Isis: donne rapite, uccise e stuprate. E alcune scelgono il suicidio

Isis: donne rapite, uccise e stuprate. E alcune scelgono il suicidio
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Ultimo aggiornamento: Venerdì 30/10/2015 15:09

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    Centinaia di donne, ragazze e anche bambine sono quotidianamente rapite dai terroristi islamici dell’Isis e ripetutamente violentate, torturate, umiliate, vendute o addirittura regalate da un miliziano all’altro, se non uccise. Per scampare a tutto questo molte decidono di suicidarsi. I primi testimoni già dal 2014 hanno iniziato a raccontate queste storie, spiegando come, ad esempio, le donne yazide hanno in molti casi preferito uccidersi piuttosto che affrontare la vergogna dello stupro nelle loro stesse comunità famigliari. L’ex deputata irachena Ameena Saeed Hasan, tramite la Cnn, ha raccontato di avere le prove di almeno un centinaio di suicidi: ”Ho le foto di alcune di queste ragazze che si sono ammazzate, quando hanno perso la speranza di essere salvate e quando l’Isis le ha vendute e stuprate più volte”. Ecco come vengono trattate le donne dai miliziani dell’Isis.

    L’Isis interpreta il Corano in maniera piuttosto estrema, distorta e maschilista per quanto riguarda le donne, i jihadisti credono che rapire e abusare di donne non musulmane sia lecito e consentito. Le donne ‘infedeli’, spesso accusate di stregoneria, sono costrette a ”convertirsi all’Islam o morire”. Ma la conversione forzata non migliora le loro condizioni, sono comunque violentate, trattate da schiave (è stato pubblicato persino un manuale al proposito) e vendute o costrette a sposare un miliziano. Per quelle musulmane che invece accettano la jihad del sesso, le donne ”vengono usate da 20, 30 o 100 ribelli, prima di tornare in patria con il frutto di questi contatti sessuali”. Il mufti di Tunisi ha definito questa pratica una vera e propria forma di prostituzione che coinvolge anche ”ragazzine di 13 anni che partono per il fronte”. I figli nati da queste unioni sono legittimi perché con la Jihad Al-Nikah il matrimonio dura solo poche ore, solo per consumare l’atto sessuale. Grazie a questa attestazione formale, quindi, alcuni giuristi islamici considerano lecito agire così perché non si infrangono regole religiose. LEGGI ANCHE>>>Stuprata e operata 22 volte per tornare a essere vergine

    Il matrimonio è uno dei pilastri dello Stato Islamico. Le donne siriane o irachene sono conquiste sessuali, e vengono costrette con il ricatto a sposare i miliziani di Al Baghdadi. Isis ha creato da subito un ufficio per i matrimoni e gli uomini della brigata Al Khansaa, nota per torturare le donne se non osservano le regole della sharia, fanno ricognizioni nelle case di Mosul e dicono ai jihadisti quali ragazze non sono ancora sposate. Spiega Yanar Mohammed, attivista irachena e a capo dell’Organization of Women’s Freedom in Iraq: ”Così i miliziani si presentano alla porta della famiglia della donna chiedendo dei soldi. Se i parenti non sono in grado di pagare allora si portano via le giovani per sposarle. Decine di famiglie non hanno avuto scelta”.

    Sul quotidiano turco Hurriyet sono state pubblicate alcune interviste realizzare nei campi profughi del Kurdistan iracheno dove molti cristiani perseguitati e donne yazide sono riuscite a fuggire. Le storie di queste giovani vittime sono tutte simili ed orribili. Bahar, 15 anni, è stata comprata con le cugine Nawin e Hadiya di 19 e 24 anni, da un aguzzino saudita, sposato. ”Ci picchiava tutti i giorni, la notte ci violentava. “Abbiamo fondato il califfato per diffondere l’islam, quindi dovete convertirvi”, ci ha ordinato. Abbiamo accettato per non morire. Gli Yazidi son infedeli - diceva il miliziano – siete di nostra proprietà”. Poi la sorte delle ragazze è cambiata dopo la fuga, ma sono in molte a non riuscire a scappare al sadismo dei tagliatori di teste. Cosi Rudeyna, 10 anni: ”hanno fatto cose brutte con me, ha detto a Hurriyet, sono la gente più cattiva del mondo”, mentre Leyla è stata comprata con un’altra ragazza da un jihadista che l’ha portata a Husaybah: ”Mi ha violentata per 4 giorni, ammanettata. Poi mi ha venduta a un egiziano” che anche lui ha abusato di lei ripetutamente: ”L’ho supplicato di non farlo ma rispondeva “sono gli ordini del nostro califfo al-Baghdadi”.

    Ci sono anche ragazze occidentali (americane, europee ma anche australiane) che hanno raccontato cosa le ha spinte ad unirsi ai jihadisti dello Stato Islamico. Ad attirarle nei territori occupati è la promessa di una ”società perfetta”, un’ideale romantico che si affianca però a qualcosa di molto più pratico, ovvero al sostegno economico che ricevono in caso di morte del marito. Il problema è che quasi tutte si ritrovano subito incinte, date in spose a miliziani che le segregano a casa. Se sono circa 500 le donne occidentali in Siria, molte di più sono quelle che siedono davanti al computer vivendo in modo virtuale la loro identità musulmana. Per Melanie Smith dell’Istituto per il dialogo strategico sono soprattutto solitudine e alienazione, il sentirsi estranei nel proprio paese a spingere le giovani occidentali verso l’ideologia jihadista. Un’ideologia dietro la quale, sottolinea Katherine Brown del King’s College, si nasconde un impulso totalitario. APPROFONDISCI>>>La frustrazione sessuale alla base del reclutamento

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