L’Italia entra in guerra contro l’Isis, ma perché bombarda l’Iraq e non la Siria?

L’Italia entra in guerra contro l’Isis, ma perché bombarda l’Iraq e non la Siria?
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    L’Italia entra in guerra contro l’Isis, ma perché bombarda l’Iraq e non la Siria?

    E’ ufficiale, anche l’Italia è entrata in guerra contro l’Isis ma in tanti si chiedono perché bombarda l’Iraq e non la Siria? Il contributo dell’Italia alla coalizione contro lo Stato islamico, formata da oltre 60 Paesi, consiste in 530 uomini, due aerei Predator (che si pilotano a distanza), un KC 767 (che serve per i rifornimenti in volo) e 4 Tornado che, se inizialmente sono serviti per missioni di ricognizione e sorveglianza, assumeranno le loro piene caratteristiche di cacciabombardieri e colpiranno direttamente i bersagli individuati in base alle nuove regole di ingaggio. Ma quali sono i motivi per cui l’attività italiana è legata prevalentemente all’Iraq e non alla Siria?

    La missione italiana si chiama ‘Prima Parthica‘, dal nome di una legione romana creata nel 197 dall’imperatore Settimio Severo la cui presenza in Medio Oriente è accertata sino agli inizi del V secolo. I Tornado italiani che partecipano alla coalizione occidentale contro l’Isis in Iraq avranno nelle prossime ore l’incarico di svolgere missioni di bombardamento in zone selezionate in accordo con il comando americano.

    Da quello che si apprende in merito al progetto di bombardare l’Iraq e non la Siria, si è arrivati a questa conclusione dopo che le autorità governative irachene hanno esplicitamente chiesto all’Italia di intervenire sul campo, fornendo quindi una sorta di ”richiesta legale” di un atto di forza sul territorio. Una ”giustificazione” che non si sarebbe potuta usare se ad essere bombardata fosse stata la Siria.

    L’attività italiana è legata prevalentemente alla presenza dei carabinieri, in particolare, attraverso la formazione delle forze di sicurezza curde e irachene, soprattutto a Baghdad ed Erbil. In quest’ultima città, in particolare, l’Italia impiega al momento 200 militari, di cui 120 istruttori. I corsi che vengono svolti a favore dei peshmerga sono: formazione basica di fanteria; addestramento all’uso del sistema controcarro Folgore, addestramento all’uso dei mortai e dell’artiglieria, corso per tiratori scelti (snipering), primo soccorso, counter Ied (individuazione di ordigni artigianali). Ma i militari italiani sono inseriti a diversi livelli negli staff di comando della coalizione.

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