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Guerra all’Isis: ora cosa succederà?

Guerra all’Isis: ora cosa succederà?
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    Guerra all’Isis: ora cosa succederà?

    Parigi risponde alla strage subita lo scorso venerdì 13 novembre 2015, attaccando Raqqa, una delle sedi di addestramento dei terroristi dell’Isis. Nel frattempo cambiano le alleanze internazionali, a sorpresa l’America torna ad aprire un dialogo con la Russia e si prepara a una guerra che è già stata dichiarata e come ha annunciato il Premier francese François Hollande alla nazione: ‘La nostra vendetta sarà spietata’.

    Barack Obama, sbarcato in Turchia per il G20, ha annunciato chiaramente che offrirà il suo appoggio alla Francia, in Siria: ‘L’Isis va eliminato, bisogna raddoppiare gli sforzi della coalizione’. E’ nel corso della notte, infatti, che 12 caccia francesi, sostenuti dall’intelligence americana, hanno bombardato Raqqa, la capitale del Califfato. Proprio qui sarebbero stati addestrati alcuni dei kamikaze della strage di Parigi.

    Con quella che è stata definita una ‘pioggia di fuoco’, sono stati rasi al suolo una struttura di reclutamento, depositi di munizioni e un campo d’addestramento. E per il momento non si registrano vittime tra i civili.

    A sorpresa nella coalizione anti Isis decide di aderire anche il leader russo Vladimir Putin, che nell’opulenza della location selezionata per il G20, si è intrattenuto con Barak Obama per ben due volte.

    La strage di Parigi ha certamente seminato il terrore, tuttavia è stata capace di smuovere e rivoluzionare gli equilibri e le alleanze internazionali. E’ in quest’ambito che nasce l’impegno comune di Washington e Mosca: ‘L’imperativo è risolvere il conflitto in Siria’.

    Ed è così che anche il G20, un summit che avrebbe dovuto occuparsi esclusivamente di clima, crescita e controlli finanziari, cambia veste e si occupa di lotta al terrorismo.

    L’unione tra i Grandi del mondo occidentale è frutto anche delle altre recenti stragi: l’aereo abbattuto sul Sinai con 224 turisti russi e i 109 morti di Ankara di poche settimane fa.

    Anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha mostra la sua totale solidarietà all’impegno internazionale: ‘Da questo summit deve arrivare una risposta forte e dura all’Isis’.

    Dal G20 emergono dunque le prime ipotesi d’azione, come l’aumento delle misure di controllo negli aeroporti e alle frontiere, e il congelamento degli asset finanziari dei terroristi.

    Dal canto suo Matteo Renzi si è mostrato più morigerato: ‘Serve saggezza, buonsenso ed equilibrio, non isteria’ e aggiunge: ‘Certo, il cuore va a Parigi, ma bisogna usare la testa e non la pancia. Non si devono compiere raid spot senza una strategia complessiva. Si rischia di commettere gli stessi errori che sono stati compiuti in Libia’.

    Ma la vera rivoluzione, post strage, è la ferma volontà degli Stati Uniti di voler collaborare con la Russia, in una chiara guerra contro l’Isis: il secondo incontro tra i due leader, al G20, sarebbe durato trenta minuti, alla sola presenza dell’interprete russo e delle telecamere.

    Poco dopo, in un comunicato, Obama fa sapere che l’incontro è andato benissimo ed è stato molto fruttuoso. Pare che abbia elogiato il modus operandi di Putin in Siria e si impegna apertamente a collaborare per ‘risolvere definitivamente il conflitto siriano’.

    Lo scenario internazionale sembra ormai chiaro: l’America esce dal muro di gomma e si allea con la Russia, in una lotta, contro l’Iisis, che non si può certo sconfiggere da soli.

    A questo punto diventa fondamentale anche azzerare i finanziamenti al Califfato e rafforzare l’alleanza con l’Arabia Saudita, per fortificare l’offesa contro lo Stato Islamico.

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