Sopravvissuti Parigi: il loro racconto degli attentati del 13 novembre

Testimonianze dei sopravvissuti agli attentati di Parigi

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    Molti sopravvissuti negli attentati terroristici a Parigi del venerdì 13 novembre 2015 hanno ripercorso quei tremendi attimi in cui hanno rischiato di morire mentre la carneficina si stava consumando in varie zone della capitale francese. In molti hanno testimoniato quanto vissuto durante la strage che ha sconvolto l’Europa. Nonostante le notizie false che sono circolate nei momenti immediatamente successivi ai fatti, i luoghi colpiti dalla follia degli estremisti islamici dell’Isis sono stati diversi: una sala concerti, ristoranti, bristrot, lo stadio: in tutti c’era un’umanità inerme e innocente che stava solo trascorrendo dei momenti di serenità e allegria. Nelle pagine seguenti abbiamo raccolto le testimonianze di alcuni dei sopravvissuti dai vari luoghi degli attentati.

    #PorteOuverte, l’hashtag della solidarietà

    #PorteOuverte, ovvero Porta aperta, questo l’hashtag lanciato a Parigi immediatamente dopo quanto avvenuto venerdì sera. Si è trattato di un’esperienza di solidarietà tra sconosciuti che ha permesso a molti, soprattutto giovanissimi, a cui era impedito di muoversi e tornare a casa, in particolare per quel che accadeva al Bataclan, di trovare accoglienza in alcune abitazioni messe a disposizione di altri cittadini e residenti nelle zone colpite dalla violenza terrorista. La 21enne milanese, Angelica Lato, che da settembre nel capoluogo francese in Erasmus alla Sorbonne Nouvelle, e che abita nelle zone egli attentati, ha raccontato che grazie all’accoglienza di chi ha usato #PorteOuverte ha potuto trovare riparo prima di poter tornare a casa.

    Le sparatorie in strada

    Nelle prime sparatorie per le strade di Parigi sono rimaste uccise anche cinque persone sedute ai tavolini di un ristorante italiano, Casa Nostra. Il gestore si chiama Dimitri è un greco-algerino ma sua moglie era italiana, di Roma. Anche il cuoco del ristorante è italiano. Lui era presente e ha raccontato cosa a visto a Linkiesta. Le vetrate de locale erano crivellate dai colpi di armi da fuoco, i tavolini e le sedie gettate per terra, c’era vetro e sangue ovunque. Una scena apocalittica. Gli attentatori sparavano dal supermercato posto di fronte, il Franprix. Hanno sparato prima ”in direzione di un bar, sui tavolini esterni, uccidendo due persone. Poi hanno iniziato a sparare sui tavolini del mio ristorante e sui vetri per uccidere anche le persone all’interno. Tutto è durato pochissimi minuti. Gli assassini sparavano senza sosta, con freddezza”. ‘‘Quando ho visto le pallottole per terra mi sono reso conto che erano enormi. La cosa però che mi ha colpito di più è stato un distinto signore, nostro cliente abituale. Veniva a mangiare spesso qui da noi. Stava cenando ed è stato investito dalla prima raffica di mitra. E’ riuscito ad alzarsi e ad allontanarsi subito dopo la sparatoria. Ha attraversato la strada, poi si è accovacciato ed è morto”. ”Quando è arrivata la polizia s’è sparsa la voce che uno dei terroristi fosse al primo piano dell’edificio dove c’è il mio ristorante, alla rue de la Fontaine-au-Roi, al numero due. Lì ho il mio ufficio. La polizia ha fatto irruzione, ha distrutto tutto, tutti gli appartamenti del piano, alla ricerca dell’attentatore. Ma il terrorista ovviamente lì non c’era. Era già in marcia verso il Bataclan. Poi il racconto si conclude: ”Lo vedi quel menù, è un menù di ferro. Guarda, è crivellato di colpi. Il menù era piazzato proprio davanti ad una serie di tavolini qui fuori. Quel ferro ha bloccato diverse pallottole proprio all’altezza della testa dei clienti che cenavano dietro. Quel menù, ha salvato delle vite”.

    L’attacco al BataClan

    Isabel Bowdery

    Al BataClan quel venerdì 13 c’era un concerto rock. Qui è avvenuto il massacro in cui è morta anche l’italiana Valeria Solesin, amante della musica, era con altri amici al concerto della band californiana Eagles of Death metal. Isobel Bowdery, 22enne sudafricana sopravvissuta alla strage, ha raccontato tutta la sparatoria via Facebook, dicendo che inizialmente molti avevano pensato ingenuamente che fosse parte dello show. La ragazza di Cape Town ricorda di aver fatto finta di essere morta restando immobile tra altri cadaveri, per cercare di sopravvivere. Dopo un’ora è stata liberata, ma il bilancio finale è stato davvero drammatico: ”Non pensi mai che succederà a te. Era solo un venerdì sera a un concerto rock. C’era un’atmosfera felice, tutti ballavano e sorridevano. Quando quegli uomini sono entrati e hanno iniziato a sparare, pensavamo facesse parte dello show. Invece era un attacco terroristico, era un massacro. Decine di persone uccise intorno a me, il pavimento era una pozza di sangue. Scioccata e sola, mi sono finta morta per più di un’ora. Trattenevo il respiro, cercavo di non muovermi e di non piangere, non volevo che quegli uomini vedessero la mia paura. Fortunatamente sono sopravvissuta, ma per molti non è stato così”.

    Testimone al BataClan: ”Era un mattatoio”

    Anche il britannico Michael O ‘Connor e la fidanzata Sara Badel Craeye, parigina, venerdì sera erano al concerto quando i terroristi dell’Isis hanno fatto irruzione e ucciso almeno 80 persone. Michael ha raccontato alla Bbc che i terroristi hanno costretto i presenti a sdraiarsi per terra, gli spettatori venivano colpiti casualmente con le armi automatiche. Il trentenne ha detto “ti amo” alla fidanzata, convinto di morire, ma lei gli ha risposto: “noi non moriremo qui”. ”Due giovani dal fondo dell’arena hanno cominciato a sparare con quello che sembrava un AK47. Ho afferrato la mia ragazza e l’ho tirata giù per proteggerla. Abbiamo cercato di raggiungere l’uscita, ma non si poteva uscire. Ho pensato che se avessero sparato di nuovo noi saremmo stati colpiti così mi sono sdraiato sulla mia ragazza. C’erano altre persone su di me. Molti erano feriti intorno a noi, ma c’erano anche persone che erano evidentemente morte. Ho pensato che stavo per morire, non riuscivo a vedere bene, ma sparavano da un balcone sopra di noi quindi credo di aver pensato ‘stanno per spararci’ così ho detto a Sara che l’amavo. Che altro si può fare in quella situazione? Mi aspettavo di morire, e ho aspettato“. Dopo un’ora e un quarto sono arrivati i soccorsi. Nonostante quello che ha vissuto nel mattatoio all’interno del BataClan, Michael ha concluso con queste parole: ”Le persone che ci hanno attaccato non erano musulmani, non erano nemmeno esseri umani. Non lasciate che questa tragedia ci divida, è esattamente ciò che questi animali vogliono”.

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    ”I terroristi chiedevano: capite perché lo facciamo?”

    Sèbastien, un altro sopravvissuto alla strage del Bataclan, ha raccontato i suoi ricordi di quei drammatici istanti ai microfoni di Rtl: ”Prima ci hanno fatto la predica spiegando che erano lì per le bombe sganciate in Siria e per dimostrare a noi occidentali gli effetti degli aerei laggiù”, poi lui ha provato a scappare nascondendosi, ma si è ritrovato faccia a faccia coi terroristi, e per un’ora ha parlato con loro, ostaggio come altri, con un kalashnikov puntato addosso, mentre questi gli chiedevano di fare da intermediario con la polizia. ”Potevano uccidermi subito. Ma quando hanno cominciato a parlarmi, ho capito che forse dovevo vivere. Ci hanno chiesto se capivamo le loro ragioni, vi lascio immaginare il silenzio che è calato in quel momento”. ”Ci chiedevano di urlare agli agenti di non avvicinarsi, altrimenti si facevano esplodere. E poi volevano dei giornalisti”. Sèbastien ha poi pensato che forse volevano salvarsi la vita, negoziando con le forze dell’ordine, ma dopo aver visto la fine di molti altri ostaggi, ha capito che le speranze erano poche: ”In ogni momento una parola sbagliata poteva provocare la tua morte”, ha ricordato il ragazzo che pensa di essere nato ”una seconda volta”.

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