La vita quotidiana in Corea: la casa, il lavoro, i servizi e la sicurezza

La vita quotidiana in Corea: la casa, il lavoro, i servizi e la sicurezza
Giornalista, videomaker e sportivo in Asia, Corea del Sud, Mondo
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Martedì 18/08/2015 in Asia, Corea del Sud, Mondo
    La vita quotidiana in Corea: la casa, il lavoro, i servizi e la sicurezza

    I coreani vivono nelle casette tradizionali, quelle come nella foto sopra (stile Hanok – 한옥) per intenderci, ormai solo nella campagna mentre nelle città e nei paesi anche non così grandi sono tutti palazzi. A differenza della maggior parte dei nostri condomini, che arrivano dai non così eleganti anni ’70, qui sono molto più nuovi. Da fuori sono un po’ inquietanti a dirla tutta, perché sembrano tristi blocchi di LEGO giganti da minimo 15 piani, ognuno con un numero tipo 101, 102, 201, 202, ecc… (che è un po’ come il numero civico del palazzo nel quartiere) e, spesso, con un grande logo del produttore (compresi i fanno-tutto-loro LG, Samsung, Hyundai). Dentro, però, offrono appartamenti molto spaziosi e confortevoli; mi è stato spiegato che si cerca di dare più attenzione al dentro che al fuori. Oltre ai palazzi ci sono abitazioni meno spaziose e in edifici più bassi chiamati curiosamente villa. Infine ci sono gli studio che sono dei monolocali soprattutto per studenti o per giovani lavoratori che possono essere davvero microscopici, anche quanto una normale stanza. Andiamo alla scoperta della vita quotidiana coreana.

    Tutti gli ingressi di praticamente tutti i palazzi/case coreani sono digitalizzati dunque senza serrature a chiave ma con un pannello con touchscreen oppure tastiera fisica e codice di sblocco. Funziona a pile. Ok, e quando si scaricano? C’è una piccola chiave, ma l’autonomia è assai lunga.

    La prima cosa da fare quando si entra in casa è togliersi le scarpe: solitamente l’ingresso è formato da una piccola porzione in piastrelle con mobiletto-scarpiera. In casa si sta scalzi, con calze o con ciabatte, ma mai con le scarpe.

    Una questione principalmente igienica dato che è vero che le scarpe sono il principale vettore di sporco e di germi: le indossiamo ovunque fuori, dalle strade ai bagni. La seconda è perché i coreani amano stare seduti/sdraiati sul pavimento (Ondol – 온돌 che si può tradurre come pietra calda, vedi immagine). D’inverno è caldo: sin dall’antichità il riscaldamento arriva dal pavimento, prima grazie a una stufa esterna a legna che convogliava il fumo e il caldo attraverso il pavimento – volendo in una rudimentale cucina interna alla capanna – e verso un camino di sfogo.

    Ora è tutto elettrico (qui l’elettricità è molto economica) con resistenze oppure ad acqua calda. In effetti è un vero piacere starsene seduti sul legno caldo così come dormirci la notte: buona parte dei coreani dorme in normali letti, ma si dorme anche a terra, applicando uno o più strati morbidi per non starsene con le ossa sul duro, la sensazione è gradevolissima. In generale, però, i coreani amano dormire su una superificie non soffice dunque anche i materassi sono molto rigidi (curioso che tutti i giudizi negativi degli stranieri su Booking a proposito degli hotel coreani sia incentrato proprio sulla durezza dei materassi).

    Il pavimento è dunque a legno, gli ambienti sono comunicanti tra loro e abbastanza aperti, con porte come le nostre più che per quelle scorrevoli. Il salotto è solitamente il posto più spazioso: negli appartamenti più piccoli vale anche da sala da pranzo con un tavolinetto basso da usare seduti a terra. I coreani amano riunirsi tra amici e famigliari e quando gli ospiti sono numerosi, la soluzione dei tavoli bassi e efficiente in termini di spazio. Visto il basso prezzo dell’elettricità, non ci sono problemi a usarla, anzi in generale non si fa molta attenzione agli eventuali sprechi e così, paradossalmente, d’inverno c’è una temperatura interna anche di 25 gradi e d’estate sotto i 20. Nei locali pubblici, uffici e centri commerciali si può dire senza problemi che d’estate faccia molto fresco e che una maglia ci starebbe bene. Il record l’ho percepito sulla metropolitana veloce dall’aeroporto di Incheon a Seoul con credo 16-17 gradi a luglio con venti tipo siberiani nel vagone.

    Tornando alla casa, il bagno è un po’ differente rispetto all’Italia: si entra e per forza di cose ci sono delle ciabatte di gomma (visto che si è scalzi) e l’elemento predominante è la doccia che ha un vano molto più grande rispetto a noi (vedi capitolo sui bagni pubblici per capire l’importanza del lavarsi per i coreani). E il bidet? C’è il fantastico bidet tecnologico! È montato del WC e si può controllare attraverso un pannello di comando stile astronave. D’inverno, scalda la seduta che è un piacere. Come funziona? Non appena ci si accomoda inizia la ventilazione che mantiene sempre l’aria gradevole all’olfatto. Dopo che si è fatto ciò che si doveva fare, si può azionare il fulcro del bidet ossia il sistema di pulizia. Bando alle ciance, sarò un po’ diretto: c’è il pulsante per lo scarico pesante (per uomini e donne) e quello per lo scarico leggero (solo per donne, che indirizza più verso il centro della seduta il getto). Ovviamente ho provato solo quello unisex e la prima volta è stato un po’ inquietante: un piccolo cannone esce dal bidet e fa partire un siluro d’acqua calda che mira al bersaglio; una sensazione a metà tra il curioso e il sentirsi vagamente violato. Però è efficace: si può regolare temperatura e intensità del getto. Premendo il tasto stop si placa il bombardamento. E inizia l’asciugatura tramite una ventola, anche qui regolabile.

    Per il resto, la casa è identica alla nostra, con sempre più abitazioni che scelgono tavolo e sedie per i pasti. Capitolo elettrodomestici: sono più grossi e cattivi, soprattutto il frigorifero è molto più accogliente dato che la cucina coreana necessita sempre di tanti ingredienti ed è costellata da side dishes. Il congelatore è altrettanto importante e la sua porzione è più grande rispetto a quella italiana. C’è poi un frigo per il kimchi (ne parleremo a tempo debito) che fa da scorta per tutto l’anno e che può essere usato anche per altri alimenti. Non manca mai il cuociriso che è in perenne funzionamento: se ne prepara tantissimo, poi si mangia un po’ per volta e questo macchinario non solo è programmabile (e a pressione), ma mantiene sempre tiepido il riso perché sia sempre pronto. Volendo, si possono cucinare anche porridge e alcune verdure. Completano il quadro il depuratore dell’acqua con dispenser e una serie di macchinari per la produzione di estratti, su tutti quello del ginseng.

    Quanto costa comprare una casa in Corea? I prezzi sono più alti rispetto a noi, ma c’è una formula che è diversa rispetto all’acquisto o all’affitto. Lo chiamano “whole rent” (전세 – Cheonse) ossia affitto pieno e consiste in un deposito di denaro da lasciare al proprietario per un tot di tempo terminato il quale lo si avrà indietro. Si parla di somme molto alte, circa il 70-80% del valore dell’immobile: il vantaggio è che si pagano solo le utenze (in generale basse) e dopo il tempo prefissato si avrà indietro il deposito. Come fa il proprietario a “vivere” con questo sistema? Solitamente sfrutta gli interessi bancari sulla somma depositata oppure la usa, a rischio, per investimenti. Ma visto che anche in Corea il mercato dell’immobile è un po’ in fase calante e che gli interessi bancari seguano il trend, si tende ad alzare il whole rent al 90% del valore dell’immobile scoraggiandone l’uso o eliminandolo del tutto.

    Più che in casa, il coreano vive sul posto di lavoro che se già normalmente anche da noi occupa buona parte della giornata, qui raggiunge livelli spaziali. La filosofia è quella della quantità prima ancora della qualità: soprattutto negli uffici è importante arrivare presto e andare via molto tardi. A volta capita di passeggiare alle 23 e trovare tante luci ancora accese, perché? Perché, soprattutto nelle grandi società, ci sono come team/divisioni interne oguna con un boss e tutte sono in competizione tra loro e più tempo si è a lavorare più si dimostra di essere attaccati al proprio obbligo.
    C’è però un particolare da sottolineare: parliamoci chiaro, in molti lavori il tempo effettivamente speso a fare ciò che si deve fare è meno della metà dell’orario del lavoro e così ce lo si spalma sulla giornata.

    Qui non è diverso e quando si entra alle 8 di mattina e si esce a mezzanotte che diavolo si fa tutto il tempo? Si fanno i fatti propri, c’è gente che studia lingue, fa altri lavori nel frattempo, insomma spende tempo.
    E spesso, dopo l’orario di lavoro, ci sono i social gatherings spesso e volentieri ad altissimo tasso alcolico. In buona sostanza si è obbligati a uscire e andare a bere col proprio team, facendo le ore piccole e ingollando litri di soju. Appena assunti è meglio parteciparvi sempre, dopo si può anche saltare, anche perché se si ha famiglia sarebbe bello farne anche parte. La Corea è lo stato in cui si beve più alcol al mondo e non è difficile accorgersene dato che dopo una certa ora si vedono zombie barcollare per le strade, spesso accasciati in pose sgraziate o russanti come falegnamerie sulle panchine. Per fortuna (anche loro) non sono molesti e la sicurezza della vita qui non li mette in pericolo. Certo, è sconfortante notare quanto si beva e quanto un po’ tutti non abbiano problemi a essere brilli praticamente ogni sera. Non solo tra i più giovani.
    Il tempo dedicato alle vacanze è molto breve e diluito nell’anno. Curiosità: se un giorno di festa nazionale cade di sabato o domenica, si recupera il venerdì.
    I guadagni sono molto alti, c’è da dire, mediamente anche 2 volte pari lavoro da noi e molte professioni che da noi sono poco pagate qui sono tra le più rispettate e onorate, come i maestri e professori. Tuttavia, per il tempo speso sul lavoro, per il costante stress e i ritmi allucinanti, è un grande problema sociale.

    In Corea del Sud non esistono tram o almeno non ne ho mai visti e ho visitato buona parte delle città. La metropolitana di Seoul è la prima per estensione al mondo infatti si può salire alla stazione centrale e uscire a una distanza incredibile, come spostandosi di un’altra regione in un’altra città. Come già spiegato, gli orari sono rispettati in modo ineccepibile anche per gli autobus che godono sempre di corsie preferenziali anche in autostrada. Treni veloci collegano Seoul e Pusan squarciando a metà la Corea in diagonale. Gli anziani oltre i 65 anni non pagano e hanno posti dedicati. Occhio alle halmeoni (nonne) perché quando devono passare sembrano dei carri armati e spingono e spostano chiunque senza troppi problemi. I costi dei trasporti pubblici sono contenuti così come quelli dei taxi: sono economici, tutti onesti e gentili, hanno una politica di prezzi trasparente e senza i troppi extra tipicamente italiani di qui e di lì che non si capisce mai quanto siano reali e quanto inventati.

    Il taxi è un mezzo molto usato, anche per spostamenti minimi e accetta sempre anche la carta di credito. I bus si pagano quando si sale, occhio però a pagare al massimo con banconote da 5000 Won (circa 4 euro) perché sopra questa cifra non è detto che l’autista abbia da cambiare.
    Inutile specificare che su bus, metro e treni sono tutti sempre con gli occhi sullo smartphone. Qui la TV digitale va piuttosto bene e così molti smartphone sono diversi dai nostri visto che includono l’apposita antenna.

    La sanità funziona in modo differente da noi, perché c’è un prezziario per ogni prestazione e si accede a uno sconto che va da 30 a 60% a seconda del proprio reddito. Dunque, se si è benestanti si avrà il 30%, se si è poveri il 60%. Gli anziani non pagano praticamente nulla e infatti sono sempre all’ospedale. Tuttavia, c’è la possibilità di sottoscrivere assicurazioni che coprono i costi medici e che non sono molto care come quelle americane: anche in questo caso, il costo delle assicurazioni dipende dal reddito personale. Ci sono molte “clinic” di medicina tradizionale, agopuntura su tutte. È patrimonio dell’UNESCO un libro (Dongui Bogam – 동의보감) che elenca tutti i metodi tradizionali per la cura di qualsiasi malanno in modo sorprendentemente efficace. Parlando di sistema medico si può fare un breve exursus nel mondo fiscale: la pressione è più bassa di quella italiana e c’è molta onestà dunque poca evasione. Di più: una tradizione coreana è quella di pagare in contanti se si è primi clienti della giornata di qualsiasi business (taxi, ristorante, parrucchiere…) strizzando l’occhio al fatto che la somma verrà diciamo trattenuta in toto. La carta di credito è utilizzatissima anche per piccole transazioni e ogni volta registra l’operazione. Se si paga in contanti si deve digitare il numero di cellulare su un pad e a fine anno c’è un rimborso sulle tasse.

    Uno dei pregi migliori della Corea del Sud è senza dubbio quello della sicurezza. Rarissimo leggere di omicidi o di furti, si ha sempre la sensazione di essere tranquilli, quasi come se si fosse perennemente all’interno di un aeroporto. Per questioni culturali, come vi abbiamo già raccontato, c’è molta onestà e tutti rigano dritto. Se da un lato questo è un po’ angosciante in quanto a mole di stress, dall’altro – per rendere l’idea – una donna può camminare a Seoul alle 4 di notte da sola senza problemi (volendo, c’è anche un servizio di “accompagnamento” a casa da parte di volontari, la pubblicità è ben visibile in metropolitana). I coreani parcheggiano e lasciano la borsa in auto o il navigatore GPS sul cruscotto; in treno lasciano la valigia anche chilometri lontana dal posto senza curarsene; entrano nei negozi e lasciano il trolley all’ingresso affacciato su una via pedonale trafficatissima. La prima volta che ho sperimentato questo ero un po’ diffidente, ma poi ho avuto la dimostrazione che non c’è alcun pericolo. Ripeto, questo non significa che sia al 100% immune da crimini, ma la percentuale è bassissima. Ed è forse questo ciò che fa sentire più la mancanza quando si torna in Italia, quel poter vivere al sicuro potendosi permettere anche alcune leggerezze o distrazioni che da noi sarebbero subito punite. – FINE QUINTA PARTE.

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    SCRITTO DA Diego Barbera Giornalista, videomaker e sportivo Segui autore:
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