Isis e Money Transfer, così si finanziano i terroristi

Isis e Money Transfer, così si finanziano i terroristi

Le transizioni poco chiare fatte via Money Transfer

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    Isis e Money Transfer, così si finanziano i terroristi

    Quale relazione c’è tra Isis e Money Transfer? I terroristi spesso utilizzano il servizio di trasferimento di denaro all’estero tramite internet point. Ed è abbastanza semplice da capire, visto che molte attività (e sono sparse in tutte le nostre città) sono assolutamente fuori controllo. Ad ogni modo, le forze dell’ordine italiane monitorano da tempo la situazione, e la Guardia di Finanza ha recentemente fatto il punto della situazione sull’ammontare dei soldi ”in uscita” all’Italia, una parte dei quali probabilmente è stata destinata a finanziare il terrorismo internazionale. Non stupisce, quindi che dopo gli attentati a Parigi, una delle prime misure adottate dal Governo italiano è stata aumentare la sorveglianza dei money transfer.

    Che simpatizzanti e terroristi dell’Isis possano aver usato i Money Transfer su territorio italiano, non è una chiacchiera da bar. Le forze dell’ordine sono impegnate a controllare questi traffici. Lo scorso luglio, Stefano Screpanti, il Capo del III Reparto Operazioni del Comando Generale della Guardia di Finanza Generale, in un’audizione davanti al Comitato Parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen ha parlato proprio di questo.

    Dai controlli effettuati in questi anni è emerso che i money transfer possono essere utilizzati per trasferire soldi destinati a finanziare il traffico di esseri umani, e secondo alcune fonti queste attività sarebbero interamente gestite dll’Isis. Circa un milione di euro sono andati in Libia, 600 mila in Siria e 500 mila in Iraq.

    Sulla carta, non si possono inviare più di 999 euro a settimana, ma, come documentato dalla Guardia di Finanza, in quasi la metà degli sportelli presenti in Italia il limite è facilmente aggirato. In più i Money Transfer che si trovano praticamente ovunque da Nord a sud del Paese, non sono obbligati nemmeno a comunicare i dati sulle transazioni alla Banca d’Italia. Il risultato è che oggi nessuno può dire con certezza quanti soldi escono (o entrano) dai confini italiani.

    Nel 2014 dai money transfer presenti in Italia sono stati inviati oltre 5 miliardi di euro. Per lo più si tratta dei risparmi inviati alle proprie famiglie dagli immigrati residenti in Italia. Il primo Paese beneficiario è la Romania (16,5% dei trasferimenti) seguito da Cina (15,4%) e Bangladesh (circa il 6,8%). Eppure a ottobre del 2015 le segnalazioni delle operazioni sospette dell’Unità di informazione finanziaria di Bankitlia in materia di finanziamento al terrorismo internazionale superavano già i 200 casi (il 13% dai Money transfer). Nel 2014 sono state in tutto 96. Si è appurato, ad esempio, che alcune organizzazioni criminali cinesi presenti in Italia sono riuscite in pochi anni a spedire illegalmente in Cina quasi cinque miliardi di euro.

    La percentuale più alta di segnalazioni avviene nel Nord Italia (52%). Le regioni in cima alla classifica sono la Lombardia (21,38% di segnalazioni) e il Lazio (15,9%). Le città più segnalate sono Roma e Milano (11,15% di operazioni sospette).

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