Annullamento matrimonio religioso: come fare? La nuova procedura voluta da Papa Francesco

Annullamento matrimonio religioso: come fare? La nuova procedura voluta da Papa Francesco
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 24/11/2016 07:17

    Come si fa ad annullare il matrimonio con la Sacra Rota dopo la riforma varata da papa Francesco? Le nuove norme decise da Bergoglio cambiano il processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità matrimoniale che in verità era rimasto identico dai tempi di Papa Lambertini e per tre secoli, fino ai giorni del Santo Padre gesuita. Dopo la riforma del diritto di famiglia voluta da Matteo Renzi che prevede la separazione in comune e il divorzio breve (leggi qui come funziona), anche papa Francesco ha deciso di portare una ventata di novità in materia. Il Pontefice ha redatto di libera iniziativa due documenti (Motu Proprio) in cui viene disciplinato l’annullamento del matrimonio. Anche se il Papa non ha eliminato l’esistenza dei processi ordinari, le nuove procedure date al Tribunale della Sacra Rota saranno più rapide e costeranno di meno ai fedeli. Ed è una piccola rivoluzione. Ecco cosa cambia.

    Per chiedere l’annullamento del matrimonio i coniugi devono essere in accordo e i motivi di nullità presentati davanti alla Sacra Rota devono risultare evidenti.

    Sarà il vescovo locale che deciderà sulla nullità, o annullamento, dei matrimoni. Il vescovo diocesano farà da giudice competente quando le ragioni della nullità sono evidenti o riguardano la mancanza di fede di uno o entrambi i coniugi.

    Se il vescovo stabilisce che si faccia un processo ordinario, dovrà celebrarsi entro un anno al massimo, e la sentenza sarà esecutiva da subito, anche in presenza di appello.

    Non ci sarà più bisogno di due sentenze conformi, ma basterà poi un solo grado di giudizio per arrivare all’annullamento.

    In caso di matrimonio non consumato, la dispensa può essere ottenuta senza processo.

    Fra le cause che determinano la nullità dell’unione: la mancanza di fede, la brevità della convivenza coniugale, l’aborto, una relazione extraconiugale, l’occultamento doloso della sterilità o di una grave malattia contagiosa o di figli nati da una precedente relazione o di una carcerazione, la violenza fisica inferta per estorcere il consenso, la mancanza di uso della ragione comprovata da documenti medici.

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