Marò: il Tribunale internazionale di Amburgo chiede la sospensione delle procedure a Italia e India

Marò: il Tribunale internazionale di Amburgo chiede la sospensione delle procedure a Italia e India

    Un nuovo capitolo nell’intricata vicenda dei due marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, si è aperto ad Amburgo, davanti al Tribunale Internazionale del Diritto del Mare, con il primo verdetto sul caso dei due marò che sancisce che: ”L’Italia e l’India devono sospendere ogni iniziativa giudiziaria in essere e non intraprenderne di nuove che possano aggravare la disputa”. La decisione del Tribunale del Mare è stata presa con 15 voti a favore (tra cui il presidente del Tribunale), mentre i contrari erano 6. La motivazione della decisione risiede nella necessità di preservare i diritti delle parti. Quindi entro il 28 settembre Roma e New Delhi dovranno presentare un rapporto di ottemperanza con le misure previste. Sarà quindi la procedura arbitrale internazionale dell’Aja a decidere la sorte dei marò. E’ stata poi respinta la richiesta italiana sulle misure temporanee: ovvero non ci sarà il rientro in patria di Salvatore Girone, e la permanenza in Italia di Massimiliano Latorre, attualmente in convalescenza a casa dopo un malore. Di seguito: le richieste dell’Italia e le reazioni diplomatiche. LEGGI ANCHE: La storia completa del caso marò

    L’Italia aveva avviato la procedura per avanzare precise richieste su quanto successo alla Enrica Lexie e ai due fucilieri di Marina nel febbraio 2012. In particolare, in attesa dell’iter di costituzione della Corte arbitrale internazionale dell’Aia chiamata a risolvere il caso, il nostro paese aveva chiesto al tribunale di Amburgo che Latorre, già in Italia per le cure dopo un’ischemia, possa rimanere nel nostro Paese, e che Girone potesse rientrare: inoltre è stato chiesto all’India di cessare qualunque tipo di giurisdizione sul caso. A capo della delegazione italiana c’è l’ambasciatore Francesco Azzarello che ha aperto l’udienza presentando la posizione e le richieste italiane. L’intervento è stato particolarmente duro: l’ambasciatore ha accusato l’India di “disprezzare il giusto processo ritenendoli già colpevoli”, pur senza aver ancora incriminato i due fucilieri di Marina. Latorre e Girone, ha proseguito, si dichiarano innocenti, ma “nelle sue Osservazioni scritte l’India” definisce in molti punti parla chiaramente di “omicidio da parte di due Marine italiani di due pescatori indiani disarmati”. L’ambasciatore Azzarello ha sottolineato come l’India abbia “mostrato una particolare aggressività”, ma che l’Italia è “determinata a far valere le sue ragioni”. La richiesta alla Corte è diretta in particolare alle misure cautelari, prese nei confronti dei due marò fin dai primi momenti della vicenda. La delegazione italiana ha chiesto l’intervento del tribunale di Amburgo con “carattere d’urgenza”, a tutela dei due militari: il procedimento rischia di poter durare anche due anni, mentre la Corte arbitrale dell’Aia non sarà operativa almeno fino al 26 agosto. Da qui la richiesta urgente, per “scongiurare un danno grave e irreparabile”. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha assicurato l’impegno del governo per difendere le ragioni dei marò nelle sedi internazionali che sono state attivate.

    Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, almeno fino al 27 luglio, non è stato molto attivo nei suoi appelli sulla questione dei marò. In molti lo hanno definito un “Presidente silenzioso” e probabilmente questo “silenzio” è da attribuire alla natura del suo carattere. Non lo si sente intervenire spesso, ma sicuramente segue con molta partecipazione le vicende che interessano il nostro Paese. E infatti è intervenuto sulla vicenda dei marò, con queste parole: “L’Italia è un Paese pronto a proteggere i propri cittadini e che intende continuare a battersi con determinazione”.

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