Come i coreani vedono l’Italia e gli italiani

Come i coreani vedono l’Italia e gli italiani
Giornalista, videomaker e sportivo in Corea del Sud, Mondo
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Lunedì 31/08/2015 in Corea del Sud, Mondo
    Come i coreani vedono l’Italia e gli italiani

    La bandiera italiana sventola spesso a lato di quella di casa in Corea del Sud, non so se è stato solo un caso, ma ho notato questa curiosa vicinanza in più occasioni. Era successo anche in occasione delle celebrazioni del sessantesimo anniversario della fine della Guerra, con il tricolore che era a contatto con la Taegeukgi (태극기) ossia il simbolo del paese – comprensivo del Nord – disegnato nel 1882 dall’ambasciatore in Giappone Bak Yeong-hyo durante il regno dell’Imperatore Gojong. È facilmente riconoscibile dallo yin e yang rosso-blu con positivo e negativo che vorticosamente si fondono l’uno nell’altro senza fine, con tutte le cose dell’universo in equilibrio; i “trattini” ai vertici simboleggiano ||| Forza (건) il cielo, |¦| Radianza (리) il fuoco, ¦|¦ Gola (감) acqua e ¦¦¦ Campo (곤) terra. Quali sono i rapporti tra Italia e Corea, come ci vedono?

    Iniziamo con due paragrafi più seriosi, su relazioni istituzionali e culturali, poi dopo si andrà più lisci. I primi italiani a sbarcare in Corea del Sud di cui si ha ufficiale traccia sono stati i missionari cattolici sbarcati da Cina e Giappone alla fine del XVI (vedi capitolo sulla religione). Nell’agosto 1866, l’Ammiraglio di Savoia volle iniziare a intavolare relazioni diplomatiche con la dinastia Joseon presso il Porto di Wonsan a bordo della nave commerciale “Vettor Pisani” ed emise richiesta formale. Ma è del 26 giugno 1884 il primo Trattato di Amicizia, Commercio e Navigazione tra il Regno Joseon e il Regno d’Italia. Si aprì il Consolato del Regno d’Italia a Seoul che nel 1902 vide a accomodarsi sulla poltrona il Tenente di Vascello della Regia Marina Carlo Rossetti (succeduto in tutta fretta all’improvvisamente dipartito Francesetti di Malgra’). Nonostante occupò l’incarico per appena 7 mesi, raccolse centinaia di fotografie e i suoi scritti sono ancora considerati un patrimonio preziosissimo per comprendere la società, l’economia e la cultura della Corea di inizio secolo scorso. Il trattato venne interrotto nel novembre 1905 a seguito della Guerra Russo-Giapponese

    Finalmente libera dalla colonizzazione giapponese nel 1945, la Corea diventò Repubblica nel 1948, ma la pace durò poco perché due anni dopo scoppiò la Guerra di Corea e fino a due anni al termine del conflitto, l’Italia fu presente con un ospedale da campo quando ancora non era membro delle Nazioni Unite. Le relazioni diplomatiche ripresero il 24 novembre 1956 e portarono all’apertura di Ambasciate in ambo i paesi l’anno dopo, con la Dichiarazione Congiunta tra la Corea del Sud e l’Italia del 16 aprile 1959.
    120 anni dopo il 1884, ossia nel giugno del 2004, si celebrò la prima Edizione del Forum Corea-Italia con la seconda edizione che si è tenuta l’anno scorso (vedi sotto).

    A Seoul, c’è l’Istituto Italiano di Cultura che è un’agenzia ufficiale istituita dal governo italiano e che connette Università e Accademie nei due Paesi, appoggia e sostiene l’organizzazione di eventi e mette a disposizione tante risorse sia per i coreani interessati all’Italia sia agli italiani in Corea. Sul sito ufficiale e sulla pagina Facebook si può rimanere aggiornati in merito alle conferenze, esibizioni, simposi e concerti presso l’istituto e non solo. Infine, vengono organizzati anche corsi di lingua italiana.
    Prima si faceva riferimento ai 120 anni delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, ebbene per i 130 anni (e poco prima della visita in Italia del presidente Park Geun-hye) è stata allestita un’interessante mostra a Seul, presso la Biblioteca Nazionale, con un protagonista d’eccezione quale Niccolò Machiavelli con non solo dipinti e oggetti prestati dai maggiori musei italiani, ma anche tantissimi documenti consultabili anche in digitale.

    PS: foto Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con S.E. Lee Yong-joon, Ambasciatore della Repubblica di Corea.

    Bene, andiamo al nocciolo della vicenda: come veniamo considerati dai coreani? C’è molta curiosità intorno agli italiani e anche tanta simpatia anche se – da quello che ho percepito – non a livello della Turchia visto che il popolo dell’Anatolia e quello coreano sono “fratellati” per l’aiuto ricevuto durante la Guerra, in occasione della quale i soldati turchi erano infatti noti per la loro generosità e coraggio (sono morti di più di tutti in percentuale alla presenza sul campo). Nella foto c’è Alberto Mondi, uno dei protagonisti più amati del seguitissimo talk show Bijeongsanghuaedam (Una strana riunione) della Jtbc dedicato agli stranieri che vivono da molto in Corea e che si sono integrati. Lui è uno dei più carismatici e apprezzati.

    Ad ogni modo, ogni volta che ci si presenta e si dice che si è italiano si apre sempre un sorriso sincero sul viso dell’interlocutore, che subito racconterà di esserci stato (vedi sotto) o di avere un parente prossimo che ha calcato il nostro suolo, poi si discorre anche di cibo (vedi ancora più sotto). E le ragazze coreane come vedono i ragazzi italiani? Ci considerano come, ahi noi, in buona parte del resto del mondo. Non abbiamo una buona reputazione e alla fine siamo anche qui noti per la nostra passione per il gentil sesso. Come risaputo, questo curriculum ce lo portiamo sul groppone per gentile concessione dei disastri originati dalle generazioni precedenti di viaggiatori / lavoratori all’estero: non che ora non ce ne siano di questi individui, ma la percentuale è sicuramente meno abbondante. Inoltre qualcuno non dimentica la presenza dell’Italia nell’Asse con l’odiatissimo Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale, ma per fortuna il buon senso per un avvenimento comunque di 70 anni fa non pregiudica troppo il primo impatto.

    I coreani immaginano che in Italia camminiamo tutti eleganti e vestiti alla moda, soprattutto a Milano. In realtà il discorso è completamente opposto: è in Corea che la gente cerca sempre di essere decorosa e dignitosa in qualsiasi situazione e anche i lavoratori più semplici sono davvero ineccepibili per stile e semplicità. E non solo a Seoul. Chi ha bei soldi da spendere li investe in abiti e calzature che costano anche fino a 3-4 volte in più dato che devono essere importate.

    L’altra parte del budget personale viene spesa soprattutto per cosmetici, che vengono utilizzati in grande quantità non solo del pubblico femminile. Quando vengono a conoscenza che in Italia gli uomini raramente si prendono cura di rughe e contorno occhi rimangono quasi scioccati, così come nello scoprire che è piuttosto scarsa la percentuale maschile di italiani che cambiano colore di capelli, abitudine invece molto diffusa nella penisola. C’è però qualcosa in cui siamo d’accordo al 100%, il cibo.

    Non c’è dubbio che il punto di contatto più forte tra questi due paesi sia il cibo: sia per i coreani sia per gli italiani sono soldi ben spesi quelli dedicati ad alimenti di qualità, c’è la passione per il cucinare e, ovviamente, per il mangiare. Ci sono sostanziali diversità nel metodo e nei tempi di fruizione (ma ne parleremo nel prossimo capitolo) tuttavia è una questione seria e di importanza campale.

    Un italiano che si trova a mangiare cibo coreano non troverà troppa difficoltà perché non ci sono alimenti così agli antipodi: ci sono sapori nuovi o insoliti, come il Kimchi, ma l’impatto è meno spiazzante che con altri costumi, soprattutto orientali. Anzi, sono convinto che sia un peccato che la cucina coreana sia così poco conosciuta da noi, perché potrebbe avere un buon successo. D’altra parte, condividiamo il ricercare un’esperienza slow più che fast, diamo massima importanza alle ricette tradizionali e agli alimenti di base e le specialità casalinghe.

    E così ci si ritrova spesso a parlare di cibo, anche mentre si mangia, e non si ha la concezione che il cucinare sia qualcosa da fare in fretta e senza troppa fatica solo per alimentarsi e senza badare troppo ai dettagli. Inutile specificare che in Corea ci siano tantissimi ristoranti italiani e che abbiano anche molto successo.

    I celeberrimi canali di home-shopping coreani, grazie ai quali si può acquistare di tutto, non potevano che offrire anche pacchetti turistici completi e ordinabili telefonicamente. Il programma di viaggio è qualcosa di angosciante perché in 7 giorni si possono visitare, con un triplo concentrato, 4 paesi europei come Germania, Francia, Svizzera e Italia. E spesso e volentieri il Bel Paese merita più della metà dei giorni così che al mattino si è a Roma e alla sera a Sorrento poi il giorno dopo a Firenze e quello dopo ancora a Milano. Finalmente ho capito perché frotte di turisti asiatici dormono in qualsiasi posto e posizione, abbandonati sulle panche dalle chiese o scomposti sui gradini dei monumenti: sono disintegrati dal jetlag, da trasferimenti di 400-500 km al giorno e scalette serratissime. Ma d’altra parte le ferie sono brevi e si devono spremere al meglio.

    Nonostante il viaggio ultra-espresso, conservano sempre bei ricordi dell’Italia, anche perché vedono il meglio e non hanno tempo di soffermarsi su quel che non ci rende particolarmente fieri. Se hanno occasione di fermarsi più a lungo, però, comprendono che non è tutto come da dolce vita e l’Italia inizia a rivelarsi per quella che é: un paese di una bellezza struggente, che sembra star avanzando a pieno regime verso la propria data di scadenza.

    Ecco, se c’è un argomento che conviene non evocare è quello dello scontro tra Italia e Corea del Sud alla Coppa del Mondo 2002 giocata proprio qui e in Giappone. Ci riferiamo, ovvio, alla criticatissima conduzione di gara dell’arbitro Moreno che, usando un eufemismo, ha vagamente aiutato i padroni di casa con l’apice del rigore su Totti che non solo non è stato concesso, ma ha portato anche alla seconda ammonizione (per simulazione) e alla successiva espulsione del pupone. Certo, gli azzurri non hanno giocato la loro miglior partita, però sarebbe stato meglio un confronto alla pari. Ad ogni modo, evitare categoricamente la questione con un coreano perché ci si mette subito in una posizione di guerra di trincea dalla quale è impossibile evadere. Se mai l’argomento dovesse aleggiare ed essere prossimo a concretizzarsi meglio glissare subito e cambiare discorso: “Ah sì, che partita. Comunque, 소주 주세요 mi passi un po’ di soju per favore?“.

    2017

    SCRITTO DA Diego Barbera Giornalista, videomaker e sportivo Segui autore:
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