I tempi della Corea: dalla burocrazia alla scuola ai mezzi pubblici

I tempi della Corea: dalla burocrazia alla scuola ai mezzi pubblici
Giornalista, videomaker e sportivo in Corea del Sud, Mondo
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Venerdì 14/08/2015 in Corea del Sud, Mondo
    I tempi della Corea: dalla burocrazia alla scuola ai mezzi pubblici

    Basta dire ppalli ppalli – 빨리 빨리 (veloce, veloce) – e si ha un modo di dire che descrive perfettamente come in Corea del Sud si vive alla massima velocità, senza attese e con il rischio di scatenare la belva nascosta dentro ogni coreano nel caso in cui avvenga un ritardo. Un articolo acquistato con attraverso l’home-shopping non arriva il giorno prestabilito (solitamente quello dopo)? Il centralino sarà subissato di telefonate di lamentele. Un documento non viene emesso entro pochi minuti o, nel caso di quelli più importanti, uno-due giorni? Si scatena un putiferio. Andiamo alla scoperta del tempo come viene inteso per i coreani in merito a burocrazia, famiglia, scuola e nella vita quotidiana.

    La burocrazia italiana, inutile nasconderlo, è un bradipo che si arrampica per rami sempre più sottili e pericolanti con una lentezza esasperante e più la velocità cala in modo inversamente proporzionale all’urgenza della situazione. Quella coreana è un’orca assassina che nuota a 55km/h e che, soprattutto, divora balene e squali bianchi essendo al vertice della catena alimentare, non ha paura di niente.
    Un piccolo esempio: quanto tempo serve e quanti documenti sono necessari per aprire un ristorante in Italia? Viene male solo a pensarci, in Corea? Basta un pomeriggio, come se si andasse semplicemente a comprare una marca da bollo da noi. Per il passaporto ci va una giornata, massimo due e molti uffici rimangono aperti fino alle 21 per facilitare il tutto. Per la patente internazionale, che in Italia è uno dei documenti più veloci da richiedere visto che si può fare tutto in un paio di giorni, qui bastano 15 minuti, quindiciminutiquindici. Stando un po’ qui ho capito perché la mia ragazza usciva fuori di testa per i tempi di attesa nostrani e la sua domanda rimbombava nel vuoto, senza trovare risposta: “Ma perché per un documento che, nella pratica, necessita di pochi minuti dovete aspettare giorni e giorni?”. A proposito della foto qui sopra: molti documenti si possono richiedere e ritirare all’istante direttamente col fai da te oppure si può anche sfruttare la piattaforma online e stampare da casa.

    Ebbene sì, anche in Corea gli italiani sono noti per essere mammoni, ma qui il discorso è un po’ diverso dalle insinuazioni e dalle provocazioni dei nostri cugini europei, perché si sottolinea più il discorso di dipendenza dalla madre che dal nido-famiglia. D’altra parte molti italiani sono “mammoni” per impossibilità di essere indipendenti economicamente che per vera volontà. Ad ogni modo, in Corea del Sud ci sono fasce d’età entro le quali raggiungere determinati obiettivi.
    A 23-24 anni si dovrebbe essere laureati, intorno ai 30 anni già con un buon lavoro e sposati e poco dopo con bambini. Soprattutto per il discorso matrimonio ora si è spostato il range di almeno 5 anni perché anche qui si tende a convolare a nozze più tardi e, di conseguenza, a figliare in ritardo rispetto a 20-30-40 anni fa. Una situazione piuttosto simile all’Italia. Quel che cambia è come avviene il tutto.
    In Corea del Sud la convivenza non è vista bene, anzi diciamo pure che è qualcosa di poco tollerato. Puoi decidere di stare in famiglia finché è necessario per questione di studi e per mettere da parte i soldi, ma o ti sposi oppure non se ne parla proprio. E non importa se sei buddista, cattolico, protestante o confuciano.
    Moltissimi giovani vivono da soli e proprio per questo motivo gli affitti e i costi degli appartamenti o degli studi (piccoli monolocali) sono in vertiginoso aumento, soprattutto nelle grandi metropoli. Dividere casa con amici/colleghi? Succede più con fratelli/cugini durante l’università oppure con amici molto stretti, ma dello stesso sesso (per carità!); difficile vedere situazioni come in Italia con coinquilini di varie età e sesso condividere lo stesso tetto.
    In sostanza, ci si sposa quando si ha un lavoro solido e basi economiche tranquille. Si lascia casa se si vuole frequentare un’università lontana, ad esempio a Seoul o Pusan oppure per questioni lavorative. In generale, da noi c’è più libertà e, come già spiegato, ci si fanno meno problemi e si viene meno giudicati.
    Piccola curiosità: visti i tanti single, una tradizione consolidata è quella degli appuntamenti organizzati dalla famiglia e/o dagli amici, qualcosa che esiste anche da noi, ma che qui è “utilizzata” molto di frequente. Vista la grande riservatezza dei coreani, ma anche vista la loro onestà che non bisogna confondere (solamente) con la troppa praticità, possono essere necessarie molte uscite prima di poter quantomeno imbastire una relazione e un minimo contatto fisico.

    I coreani mandano i bambini nel corrispettivo del nostro asilo nido e poi asilo vero e proprio nelle stesse fasce d’età italiane. La scuola elementare inizia a 6-7 anni, a seconda se si è nati all’inizio o alla fine dell’anno. Nota bene: viene considerato l’anno lunare e non quello solare, dunque ad esempio io sono nato il 27 gennaio 1984 e sarei andato in classe a 6 anni con quelli dell’83. Nota bene bis: quando si dice 6 anni si intende l’età italiana, quella coreana sarebbe 7 anni visto che quando si nasce, olpà ci si appioppa già un anno. Nota bene ter (l’età è un ginepraio!), per l’amor del vero, essendo il calendario lunare sempre un po’ in ritardo rispetto a quello solare, io che in Italia ho 31 anni in Corea ne avrei già 33 visto che uno lo aggiungo di default e l’altro me lo merito essendo di gennaio. Ok, ritorniamo alla scuola e riferiamoci agli anni italiani che si fa prima.

    • Si inizia a 6-7 anni e si frequenta per 6 anni la scuola elementare.
    • A 12-13 anni si inizia la scuola media che dura tre anni: non c’è un esame finale, ma esami a fine di ogni semestre.
    • A 15-16 anni si va al liceo, che dura 3 anni e che vede esami ogni semestre più un esame finale.
    • A 18-19 anni si va all’università che dura 4 anni (senza contare l’eventuale specialistica)
    • A 22-23 anni si è laureati

    In realtà, l’anno più delicato della vita dei coreani è l’ultimo del liceo perché viene completamente speso per prepararsi all’esame più importante di tutti, quello per l’ammissione all’università. Nella foto sopra, D-2 indica due giorni dall’esame. Come funziona? È un esame uguale per tutti gli studenti che crea dunque un ranking preciso e valido a livello nazionale. Anticipo ogni domanda: non ci sono brogli, è una classifica pulita. Forti (o deboli) del proprio ranking, gli studenti possono fare richiesta di ammissione alle università, puntando ovviamente a quelle più importanti. Queste, considerano il ranking e eventuali meriti e successi ottenuti a livello scolastico per accettare o meno.

    Si possono inviare richieste a tre diverse università, le migliori sono soprattutto a Seoul. Essere ammessi a una delle università top è determinante per l’intera vita visto che aprirà ai lavori migliori e, dunque, alle paghe più alte. Al contrario, frequentare un’universtià non così ben vista limiterà molto l’orizzonte.

    Gli studenti coreani sono tra i più preparati e appassionati al mondo, la dedizione dello studio parte dai genitori, che però devono mettere pesantemente mano al portafoglio per costruire un buon futuro al proprio figlio. In generale, si considera l’educazione ricevuta a scuola non sufficiente e soprattutto propedeutica all’università e così si pagano rette anche 100 volte più alte della scuola pubblica per studi privati durante le vacanze oppure nel dopo scuola. Essere uno studente in Corea è davvero impegnativo e raccapricciante.
    Un giorno stavamo camminando per Seoul, era domenica sera ore 20 e ero rimasto incuriosito dalle luci accese in un edificio che sembrava, appunto, una scuola. Così ho chiesto lumi. La rivelazione: sono studenti, probabilmente dell’ultimo anno, che si preparano all’esame di ammissione all’università. Probabilmente, l’ultimo anno del liceo coreano è quanto di più simile ci sia all’inferno sulla Terra: tutti i giorni si va a scuola e si studia, compresi sabato, domenica, vacanze invernali e estive. Si studia a scuola, poi nel doposcuola e poi nel dopo-dopo scuola e poi a casa. Praticamente il tempo libero è speso a dormire qualche ora. Il solo pensiero di essere nato in Corea e di essere stato obbligato a tutto ciò mette i brividi, probabilmente sarei diventato un serial killer o, comunque, psicopatico. Ogni mese si svolge una simulazione a scuola e si viene privatamente seguiti da docenti-tutor per il resto del tempo.
    Va da sé che sia un sistema un po’ stagnante perché se sei povero devi un po’ accontentarti, mentre se sei ricco accederai alle migliori istituzioni educative pubbliche e private. In un più l’università è geralmente molto cara, con quelle più importanti (qui sopra, la Sungkyunkwan che è stata fondata nel 1398) che sono care a livello spaziale. Certo, esistono borse di studio per studenti con pochi mezzi economici (finanziamenti che vengono modulati anche in base ai risultati intermedi), però è un cane che si morde la coda: la tua famiglia è ricca -> consegui gli studi migliori -> hai il miglior supporto privato -> alto ranking -> università migliori -> lavoro più ambito -> paga stellare -> i tuoi figli avranno studi migliori… ecc..
    Ah, sia ben chiaro: ogni anno perso per lo studio è una tragedia perché si entra dopo nell’ultracompetitivo mondo del lavoro coreano e si parte dunque svantaggiati. Immaginare corsi di studio ultradecennali a fronte magari di una laurea breve come in Italia è pura utopia. Ma accade anche qui: soprattutto negli ultimi anni. Sul lavoro, se si è laureati si avrà sempre uno stipendio più alto rispetto a un collega di pari qualifiche ma non laureato. In più, ogni anno il compenso ricevuto cambia perché, nel frattempo, sono passati 12 mesi e si sono acquisite più esperienza e più competenze. Il valore economico del tempo.

    In una società come questa, dove ogni attimo perso è un pezzo di anima che brucia, come pensate che funzionino i mezzi di trasporto pubblici? Sono ovviamente ultra-puntuali. Dai treni alle metropolitane agli autobus, si spacca il secondo/minuto e non si sgarra mai. E non sto a spiegare che le stazioni e i bus terminal siano i luoghi più puliti e sicuri dove stare, proprio come in Italia…

    Interessante notare che anche gli autobus che collegano città molto lontane tra loro siano sempre in orario. Come fanno, visto che si muovono non su rotaia separata ma in mezzo al traffico? Semplice, non solo hanno una loro corsia preferenziale e riservata in città, ma anche in autostrada. Solitamente è la nostra corsia di sorpasso, che viene “calpestata” solo dagli autobus. Corrono parecchio gli autisti coreani e sfrecciano alla sinistra di code chilometriche senza curarsene troppo, un bel servizio che compete alla grande col treno. Infatti, in Corea si usano molto i trasporti pubblici, che vengono incentivati dal governo e che muovono ogni giorno decine di milioni di persone con un meccanismo perfettamente oliato e collaudato.

    È comprendendo il ritmo di vita coreano che si può capire il perché di un’evoluzione tanto potente e veloce, tuttavia c’è il lato oscuro della vicenda ossia il costante stress che attanaglia la popolazione sin dalla più tenera età. Una costante pressione che quasi si può vedere starsene sempre aggrappata alle schiene, contando il tempo all’orecchio e, spesso, dando qualche calcio di incitamento nel deretano. Un sistema solido e compatto, che però si basa su fondamenta fragili e che vede, purtroppo, un gran numero di suicidi di persone che non reggono questo ritmo e vengono sopraffatte. Un problema sempre più attuale in Asia, soprattutto l’Asia “hitech”. – FINE QUARTA PARTE.

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    SCRITTO DA Diego Barbera Giornalista, videomaker e sportivo Segui autore:
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