dal trattato di Lisbona, di un’occupazione femminile al 60%, si nota che anche in Francia, paese assai più performante, l’occupazione delle donne sia ancora sensibile all’età e al numero di figli presenti nel nucleo famigliare. E’ per questo motivo che appare auspicabile una maggiore condivisione delle responsabilità familiari e professionali tra le donne e gli uomini in entrambi i paesi’.

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