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Muri che separano i popoli: i simboli della divisione

Muri che separano i popoli: i simboli della divisione
da in Corea del Nord, Corea del Sud, Israele, Medio Oriente, Mondo, Palestina, Politica estera, Stati Uniti d'America, Unione Europea, Ungheria
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 28/10/2015 17:46

    Nonostante viviamo nell’era della globalizzazione, i muri che separano i popoli nel mondo sono ancora ben usati dai governi per ”difendere” confini territoriali, o contrastare il flusso di persone e quindi l’immigrazione, dividendo di fatto i popoli delle città del mondo. Un recente esempio viene proprio dall’Europa , che sembra aver cancellato in pochi mesi la sua identità di unione di Stati (se mai c’è stata al di fuori delle banche e delle regole economiche). Di fronte al più grande esodo di profughi, in arrivo dal Medio Oriente come dall’Africa, si è chiusa innalzando in alcuni casi veri e propri muri con tanto di filo spinato. Lo ha fatto l’Ungheria di Viktor Orban, che ha chiuso la frontiera con la Serbia e che ora ha iniziato a costruire un altro muro al confine con la Croazia, scatenando le ira di mezza Europa. Germania e Austria, dopo aver aperto ai profughi, hanno dovuto rimettere i controlli alle frontiere per far fronte al massiccio flusso di gente che continua ad arrivare, con ogni mezzo. A spingere migliaia di persone, uomini, donne e bambini, c’è solo la forza della disperazione. Nessun muro li potrà fermare, nessuna frontiera potrà negare a padri e madri di dare una vita senza violenza e morte ai loro figli. Così, l’Europa che pianse la morte del piccolo Aylan, il bimbo siriano annegato a 5 anni sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, oggi non si dispera per la morte di una bambina siriana di 4 anni, annegata tra i flutti del mare sulla costa di Cesme, nella provincia occidentale di Smirne. Oggi, le istituzioni europee sono impegnate a litigare tra loro o, in alcuni casi, a costruire muri che continuano a uccidere. Vediamo di seguito quali sono i muri più tristemente famosi della storia.

    Anche l’Austria ha annunciato che ha intenzione di costruire un muro lungo la frontiera con la Slovenia, nel tentativo di monitorare e rallentare il flusso migratorio, che nell’ultimo periodo è diventato sempre più intenso e violento. A dichiararlo ufficialmente è stato il ministro dell’Interno di Vienna, Johanna Mikl-Leitner.

    Sia l’Austria che la Slovenia fanno parte dell’accordo di Schengen, che prevede l’abolizione dei controlli alle frontiere, a tal proposito, il ministro ha garantito: ‘Si tratta soltanto di garantire un ingresso ordinato e controllato nel nostro Paese, non certo di chiudere la frontiera’.

    Mirkl-Leitner, facente parte del partito conservatore che attualmente è al governo insieme ai socialdemocratici, ha inoltre sottolineato quanto sia importante prendere ora dei provvedimenti netti e duraturi: ‘Sappiamo che nelle ultime settimane i gruppi di migranti sono diventati sempre più impazienti, aggressivi e tesi: se c’è gente che preme da dietro, con bambini e donne intrappolati nel mezzo, c’è bisogno di misure stabili e definitive’.

    Attualmente il ministro non ha fornito maggiori dettagli circa l’entità del muro che andranno a costruire, tuttavia sulla stampa austriaca si legge che sarà lungo diversi chilometri.

    Del resto, già la scorsa settimana, il ministro dell’Interno aveva creato scalpore con la sua dichiarazione shock di voler creare ‘la nuova fortezza d’Europa’.

    Momenti sempre più difficili per l’Ue, che dopo il muro in Ungheria, ne vede in costruzione un’altro al confine tra Austria e Slovenia.

    Dall’inizio della cosiddetta Intifada dei coltelli, la polizia israeliana ha chiuso 11 strade a Gerusalemme, mentre nella zona Est sono stati aumentati i chek point. Sul muro mobile eretto domenica 18 ottobre, il portavoce del ministero degli Esteri Emanuel Nahshon aveva spiegato che ”Non ha valore politico. È solo uno degli aspetti in più delle nostre misure di sicurezza”, aggiungendo che ”Israele ha preso misure di sicurezza in modo da garantire la massima sicurezza ai suoi cittadini”. La decisione di innalzare una parete mobile a Gerusalemme per dividere il quartiere arabo di Jabel Mukaber da quello ebraico di Armon HaNatziv aveva provocato proteste anche all’interno dello stesso governo, perché la Città Santa per Israele è considerata ”indivisibile”.

    Tra i muri più tristemente famosi al mondo c’è proprio il muro che Israele ha costruito lungo il confine con la Cisgiordania. Il progetto risale al 1995, ma viene ripreso nel 2002 all’epoca della Seconda Intifada da Ariel Sharon e completato in breve. La barriera, realizzata in blocchi di cemento alti 8 metri, è stata definita illegale nel 2004 dalla Corte Internazionale dell’Aia.

    L’Ungheria ha costruito il muro al confine con la Serbia per fermare il transito di migranti: lungo 175 chilometri, chiuso con una rete alta 4 metri e dal filo spinato, a oggi rende il Paese di Viktor Orban quasi impossibile da attraversare. Al muro si aggiungono le nuove leggi sull’immigrazione per cui ogni persona che valica il confine magiaro senza un documento che attesti il suo status di rifugiato o in maniera irregolare, viene fermato e, nel caso arrestato. Gli scontri tra Polizia e profughi, la chiusura delle frontiere, gli arresti: tutto ha contribuito a inasprire la tensione anche con i Paesi vicini. Il flusso di persone non si è fermato, ma si è spostato verso la Croazia che, a sua volta, ha dovuto chiudere le frontiere perché al collasso. In più, il governo di Budapest sta iniziando la costruzione di un secondo muro proprio al confine croato. La barriera voluta da Orban è però solo l’ennesimo muro che divide i popoli. Come ha ricordato il Washington Post, a oggi se ne contano 45 in tutto il mondo.

    L’Ungheria non è l’unica nazione europea ad aver costruito un muro per fermare il flusso migratorio. La Bulgaria ha infatti iniziato a realizzare un muro al confine con la Turchia nel 2013: a oggi sono stati completati 30 dei 160 chilometri totali.

    Spagna e Marocco sono divise dal muro che circonda le enclave iberiche in territorio marocchino Ceuta e Melilla. Costruito nel 1990, ha reti alti fino a 7 metri che nel 2000 vennero rinforzate con contributi dell’Unione Europea. La barriera è lunga 8 chilometri a Ceuta e 12 a Melilla ed è controllata con telecamere e sensori, oltre a essere difesa da filo spinato e guardie armate. Questo però non ha mai fermato i migranti che ciclicamente tornano a prenderlo d’assalto, nella speranza di entrare in territorio spagnolo e quindi europeo.

    Dal 1973 un muro separa i ciprioti dai turchi a Cipro. Chiamata Green Line, la barriera è lunga 180 chilometri e corre lungo l’asse nord-sud da Kokkina a Famagusta. Il muro passa anche dalla capitale Nicosia.

    Detta Muro di Tijuana o muro messicano, la barriera che separa Stati Uniti e Messico è la più lunga al mondo e corre lungo il confine tra i due Stati per oltre 3mila chilometri. Realizzato nel 1994 e rinforzato nel 2006, è costantemente pattugliato. Il presidente Barack Obama ha deciso nel 2010 di puntare sulla tecnologia per il controllo delle frontiere, bloccando nuovi lavori di potenziamento.

    India e Pakistan, entrambi potenze nucleari e nemici storici, sono divise da un muro di filo spinato lungo il confine nel Kashmir. Lungo circa 1400 chilometri, è stato potenziato nel 2003: la sua realizzazione è stata voluta dall’India in linea ufficiale per fermare i terroristi, ma in realtà per fermare i flussi di migranti in arrivo dal Pakistan.

    Un muro separa da oltre 60 anni Corea del Nord e Corea del Sud lungo il 38esimo parallelo, la linea di armistizio decisa alla fine della guerra nel 1953. La barriera attraversa villaggi, città, strade, fiumi e campagne, è lunga 250 chilometri e larga 4: la zona, demilitarizzata e ufficialmente chiamata Joint Security Area, è nota come “no man’s land”, cioè terra di nessuno.

    Un muro divide il territorio conteso tra Marocco e Fronte Polisario, nel Sahara. Terminato nel 1987 e noto anche come Berm, è una struttura difensiva vera e propria, composta da sei diversi muri, bunker, fossati, filo spinato e mine: lungo circa 2.700 chilometri, da anni è chiamato il “muro della vergogna” dalle istituzioni internazionali. Secondo le ultime mappe dell’Unhcr, una parte del muro interessa anche il territorio appartenente alla Mauritania.

    Il conflitto in Irlanda del Nord ufficialmente è terminato, ma nel paese rimangono le cosiddette “peace lines“, linee di pace che negli anni si sono trasformati nei “muri dell’odio”. Le costruzioni infatti hanno separato per decenni cattolici e protestanti e sono diventati simboli della guerra che ha insanguinato Belfast. Dopo l’accordo di pace del 1996, si era parlato di una loro distruzione, ma ancora oggi se ne contano una ventina.

    Nel 2009 a Rio de Janeiro viene innalzato un muro alto 3 metri e lungo 11 chilometri che separa le favelas dalla zona più ricca della città. La decisione venne presa per “contenere l’espansione delle costruzioni abusive in aree preservate di vegetazione“, come specificarono all’epoca le autorità carioca. A oggi, il muro rimane e separa di fatto i poveri dai ricchi.

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