Perché l’Isis distrugge i monumenti e i siti archeologici?

Ecco cosa c'è dietro la follia iconoclasta del Califfato islamico

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    Perché l’Isis distrugge i monumenti e i siti archeologici? Sono diventati tristemente noti i numerosi video diffusi dai terroristi jihadisti che vogliono fare del mondo un anacronistico califfato islamico, e spesso ci si chiede cosa ci sia davvero dietro la decisione di devastare siti storici di importanza mondiale a livello culturale e radere al suolo un numero enorme di opere d’arte antichissime e preziosissime per l’umanità intera. Anche se la motivazione più semplice che spinge i fondamentalisti a devastare statue e monumenti ha a che fare con la religione, e col fatto che il Profeta Maometto ha vietato, tacciandola di eresia, la riproduzione delle divinità in figure umane e animali, lo Stato Islamico ha anche altri fini. Vediamoli

    Distruzione di idoli pagani

    Come abbiamo accennato, il motivo per cui lo Stato Islamico distrugge le statue di divinità dalla forma umana è la stessa che spinse i talebani a distruggere le statue di Buddha di Bamyan in Afghanistan. Maometto era un iconoclasta e distruggeva i ”falsi idoli” delle religioni concorrenti.

    Commercio dei reperti

    I jihadisti hanno interessi economici nel devastare i siti archeologici storici, dal momento che il valore dei reperti superstiti saccheggiati aumenta considerevolmente e i guadagni di questo commercio servono a finanziare l’acquisto di armi per i terroristi che agiscono in nome del Califfato.

    Propaganda

    Come in Arabia Saudita il governo ha provveduto a cancellare le tracce delle civiltà precedenti la venuta di Maometto, il Califfato di al-Baghdadi offre una visione del mondo anacronistica, e i jihadisti fondamentalisti pensano di vivere il presente come 2mila anni fa, manco fossero in lotta contro romani e greci.

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