Acqua su Marte e non in Africa: perché si investe per trovarla su altri pianeti e non sulla Terra?

Acqua su Marte e non in Africa: perché si investe per trovarla su altri pianeti e non sulla Terra?
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    Acqua su Marte e non in Africa: perché si investe per trovarla su altri pianeti e non sulla Terra?


    La Nasa ha svelato un mistero “spaziale” relativo alla missione esplorativa su Marte. Nel corso della conferenza stampa trasmessa in diretta streaming sul sito ufficiale della Nasa, dal quartier generale di Washington, lo studente che scoprì segni della presenza di acqua su Marte, Lujendra Ojha, ha affermato che appena sotto la superficie del Pianeta e in diversi punti ce ne sono tracce.

    Finora, sul Pianeta Rosso è stata rilevata ai poli una forma ghiacciata di acqua, in un contesto da sempre definito come ostile alla vita, in marzo gli scienziati hanno diffuso la notizia che un tempo un oceano copriva un quinto della superficie di Marte, profondo vari km in alcuni punti. Ma quanto costano questi tipi di ricerche? Ha davvero senso spendere soldi per cercare acqua su altri pianeti quando nei Paesi del Terzo Mondo si muore ancora per la mancanza di questa?

    Solo per citare un esempio, il robot Curiosity della Nasa inviato su Marte per indagare le condizioni del pianeta, è costato circa 2,5 miliardi di dollari per il suo viaggio nello spazio in quanto il dispositivo pesava quasi una tonnellata ed era grande quanto un’automobile.

    La questione della “spesa spaziale” è stato oggetto di discussione anche nel lontano 1970 fra il direttore scientifico Nasa Ernst Stuhlinger e una suora missionaria in Zambia: lo scienziato rispose a una lettera della religiosa nella quale chiedeva lui dove risiedesse la necessità di finanziare costose ricerche su Marte dopo la missione Apollo, quella che segnò la storia con il primo passo dell’uomo sulla Luna.

    Stuhlinger non se lo fece ripetere due volte e colse l’occasione per indirizzare alla suora un’accorata lettera in risposta, dove elencava anche nel dettaglio i costi delle operazioni spaziali: “Per rendere possibile questa spesa, lo statunitense medio con un reddito annuo di 10mila dollari paga circa 30 dollari con le imposte, per il programma. Il resto dei soldi, 9.970 dollari, rimangono per la sua sussistenza, per il pagamento di altre imposte, il divertimento e per i risparmi”, spiega il direttore scientifico, Il budget della NASA può essere organizzato solamente per la spesa di risorse legate direttamente all’aeronautica e allo spazio. Se questo budget non venisse approvato dal Congresso, i fondi proposti non utilizzati non diventerebbero disponibili per qualcos’altro, non sarebbero semplicemente prelevati dai contribuenti salvo la destinazione di quei fondi per l’espansione del budget di un altro ufficio o ministero”.

    Insomma, la Nasa non può farci nulla per la fame nel mondo e impiegherebbe i suoi fondi per fare il suo dovere nel puro interesse scientifico. Nulla di più? Non proprio.

    Ernst Stuhlinger spiega che le ricerche spaziali in realtà hanno un fine “superiore”, ovvero quello di trovare soluzioni, tecnologie e risorse applicabili ai problemi che affliggono il nostro Pianeta Terra, tradotto: sono soldi ben spesi e anche se non impiegati direttamente negli aiuti ai Paesi del Terzo Mondo, in un futuro che si spera prossimo potrebbero aiutare questi a ritrovare il benessere che ormai è andato perduto.

    Torniamo per un attimo al nostro Paese, all’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per la precisione: la missione Rosetta, durante la quale è stato spedito nel ’96 un lander sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko a 510 milioni di km dalla Terra, è costata 1,4 miliardi di euro. Secondo le stime non si tratta di una spesa particolarmente alta che è stata ripagata sul nostro Pianeta, offrendo lavoro a centinaia di persone coinvolte nell’operazione e conoscenze alla comunità scientifica per capire meglio come funzionano le comete, cosa succede quando la loro orbita le avvicina al Sole.

    L’ESA è finanziata grazie ad accordi con i suoi 20 stati membri: 18 Paesi dell’Unione Europea con Norvegia e Svizzera. Altri otto hanno accordi di cooperazione e anche il Canada collabora per alcuni progetti. In termini numerici, l’Italia è il terzo finanziatore ESA con un fondo di 400 milioni di euro (11,6%); al primo posto la Germania con 772,7 milioni di euro (21,7%), seguita dalla Francia con 747,5 milioni di euro (21,7%).

    Ogni Stato partecipa con una quota in proporzione al proprio PIL e il budget 2013 dell’ESA era di 4 miliardi di euro l’anno, mentre la missione è costata sì 1,4 miliardi di euro ma su 20 anni di attività, dal ’96 al 2015. Per cittadino, Rosetta è pesata circa 3,50 euro a tasca, circa 20 centesimi l’anno.

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